lettera aperta

8 Ago

VERSO PAESTUM

Lettera aperta

 

 

Care donne,

due mesi fa durante il consueto incontro del mercoledì del Comitato di Siena, Albalisa, Gianna e Carla comunicarono, motivandolo, il loro definitivo distacco dall’esperienza di SNOQ.

Durante lo stesso incontro, Costanza e Rossella, pur condividendo le motivazioni già espresse dalle altre, decisero di prendere una pausa di riflessione.

Oggi, tutte insieme, nel confermare questa sofferta decisione, vogliamo ricordare e fare conoscere a tutte coloro che in vari ambiti e con diverse modalità, hanno partecipato e partecipano a questo movimento, gli elementi fondamentali che hanno determinato la nostra scelta.

La carta di intenti che ha senza dubbio segnato il momento più alto del nostro farci soggetto politico, ha raccolto la ricchezza delle diverse aspettative, nominando i presupposti per una pratica politica nuova e quindi complessa, ma  ineludibile.

Purtroppo,  a partire dagli ultimi mesi, abbiamo più volte riscontrato una mancata corrispondenza tra quanto scritto e condiviso e quanto realmente agito nella quotidianità.

Il bisogno di ricorrere a parole e concetti della politica tradizionale quali “linea, unanimità, maggioranza e minoranza, schieramenti…”,  l’incapacità a riconoscere e valorizzare le competenze, ma anche  le naturali asimmetrie, l’impossibilità di trasformare il conflitto in occasione di crescita per tutte, la difficoltà a cogliere nel giudizio dell’altra un’opportunità, sono solo alcune delle ragioni che ci hanno progressivamente demotivate.

Si è poi verificato, in particolare dopo il 9 e 10 luglio, ma soprattutto a seguito della manifestazione del 11 Dicembre, un progressivo distacco tra una visione politica che individua le proprie origini nel movimento femminista e nel concetto di liberazione e una concezione emancipazionista che ha finito per prevalere, mettendo al centro della propria agenda politica, il tema della rappresentanza ed esaurendola con la proposta del “50 e 50” i cui limiti noi abbiamo sempre denunciato.

In tutto questo il Comitato Promotore ha giocato un ruolo verticistico in quanto, nonostante le continue sollecitazioni da parte di molti Comitati territoriali (la maggior parte, possiamo dire),   non ha accolto il desiderio diffuso di costruire un processo di democrazia partecipata e di elaborare in forme condivise, contenuti all’altezza della situazione politica attuale.

Ciò, a nostro avviso, ha prodotto una debolezza sia organizzativa che politica di SNOQ, alla base dell’allontanamento di molte donne, da sempre punti di riferimento per il movimento femminista, nonché motivo di disorientamento per molti Comitati territoriali.

Questo lo scenario nell’ambito del quale abbiamo maturato la nostra scelta che non significa però rinunciare al desiderio di fare politica.

Altre donne hanno manifestato lo stesso desiderio.

L’appuntamento di Paestum del 5/7 Ottobre prossimi, rappresenta un nuovo punto di partenza per chi, come noi, intende dare continuità all’impegno di sempre.

 

Albalisa Sampieri – Carla Fronteddu – Costanza Iannone – Gianna Massari – Rossella Zuffa

 

Siena, 30 luglio 2012

 

 

 

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2 Risposte to “lettera aperta”

  1. Donatella Proietti Cerquoni 16 agosto 2012 a 14:34 #

    Credo ci sia bisogno di chiederci come mai la parità sia tornata ad essere un obiettivo.

    In rete (blog gestiti da donne, anche femministe, facebook) e ovunque sento anch’io porre Parità e Differenza in una sorta di equivalenza ma accade anche altro che provo ad elencare e colgo l’occasione per dire che tanto nella mia pluriennale frequentazione del web, quanto nelle occasioni di incontro pubblico sulle tematiche di nostro interesse, è difficilissimo parlare di differenza sessuale senza subire attacchi di ogni tipo.

