Tra sud e nord, dalle Città Vicine

13 Lug

La Rete delle Città Vicine unisce nelle relazioni le donne del sud e del nord

Il 25 giugno scorso abbiamo partecipato a Roma, alla Casa internazionale delle donne, all’incontro preparatorio per l’incontro nazionale a Paestum del 5,6,7 ottobre prossimo. In quell’occasione, la prima per noi, abbiamo avanzato le nostre perplessità su quanto è stato scritto in merito al sud nella lettera “Primum vivere anche nella crisi: la rivoluzione necessaria – La sfida femminista nel cuore della politica”. Ci riferiamo, a quella parte della lettera dove si dice: “In particolare, sappiamo che alcune caratteristiche del sud – sia i beni sia i mali – hanno un’invadenza sulla vita e sul pensiero di chi lì abita che non può essere ignorata, né da chi vive in altri luoghi, né soprattutto dalle meridionali stesse”. Noi, infatti, non le ignoriamo, e anzi abbiamo una lunga esperienza politica nel sud che non vogliamo venga ignorata. Questa visione ci lascia non solo perplesse ma ci meraviglia, non perché non vediamo o non abbiamo coscienza che nel sud le condizioni materiali sono pesanti per molte donne e uomini, anche per noi stesse che siamo il sud, ma perché, nonostante ciò, in dodici anni di politica e di pratiche del simbolico, della differenza, con la Rete delle Città Vicine, ci sembra un modo non corrispondente al nostro lavoro e alla nostra politica.

C’è chi di noi che nel passato ha avuto esperienza nei partiti e nel sindacato dove quella visione aveva largo credito, e ce l’ha ancora adesso. Ci sembra che si tenda a riproporre un’immagine di un sud tutto uguale, tutto negativo dove le donne restano schiacciate e sono prive di libertà. Non è così. Nel sud, come nel resto del Paese, anche dal punto di vista delle condizioni materiali delle donne e degli uomini, c’è una realtà articolata, tra regioni e all’interno di una stessa regione. Non si può parlare di un sud come una realtà omogenea, neppure al negativo. Ma ciò che ci lascia particolarmente perplesse e meravigliate è il fatto che, dopo anni di pratiche relazionali e politica del simbolico, si ripropongono le condizioni materiali quale misura della nostra politica al sud.
Dodici anni fa, noi donne del sud con alcune donne del nord abbiamo creato la Rete delle Città Vicine, spinte dall’amore per le nostre città e dal desiderio di guardare ad esse con lo sguardo della differenza e del simbolico. Abbiamo cercato, nonostante il negativo, di riconoscere con le nostre pratiche di creatività politica la bellezza delle nostre città, del nostro sud e del nostro nord, investendo nelle relazioni, nella libertà femminile, nel cambiamento dei rapporti tra donne e uomini approfondendo questioni quali le nuove forme dell’economia, le pratiche di cura, il lavoro indagato attraverso il desiderio femminile, e molto stiamo lavorando soprattutto, in merito alla ridefinizione degli spazi e alle esperienze di buon governo, aprendo scambi conflittuali con le pratiche neutre della democrazia e della progettazione partecipata. Abbiamo guardato al tessuto relazionale esistente per assumercene la cura allargando le relazioni con donne e uomini che avessero a cuore la propria città. Abbiamo con loro, al sud e al nord, condiviso desideri e obiettivi di cambiamento delle nostre città, intervenendo, là dove era possibile, per arginare il degrado, la speculazione e la cementificazione, diventando, alcune, punto di riferimento per chi governa la città. Gran parte di questo lavoro politico è raccontato nel libro Architetture del desiderio, a cura di Ida Farè, Anna Di Salvo e Bianca Bottero (Liguori, Napoli 2011).

Il nostro obiettivo non è mai stato cambiare le nostre città, o il sud, ma cambiare il nostro sguardo su di essi per vedere la realtà che cambia, le contraddizioni e i conflitti e trovare un modo per vivere con agio a partire dal nostro desiderio. Di tutto questo parla il libro. È il simbolico, la differenza sessuale che ci ha orientate e ci orienta nella nostra vita e non ci consideriamo, nel sud, delle eccezioni, in quanto femministe, perché c’è tutta una realtà, in particolare delle donne, che è cambiata, proprio come al nord e nel mondo. Nelle nostre vite noi viviamo tutte le contraddizioni di un sud immiserito, anche per la crisi, mancante di tante cose, primum del lavoro per le nostre figlie e i nostri figli, ma la politica della differenza ci ha dato gli strumenti per vivere “bene” là dove siamo, senza desiderare di andare via. Le condizioni materiali pesanti non hanno impedito e non impediscono a tante donne e alle tante giovani del sud la presa di coscienza della propria libertà, che è la cosa che a noi sta più a cuore. Le “giovani” del sud studiano, si laureano, vogliono lavorare e avere figli come quelle del nord. Non rinunciano ad entrare nel mondo del lavoro, autorizzate dalle loro madri. E questo ha cambiato le relazioni con gli uomini, anche in ambienti come quelli della mafia. In particolare in Calabria e in Sicilia. Con questo non disprezziamo coloro che lottano per cambiare le condizioni materiali del sud, ma la nostra politica è stata ed è un’altra. La stessa delle donne del nord da cui l’abbiamo imparata.

