Cosa mi aspetto da Paestum

13 Lug

Care amiche,
mi chiedo, in questa calda giornata di luglio, cosa mi aspetto da Paestum (pensando che allora sarà autunno). E mi accorgo che mi sarebbe più facile dire cosa non vorrei. Ma deliberatamente lascio perdere questo aspetto.
Invece vorrei:
– che fossimo tante, anche se questo complica il confronto e lo scambio. Tante, per segnare anche con il numero la nostra presenza;
– che fossimo di tutte le età, per continuare e/o avviare scambi tra conoscenze e esperienze diverse. Ho visto all’Agorà del lavoro di Milano che non è facile. E questo mi fa pensare che è importante far sapere il più diffusamente possibile che l’incontro di Paestum c’è, e che cos’è;
– che fossimo lì con un’autentica voglia di comunicare, il che non significa  solo “emettere”, cioè dire la propria, ma anche ascoltare e interloquire. Si può fare anche in gruppi grandi se si presta attenzione a non prendersi troppo spazio, se si esercita un po’ di autocontrollo, se si tiene fermo che ci troviamo per delineare orizzonti di libertà femminile (e anche maschile), non per segnare appartenenze o territori.
Ci sono dei piccoli ‘trucchi’ (meglio sarebbe dire delle induzioni attraverso il linguaggio) che aiutano a parlarsi in questo modo. Ad esempio, abolendo dal linguaggio il “sì, ma…”, le opposizioni “o-o“, il “sempre” e il “mai“.
– infine (solo perchè questo intervento mi sembra già troppo lungo per un blog) vorrei che Paestum restasse nella nostra vita come un momento dove sono circolate energia e positività. E che noi torniamo più consapevoli della forza che possediamo, per metterla in gioco nel quotidiano e agire il cambiamento.

Silvia Motta

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5 Risposte to “Cosa mi aspetto da Paestum”

  1. Patrizia Caporossi 31 luglio 2012 a 09:34 #

    Input (contributo/intervento) per Paestum: “Lavorare sul senso e sul valore della libertà femminile: non più trascurabile nè riducibile a un mero dato denotativo aggiuntivo. C’è lì concentrata la storia (rinata) della coscienza-di-sè che ha messo e mette in discussione e ridisegna tutto il simbolico occidentale. E’ questo che diventa insopportabile? Perchè di fatto anche traducibile nei (nostri) gesti quotidiani. Ma solo così si può ripensare e (ri)scorgere l’autenticità dell’essere (eticamente necessaria senza o con Dio) nella sua coniugazione vitale di genere per l’umana-unità”, contributo per Paestum (Patrizia Caporossi, la tuffatrice, Ancona, cfr. “Il corpo di Diotima. La passione filosofica e la libertà femminile, Quodlibet, 2009, 2011)

  2. marella narmucci 17 luglio 2012 a 10:07 #

    Mi domandavo, a proposito del coinvolgimento di donne (e uomini) di tutte le età, sarebbe bellissimo, costruttivo per tutte e ri-costruttivo di un tessuto perduto negli anni se, per far riappassionare le giovani donne (studentesse liceali o universitarie), si riusciva a pensare ad un modo per assicurarci la loro presenza a Paestum rivolgendosi a anche a qualche direttore didattico o insegnante/genitore rappresentanti d’istituto che all’apertura delle scuole a settembre possa farsi da portavoce per la partecipazione di ragazze dell’ultimo anno delle scuole superiori. L’ideale sarebbe anche che il gruppo promotore di Paestum crei una specie di “Task force” che pertecipi prima e dopo Paestum alle assemblee nelle scuole. Siamo noi che dobbiamo andare da loro! Pensiamoci.

    • adrianacorinnateresa 17 luglio 2012 a 13:44 #

      Ho dubbi sulla presenza di uomini, in questa sede specifica, ho dubbi sull’istituzionalizzazione (anche solo scolastica) dell’assemblea

  3. Adriana Perrotta Rabissi 15 luglio 2012 a 07:15 #

    Buona idea confrontare prima le aspettative, per evitare frustrazioni dopo.
    Condivid, ma ho bisogno di tempo per pensarci, poi dico anche io

    • Luisa Vicinelli Bologna 21 luglio 2012 a 21:42 #

      Io sto ancora cercando di capire se è mista o separatista.
      Qualcuna di voi lo sa ?
      grazie
      Luisa Vicinelli

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