    Dal mio piccolo osservatorio, dunque, emerge quanto segue.
    Una forte ostilità per la differenza sessuale verso la quale persistono e vengono rinfocolate le accuse di elitarismo, soprattutto per quanto riguarda il linguaggio delle filosofe della Differenza ; a tale accusa, se si va a scavare un poco, si accompagna la scoperta di una impressionante ignoranza dei contenuti teorici del femminismo liquidati come superati in favore di un precipitarsi verso la parità, oggi gradita anche a molti uomini.
    Una decisa tensione verso l’indifferenziazione con la frequente e preoccupante esortazione a ritornare a parlare di “persona”.
    Molto vigorosa risulta, naturalmente, anche l’accusa di essenzialismo e in alcuni blog si arriva a tacciare il pensiero della differenza di reazionarietà .
    Per molte è diventato (tornato ad essere?) indifferente che la cornice teorica con la quale analizzare la società sia il socialismo o il femminismo mentre il patriarcato viene spesso sostituito e confuso con ideologie diverse.

    Sui temi del corpo e della sessualità:
    la libertà sessuale viene confusa con il diritto a qualsiasi uso del corpo;
    molto in voga l’accusa al femminismo storico di aver abbandonato il campo ed è con questo argomento che si giustifica sovente l’abuso mediatico del corpo femminile trascurando completamente che tale abuso è a carico di chi ha potere, soldi e mezzi e non del femminismo al quale lo spazio mediatico è stato e viene costantemente negato.

  2. paestum2012 8 agosto 2012 a 16:16 #

    ho chiesto io ad albalisa, che conosco da sempre, amica femminista di siena, di pubblicare questa lettera aperta nel blog. ritrovo in essa la motivazione, di più il desiderio di politica, che mi ha portato a voler costruire, con altre, l’incontro di paestum. vi ritrovo cioé “la sfida femminista” di cui parliamo nella lettera-invito. scrivono albalisa e le altre amiche di siena che c’è distacco tra una visione politica di liberazione ed una visione politica di emancipazione; tra mettere al centro della politica la libertà femminile ed il cambiamento di linguaggio e di realtà che la muove e che promuove o, viceversa la rappresentanza, ovvero fare (ottenere) posto alle donne nelle istituzioni ed in generale nei luoghi del potere. c’è, come scrivono, asimmettria di prospettiva, di pratiche, di parole, di desideri appunto. e quindi anche di possibili e condivisi propositi. e risultati: raggiunti e di cui aver cura che non vadano dissipati, o da proporsi. di questo distacco non mi sorprendo, nè tantomeno mi scandalizzo. mi interessa anzi molto discuterne con tutte le donne interessate, a paestum e non solo. quello che mi fa problema è la sovrapposizione/confusione tra visioni differenti, come se fossero la stessa e potessero essere perseguite allo stesso modo, da tutte indistintamente. e come se questa confusività ed insiemità fosse “la ” condizione di forza delle donne. io penso proprio il contrario, cioé che sia una debolezza che mina alla radice l’una e l’altra visione e , appunto, ci confonde tutte, rispetto a quello che- differentemente- vogliamo, pensiamo, facciamo e ai risultati che otteniamo, differenti e, oso dire, tra loro non commensurabili. per capirci: ci sono “conquiste” sulla via della parità che molto nuocciono alla libertà femminile e alla differenza. un solo esempio, dalle vicende recenti: l’innalzamento dell’ età pensionabile.ma potrei dire che in generale nelle politiche del lavoro e in quelle sociali parità e differenza non si conciliano, anzi confliggono. molto abbiamo riflettuto su questo nel “gruppo del mercoledì”, durante l’elaborazione del testo “la cura del vivere”. e mi piacerebbe ragionarne a paestum, perchè è un nodo cruciale delle nostre vite nella crisi, e della sfida politica che lanciamo, affermando “primum vivere”, come il filo rosso della nostra politica dentro e contro questa crisi.
    ma con albalisa, carla, costanza, gianna e rossella, e con altre, vorrei parlare prima di tutto di cosa provoca quella confusione tra diverse e distanti visoni politiche, con la conseguente delusione e presa d’atto del necessario distacco. non è avvenuto solo a loro rispetto a SNOQ,, e non è questa la prima e sola occasione, in cui accade una convinta convergenza tra chi viene da pratiche femministe di libertà in movimenti di donne che mettono al centro pari opportunità, rappresentanza, valore/dignità dell’ identità di genere. Se pure si ritiene fecondo e possibile, costruire un comune ambito politico, non sarebbe preferibile farlo nel riconoscimento delle differenze? ed anche del conflitto, a volte inevitabile e salutare? anche di questo vorrei parlare a paestum. maria luisa boccia

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