La rappresentanza di genere, la Puglia, l’Italia, l’Europa.

1 Ott

Francesca La Forgia

co-redattrice della proposta di legge di iniziativa popolare pugliese

La Puglia, come è noto, è stata una delle prime esperienze di governo a dotarsi di una giunta ispirata al criterio della parità di genere; a questa buona pratica fa da specchio storto la ben risibile presenza di donne nell’organo elettivo regionale: solo tre donne su settanta consiglieri/e siedono oggigiorno nel Consiglio regionale pugliese.

Così è piombata nel dibattito politico e istituzionale regionale la proposta di legge di iniziativa popolare regionale per il riequilibrio della rappresentanza di genere. Un percorso molto partecipato, tutt’altro che calato dall’alto, in cui donne organizzate in associazioni, organi di parità, forze politiche, ordini professionali, mondo universitario si sono messe in gioco per garantire una degna presenza di donne nell’assise regionale: circa trentamila firme raccolte, il doppio delle quindicimila necessarie, nella metà dei sei mesi che la legge prevede per la raccolta.

La proposta di legge delle donne pugliesi, che sarà calendarizzata a breve nella discussione autunnale in Consiglio Regionale, ricalca nei suoi tratti fondamentali la legge elettorale campana, che il Giudice delle Leggi, cioè la Corte Costituzionale, ha riconosciuto legittima, bocciando l’eccezione di incostituzionalità del governo Berlusconi: doppia preferenza alternata di genere, cioè si possono esprimere nessuna, una o due preferenze; se se ne esprimono due, devono essere di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza; il secondo punto saliente è l’obbligo di comporre liste paritarie di genere al 50/50, in caso contrario la lista sarà esclusa dalla competizione elettorale; in questo la proposta pugliese differisce dalla legge campana, che ha invece un rapporto di 1/3- 2/3 fra i sessi; la terza proposta è l’obbligo di spazi paritari di genere nella propaganda mediatica.

Questa proposta di legge non nasce per caso: la Puglia è stata terra pioniera nei ricorsi contro le giunte al maschile, con un vivo e storico impegno da parte della Consigliera di Parità pugliese e della Commissione Regionale Pari Opportunità; un male che affligge l’Italia intera, ricorda Giulia, la rete delle giornaliste; su oltre ottomila Comuni italiani circa 1850 sono dei locali per soli uomini e l’Italia intera è tristemente a metà-fondo classifica nel panorama europeo. Ovvio che questa pioggia di ricorsi non è in grado di colmare un manifesto vuoto normativo che si è aperto con la riforma dell’art. 51 Cost., operata nel 2003. Il principio delle pari opportunità è immediatamente precettivo e cogente e c’è una gran fame di leggi ordinarie che lo pratichino, non solo per quanto attiene alle assemblee elettive ed agli esecutivi, ma anche ai Consigli di Amministrazione, ai/alle dirigenti della pubblica amministrazione. Certo, il legislatore ha ben operato un anno fa in materia di società quotate in Borsa; certo, è stata approvata anche dalla Camera, pur nell’intenso dibattito su virtù e vizi della stessa, la legge elettorale degli Enti Locali per garantire una adeguata presenza di donne; né è da disdegnare la nuova normativa in materia di Commissioni di Concorso. Ma questo non basta e non deve bastare. Avete notato che, a proposito di riforma del Porcellum, quasi nessuno/a parla di donne?

Credo che il futuro della rappresentanza di genere in Italia sia nelle nostre mani e avanzo una proposta: perché non presentare due-tre proposte di legge di iniziativa popolare che affrontino il problema della rappresentanza di genere in ogni dove? Cinquantamila firme non sono molte da raccogliere. Chiediamo anche a gran voce ai candidati (tutti maschi) alle primarie che, in caso di vittoria elettorale, una riforma globale della rappresentanza di genere sia fra le cose da attuarsi entro sei mesi dall’insediamento delle due Camere.

E non è solo una questione di mera maggiore presenza di donne nei luoghi decisionali, situazione questa che richiede in ogni caso una grande capacità di autoriforma dei partiti e di ogni forma della politica, delle stesse pratiche di relazioni uomo-donna. E’ una questione che attiene al futuro delle nostre democrazie in tempi di crisi. Da tempi bui come questi si è usciti/e, nella storia, o con la dittatura o con la guerra. Dalla partecipazione può nascere una terza via possibile, e una adeguata rappresentanza/rappresentazione dei corpomente delle donne rispetto alla società ne è l’interfaccia più credibile, alla luce del movimento del 13 febbraio che ha dato, dopo vent’anni di berlusconismo imperante, un’altra idea tutta politica del ruolo delle donne e, quindi, un’altra idea del rapporto fra società e istituzioni politiche.

Proviamoci, è arrivato il tempo. O, come si dice a Roma, s’è fatta ‘na certa.

pubblicato su Marea, settembre 2012

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2 Risposte to “La rappresentanza di genere, la Puglia, l’Italia, l’Europa.”

  1. anna potito foggia 1 ottobre 2012 a 13:20 #

    Considero orrenda la definizione “genere”, ancora una volta neutra, di traduzione anglosassone, che nella lingua e nella cultura italiana può valere in grammatica, in letteratura, insomma laddove si fa teoria. Siamo uomini e donne ed è necessario che gli uomini e le donne vengano nominati tali perchè questa nominazione dà vita ad un corpo differente, una mente differente, un’anima differente. Spero che molto più di 50 e 50 siano le donne nei luoghi dove si discute e si decide la sorte del mondo, ma che non dimentichino di essere donne, che portano dentro un’esperienza millennaria di costruzione del mondo e continuazione della vita, che il potere-predominio è maschile, che la relazione, anche vivace e conflittuale, è femminile e feconda.

    • Francesca la Forgia 1 ottobre 2012 a 19:00 #

      Non sono d’accordo. In sala parto della proposta di legge abbiamo volutamente scelto la parola sesso e il doppio genere maschile/femminile, per essere più comprensibili e aderenti al senso della doppia preferenza. Ne dibattemmo a lungo fra giuriste, la leggerai a Paestum con tanto di timbro del depositato. Genere è invece una cosa più complessa, LGBTQIA, per intenderci.

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