Idee per Paestum

24 Set

Laura Cima

Trovare la via per superare la crisi della democrazia e dell’economia nel nostro paese è la necessità che è stata individuata dalle firmatarie della lettera di convocazione, tra cui la sottoscritta.
Protagonismo delle donne e femminilizzazione dello spazio pubblico è il desiderio che alimenta la speranza di un cambiamento rivoluzionario, anche per senso di responsabilità verso le generazioni che muovono i primi passi in una società ingiusta e irresponsabile che non lascia spazio e speranze per il futuro.
Vorremmo estendere il confronto di esperienze e di desideri a chi sta nelle istituzioni e nei partiti, nei consigli di amministrazione e ai livelli decisionali di aziende private e pubbliche proponendo di utilizzare il metodo femminista del partire da sé e del creare relazioni. Non è specificato nella lettera se questo chi è solo femminile o comprende anche uomini disponibili a farlo. So che la questione del confronto con gli uomini è aperta: alcune vorrebbero che si iniziasse anche a Paestum con chi ha cominciato “a ridefinire l’identità maschile in relazione alle femministe”.
Economia e lavoro, limiti della rappresentanza e violenza sono i temi proposti e su questi credo che noi che abbiamo promosso l’incontro dobbiamo cominciare a entrare più nel merito, in particolare chi ha avuto esperienze istituzionali e politiche, che può partire agevolmente da sé per ragionare su ciò che si è ottenuto e dove abbiamo perso.
In una lettera di convocazione non è possibile chiarire da dove proviene il pensiero che vi è esplicitato ma è bene ricordarne le origini che risalgono alla nascita dello stato liberale e al suffragismo, ben prima del femminismo degli anni Settanta in cui noi, che proponiamo il confronto, ci siamo formate. Anna Rossi-Doria mette in luce “una contraddizione […] insita nel liberalismo e nella democrazia di cui quel pensiero rappresenta insieme uno sviluppo e una denuncia: occorre fare appello ai diritti universali, ma contemporaneamente svelare l’inganno per cui essi sono applicati. La necessità e insieme la difficoltà di rivendicare sia l’uguaglianza dei diritti universali, sia una differenza non gerarchica”
Riprenderci la piena cittadinanza significa risolvere“il dilemma Wollstonecraft” così chiamato da Carol Paterman che ricorda come anche Olimpe de Gourge l’avesse ben presente. La Paterman mette in rilievo come le donne ” da un lato hanno chiesto che l’ideale della cittadinanza fosse esteso anche a loro, […] dall’altro lato hanno anche insistito, spesso contemporaneamente, come fece Mary Wollstonecraft, sul fatto che in quanto donne, hanno particolari capacità, talenti, bisogni e interessi, motivo per cui l’espressione della loro cittadinanza dovrà essere diversa da quella degli uomini.[…] L’accezione patriarcale alla cittadinanza significa che le due richieste sono incompatibili perché consente solo due alternative: o le donne diventano uomini e quindi cittadini in senso pieno oppure continuano nel loro lavoro di donne che non ha valore per la cittadinanza.
Questo dilemma oggi va sciolto e per farlo occorre mettere in discussione in concreto il patto sociale che sta alla base dello Stato. Pensare ad una struttura e ad un’organizzazione statale che ci veda protagoniste significa ridefinire i termini stessi della democrazia formale e della rappresentanza. Invadere i territori ancora monopolizzati da uomini è significativo se siamo in tante a farlo. L’immaginazione al potere deve sostituire la fase di separatismo che ci ha permesso di acquisire coscienza della nostra diversità ma ha fatto comodo agli uomini che hanno indirizzato la società globale verso una crisi irreversibile.
Il sistema dei partiti, rappresentati in un parlamento che ha perso da tempo gran parte della sua funzione rappresentativa nel ratificare decisioni governative attraverso voti di fiducia, è ormai screditato e lo stesso governo tecnico non ha svolto la funzione promessa: il debito sovrano è ulteriormente aumentato così come i costi della politica e l’evasione fiscale e di capitali all’estero. In compenso la tasse, per chi le paga, sono ormai insostenibili, le aziende chiudono o si delocalizzano e la disoccupazione cresce.
Siamo appena usciti da un’estate torrida in cui la siccità ha prodotto danni gravi all’agricoltura e si preannunciano “bombe d’acqua” che porteranno ulteriori devastazioni: stiamo sperimentando gli effetti dei preannunciati cambiamenti climatici che i governi non hanno saputo contrastare. La vicenda ILVA è emblematica di uno sviluppo che fa pagare all’ambiente e alla salute di lavoratori costi insostenibili così come la resistenza NOTAV è ormai un punto di riferimento per le comunità che non vogliono accettare imposizioni. Sia a Taranto che in Val di Susa, molte donne sono impegnate nel movimento e ascoltarle diventa fondamentale per noi, che crediamo nell’ecologia come indicazione di cambiamento radicale.
La dimensione internazionale non può essere dimenticata in una fase in cui le donne che hanno partecipato alla primavera araba sono cacciate brutalmente indietro, a partire dalla Tunisia che sta cancellando i loro diritti costituzionali. Le nostre sorelle sono sotto tiro di missili governativi e di cecchini iraniani in Siria, sono cacciate dalle scuole in Afganistan e lapidate per adulterio dove la sharia è legge di Stato. Sono brutalmente uccise al confine messicano degli Stati Uniti e violentate in massa in ogni zona di guerra. Sono mutilate da bambine anche in Italia e, nonostante la legge che lo proibisce, non c’è contrasto e prevenzione né sono perseguiti questi crimini.
Laicità difficile da mantenere, utilizzo della religione e della violenza da parte dei clan che gestiscono il potere, difficoltà di raggiungere chi da bambina, rischia gravi violenze e la morte. Difficoltà di difendere chi da adulta viene maltrattata, violentata ed uccisa in casa. Troviamo insieme azioni e proposte.
Paestum sarà un primo confronto serrato tra donne differenti, di generazioni, di territori, di pensiero e di pratiche, che si ritrovano per ridefinire il terreno comune delle loro azioni, diventano capaci di fare sinergia e aprono il conflitto con lo Stato e le istituzioni a partire dalla prossima scadenza politica di primavera, con uomini alleati se vorranno unirsi a noi. Agiamo senza più chiedere al potere che è comunque sordo ma giochiamo insieme tutto il nostro protagonismo politico.
Le giovani con le meno giovani, le femministe con le donne delle pari opportunità e con le politiche nelle istituzioni e nei partiti: insieme siamo in grado di cambiare.
Pretendiamo ricerche e dati su come le donne si orientano politicamente. I fondamenti stessi dell’economia, della democrazia e delle istituzioni dello Stato oggi sono in rapido cambiamento e dobbiamo saper decodificare questa realtà globalizzata e complessa per proporre nuove soluzioni, anche invitando le università ad elaborare con noi.

Annunci

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: