La lettera di Laura Puppato

8 Ott

Carissime amiche,
a malincuore ho dovuto declinare l’invito a Paestum perché, come saprete, in queste ore sono impegnata nell’Assemblea nazionale del Pd in cui si stabiliranno le regole delle primarie.

So bene che Paestum è all’insegna della dialettica viva e in presenza, e che non sono previsti interventi preconfezionati e formali.

Vi chiedo di accettare comunque queste poche righe di saluto, a testimonianza del mio grande interesse per le vostre riflessioni e per il lavoro di invenzione di nuove pratiche politiche, indispensabili per chi, come me, intenda portare la differenza e lo sguardo femminile al livello più alto delle istituzioni rappresentative.

Istituzioni da sempre incapaci di promuovere una adeguata rappresentanza di genere, perché così è’ stata impostata la nostra società dal mondo maschile che caparbiamente l’ha presieduta.

Credo sia nostro preciso dovere, ora, cambiare il modello culturale dominante grazie al lavoro di tante donne che intendono spendersi per contribuire al cambiamento necessario.

Anche in queste primarie la nostra sfida volge ad umanizzare la politica  e rendere l’Italia davvero un Paese per donne.

Con alcune di voi ho già stretto legami e relazioni politiche efficaci, e confido di poter incontrare moltissime donne durante la campagna per le primarie che si aprirà nelle prossime ore.

Che proprio oggi voi vi incontriate a Paestum lo considero come un ottimo auspicio, per me e per tutte.

Seguirò “in differita” ma con grande attenzione i vostri lavori.

Buon lavoro a voi che siete donne capaci di bellezza.

Laura Puppato

Candidata primarie PD

 

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Una Risposta to “La lettera di Laura Puppato”

  1. Severo Laleo 8 ottobre 2012 a 20:43 #

    Scrive Puppato: “Istituzioni da sempre incapaci di promuovere una adeguata rappresentanza di genere, perché così è’ stata impostata la nostra società dal mondo maschile che caparbiamente l’ha presieduta”. Eppure qualcosa si muove, sia pure per caso. Ed è il caso della Sicilia.

    Elezioni in Sicilia: la novità di una candidatura di “coppia”

    La Sicilia è terra di sorprese, e spesso, in politica, di “novità”,
    anche se non sempre da imitare. E a volte offre situazioni strane
    (qualcuno ricorderà il milazzismo), alleanze/lacerazioni, incontri/scontri,
    ora tra partiti, ora all’interno dei partiti, ora tra gli elettori,
    così ingarbugliati e ambigui, persino nelle primarie,
    da rendere inesplicabili le interpretazioni e ardua la comprensione.
    E un qualche ruolo nel confondere le acque avrà pure la mafia.
    Ma questa volta, sebbene gli analisti di politica non l’abbiano ancora colta,
    una “novità” dalla Sicilia giunge, assoluta, per ora, sicuramente,
    e, forse, se avrà successo, potrà rivelarsi dirompente nel futuro,
    perché è novità civile, moderna, imitabile, trasferibile.
    Ecco la “novità”. In Sicilia, grazie a un ritardo nella richiesta di residenza,
    il candidato alla Presidenza della Regione, per LiberaSicilia,
    non è più Claudio Fava, cofondatore di SEL, ma Giovanna Marano,
    segretaria regionale della Fiom Cgil.
    Un (felice) complotto dalle conseguenze imprevedibili?
    In realtà, la corsa nella battaglia elettorale, nella situazione di fatto,
    non è più di un uomo solo, del “leader”, ma diventa la corsa di una “coppia”,
    di un uomo e di una donna, negazione in re del leaderismo.
    Per un caso strano la Sicilia rottama l’idea della vecchia politica
    dell'”uomo solo al comando”, ancora in auge presso tanti giovani.
    Un colpo durissimo per la visione della mafia, senza dubbio.
    E non è più, l’uomo solo, come troppo spesso accade ed è accaduto,
    costretto a dimostrar facondia d’eloquio, irresistibilità di promessa,
    perizia di disgregazione nel campo avverso, abilità di comando,
    e soprattutto garanzia di distribuzione premiante,
    ma sono, la donna e l’uomo, costretti, insieme, a ragionar di politica,
    a misurar le parole, a comprendere e rispettar le differenze,
    a illustrare il programma e a raccogliere bisogni,
    ad agire per il bene pubblico, mitigando le spinte dell’ambizione.
    La Sicilia offre l’occasione per abbattere finalmente, dopo infiniti guasti,
    a volte anche a sinistra, il mito del leader solo al comando, e “salvatore”,
    così diffuso, negli anni a impronta berlusconiana, anche tra i sindaci
    di piccole realtà locali, e tra i clan di qualsiasi forma e qualità,
    quasi un’ubriacatura generale, a marchio maschilista.
    La coppia uomo/donna spezza l’illusione maschile del monocratismo
    e apre al bicratismo perfetto e mite, con la parità piena nelle assemblee,
    nelle giunte, nelle commissioni, in ogni sede decisionale.
    Certamente non avremo ancora alla Presidenza una coppia uomo/donna,
    ma il corpo elettorale, nei fatti, può sfruttare quest’occasione
    per sperimentare una guida politica a due della Regione.
    Il futuro della democrazia di genere è nelle mani delle siciliane
    e dei siciliani. Chi vota in Sicilia non può sprecare quest’occasione.
    O no?
    Severo Laleo

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