Puglia legge elettorale doppia preferenza. Mai più senza 50/50

3 Ott

Magda Terrevoli
Portavoce comitato promotore Doppia preferenza Puglia

É opportuno definire la storia che ha portato tante donne ed uomini di Puglia a presentare la legge di iniziativa popolare sul riequilibrio di genere nelle elezioni per il Consiglio regionale.

Il desiderio che ci ha mosso ed unito è stato quello di rimettere in moto la discussione sulla rappresentanza delle donne nella politica. Le ragioni che hanno spinto tante di noi, differenti per storie ed appartenenze, a mettersi insieme nel tentativo di rilanciare il ruolo delle donne in maniera forte e coesa ha qualcosa di magico. Abbiamo compreso che è il tempo ed il luogo per agire insieme.

Il tempo è dettato dall’oggi, dalla insignificanza dell’offerta politica dei partiti impegnati ormai a gestire l’esistente o ciò che di esso rimane, ed il luogo è la Puglia dove più si è sviluppata l’ incredibile collisione tra rinnovamento e antiche, pessime consuetudini.
Abbiamo strutturato un percorso in cui il cambiamento dovrà trasformarsi da ipotesi e suggestione a reale trasformazione .
Ma per tutto questo non vi è bacchetta magica che possa realizzare miracoli e su questa consapevolezza ci siamo mosse/i.
Per questo non comprendo le critiche ed i distinguo alla legge di iniziativa popolare sulla doppia preferenza.
Anche noi ne conosciamo limiti e rigidità, ma siamo ancor più consapevoli del panorama politico in cui ci muoviamo
La legge che chiediamo di sostenere attraverso una firma è solo l’inizio di un percorso. É il primo passo che ci potrà permettere di allontanarci dalla devastante immagine di un consiglio
regionale abitato solo al maschile.
Davvero qualcuno crede che tutti i 67 uomini (su 70) che attualmente hanno competenza di legiferare in Puglia, abbiano la spinta etica ad aprire le porte alle donne?
Qualcuno pensa davvero che nell’ipotesi (ipotesi) di riduzione del numero dei Consiglieri regionali, i nostri legislatori facciano un ulteriore passo indietro per favorire l’ingresso delle donne nel Parlamento pugliese?
E se davvero avessero sposato la causa della parità di genere, non avrebbero forse già approvato una legge che potesse sostenerla e garantirla?
I mille distinguo servono soltanto ad allontanare la nefasta ( per loro ) eventualità!
La nostra proposta ha in sé tanti ragionamenti e tante riflessioni ma ha anche radici profonde.
L’aver adottato una legge quale quella Campana, permette di inserire con semplice modifica la
questione di un genere sotto rappresentato nella attuale legge elettorale pugliese.
Non lascia possibilità alcuna a giustificazioni di tempo ( potremmo votare molto presto e come sempre non avere possibilità di grandi stravolgimenti) e, non offre il fianco ad alcun ricorso di legittimità, in quanto già vigente e già passata al vaglio della Corte Costituzionale con sentenza n.4 /2010.
Ma ha in sé qualcosa di più, offre uno contesto totalmente diverso dalle quote, le liste composte al 50 e 50 di donne ed uomini , non sono quote, ma richiesta di uguale rappresentanza, non una quota ma la parità!
Ma c’è di più: l’introduzione dell’inammissibilità della lista non coerente con la parità, dimostra che non chiediamo risarcimenti alla illegalità.
A questo proposito vorrei ricordare che in Puglia esiste già una legge elettorale che prevede le quote nelle liste ed il non rispetto fa scattare una sanzione economica.
E vorrei ricordare che la stessa legge non è rispettata né nella composizione delle liste, né nel conseguenziale risarcimento, dagli stessi partiti a cui appartengono i legislatori che hanno
scritto ed approvato la legge.
Da tutto questo noi prendiamo le distanze.
Chiedere che una lista sia composta in maniera paritaria significa chiedere ai partiti ed ai movimenti di aprirsi ai contributi delle donne e, costruire con loro un percorso che porti nuovamente le donne a fidarsi dell’interlocutore e a non sentirsi esclusivamente usate quale casuale riempitivo.
Senza questa dichiarazione di onestà è chiaro che le donne non si presteranno a fare le controfigure del nulla.
Le donne hanno un grande desiderio ed una grande passione nel fare politica e d’altronde la fanno tutti i giorni nelle scuole, negli ospedali, nelle famiglie, nel welfare che sostiene la nostra
Regione, ma hanno ben compreso che per cambiare davvero devono avere voce in tutti i luoghi dove si sceglie e si decide per tutte e tutti.
E qui è necessario fare una riflessione: se saranno tante, potranno lavorare e portare il loro punto di vista, se poche e sparute, dovranno di fatto adeguarsi alla maggioranza maschile. Il
dato quantitativo fa la differenza e, permette, quel percorso che potrà portare ad un reale cambiamento.
La questione della doppia preferenza ha, inoltre, un valore fortemente simbolico in quanto fa intravedere che non vi è una banale guerra tra sessi ma una opportuna possibilità di esprimere
un doppio sguardo. Un uomo ed una donna che fanno campagna elettorale insieme, offriranno una rivoluzione visiva e sostanziale. Si proporrà un nuovo patto tra i sessi complementari e non antagonisti.
Il resto, la qualità, la moralità, la competenza, pur osservando che mi è incomprensibile che questi discorsi vengano tirati fuori solo quando si parla di donne, non sarà mai una una legge a
definirli, anche perché abbiamo tutti imparato quanto facile è aggirala, ma sarà compito di quei partiti che dovrebbero riappropriarsi di quel ruolo di rappresentanza della società a cui pare abbiano spesso derogato.