Dire questo non vuol dire – come ci è stato detto da Luisa Cavaliere all’incontro di Roma – voler superare il proprio senso di inferiorità verso il nord, ma guardare il sud e il nord da una politica che non separa, non divide, non crea gerarchie, non crea steccati, ma unisce nel simbolico e nella differenza. Di tutto questo vogliamo discutere a Paestum

Franca Fortunato, Anna Di Salvo, Katia Ricci della Rete delle Città Vicine

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3 Risposte to “Tra sud e nord, dalle Città Vicine”

  1. letizia paolozzi 19 luglio 2012 a 12:57 #

    Tre amiche hanno scritto una lettera sul blog “Paestum2012”. Sono Franca Fortunato, Anna Di Salvo, Katia Ricci; donne che lavorano nella Rete delle Città Vicine. Le accomuna la stessa pratica politica. Che vale, evidentemente, per il sud e per il nord. Ma il sud, come il nord, sono attraversati da “beni e mali” che compongono la trama della realtà.
    Non che quella del sud (o del nord) sia migliore (o peggiore). Semplicemente, la trama, ogni trama della realtà è fatta di storia, cultura, modelli di comportamento, sentimenti, cura di sé oppure assenza di fiducia in se stessi. Nessuna di noi pensa di imprigionare tutto questo e altro ancora nelle “condizioni materiali”. Però le condizioni materiali rimandano alla realtà e alle sue differenze.
    Se ne era già discusso in un incontro a Roma. Ne avremmo riparlato a Paestum. Almeno così pensavo. Invece il tema è stato ripreso, ribadito nella lettera con un gesto che mi impensierisce per via del tono aspro e delle tre firme che testimoniano una presa di posizione netta, definitiva.
    So bene che esistono al sud luoghi di eccellenza dove si punta su nuove idee e relazioni creative. Dove alcune donne mandano avanti “una politica del simbolico, della differenza”. Ovviamente, nelle relazioni tra femministe non si pone una differenza territoriale sud-nord. Ma se da Paestum deve uscire una proposta politica rivolta a tutte/tutti, il confronto dovrà ben riferirsi ai contesti in cui si fa politica.
    Che politica sarebbe mai se non nominasse i contesti? Che parlano anche di operaie che producono i pullover nei sottoscala di palazzine fatiscenti e se le palazzine crollano, loro – le operaie – vogliono comunque continuare a sfornare i pullover; parla di sindaci ammazzati perché si oppongono alla rapacità della speculazione edilizia oppure di fotografie degli “eroi” della camorra appese tra gli ex voto per le strade di Giuliano o Nocera Inferiore.
    E se magari ci si sposta verso le Alpi, i contesti parlano di rancore, egoismo, paura degli immigrati. Oppure di criminalità che si insinua nell’economia e nelle amministrazioni.
    Scrivono le tre amiche che “il nostro obiettivo non è mai stato cambiare le nostre città, o il sud, ma cambiare il nostro sguardo su di essi per vedere la realtà che cambia”.
    Obiettivo una volta efficace, quando dicevamo “cambio me stessa per cambiare il mondo”. Ma oggi servono delle connessioni più larghe. Sempre che si voglia coinvolgere altri e altre. Tenendo conto dei “beni e dei mali”; ascoltando cosa hanno da dire i tanti/e che si sentono spaesati di fronte alla crisi. Non solo nel sud e non solo rispetto alle “condizioni materiali”.
    Letizia Paolozzi

  2. anna potito 13 luglio 2012 a 17:16 #

    Vivo a Foggia e non mi sono mai sentita inferiore rispetto alle donne del nord; aver imparato a dire e mostrare quel senso libero della differenza che prima avvertivo in maniera indistinta ed inconsapevole è certo frutto delle riflessioni e degli esempi che ci sono venuti anche dalle donne femministe, più numerose al nord che al sud in anni passati, ma questo mi ha aiutato a capire meglio il luogo dove vivo, a guardarlo con occhi diversi e desiderare di essere insieme alle mie amiche di tutte le città per scambiare esperienze e pensieri e mi compiaccio di vedere intorno a me sempre più giovani donne libere e “agguerrite” .

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  1. Femministe tra nord e sud « Primum vivere anche nella crisi: la rivoluzione necessaria. La sfida femminista nel cuore della politica - 20 luglio 2012

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