É un primo passo, ma un passo partecipato che sta coinvolgendo l’intera popolazione pugliese negli incontri, nelle assemblee, intorno ai tavolini per la raccolta delle firme.
Siamo tornate a parlare e a discutere con le tante persone che firmando hanno fatto della nostra proposta di legge la loro proposta di legge. Lasciare inascoltata la loro richiesta sarà oggi più complicato.

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2 Risposte to “Puglia legge elettorale doppia preferenza. Mai più senza 50/50”

  1. katia ricci 3 ottobre 2012 a 15:02 #

    Questa storia che la quantità porta al cambiamento non mi convince: la rivoluzione femminista non si è basata sui grandi numeri, anche se ha riguardato tutte e tutti ed è stata vincente. E poi basta con il ripetere che si tratta di un primo passo, che si è tornate a parlare con tante persone, ecc…, come se fosse sempre il primo giorno di qualcosa. Quello che è importante e serve è far vivere nelle parole e nei fatti la differenza di ognuna/o, di mettersi in gioco e mettere in pratica in ogni ambito, e certo anche quello dei partiti e delle istituzioni, quello che tante donne (e alcuni uomini) hanno elaborato

    • Iaia de Marco 4 ottobre 2012 a 09:59 #

      Katia, mi sembra che il dissenso che esprimi metta in luce una contraddizione essenziale: “far vivere la differenza” non deve significare anche trasformazione degli spazi istituzionali? e la prima, più simbolica trasformazione non è proprio quella quantitativa? sai bene che le leggi hanno anche un potere modellante la società su cui insistono. Non pensi che per le bambine e i bambini di oggi ritrovarsi domani consigli comunali, regionali, parlamenti, consigli di amministrazione, tutti e sempre formati per metà da donne e per metà da uomini possa contribuire alla diffusione e al consolidamento di una coscienza della differenza non minoritaria? e non pensi che raggiungere un numero da massa critica, meno ricattabile e sottratto alla cooptazione, agevoli il dispiegarsi del potenziale trasformativo di cui le donne (almeno per il momento, ma questo è un altro discorso) sono portatrici?

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