La rivoluzione lenta

8 Ott

Elisabetta Addis

Care amiche che avete organizzato l’incontro di Paestum,
Ho letto  il documento “Primum vivere” con la grande attenzione che merita l’autorevolezza delle firmatarie, tra le quali ci sono persone come Antonella Picchio cui mi lega una consuetudine pluridecennale di amicizia di affetto di collaborazione.  Premetto che non mi sarà possibile essere a Paestum: sarà in comtemporanea ad una iniziativa sui temi delle donne a Cagliari. Abbiamo avuto  la fortuna di assistere ad un progressivo moltiplicarsi di iniziative di donne o sui temi delle donne. Negli stessi giorni a Roma le teologhe tengono un interessante incontro sui temi del Concilio, cui mi sarebbe piaciuto poter partecipare.
Ritengo però necessario rispondere al vostro documento. Credo infatti che il dialogo fra posizioni anche diverse sia una condizione indispensabile  per far crescere ulteriormente quel movimento di donne  che negli ultimi due anni ha dato  nel nostro paese numerosi segni di vitalità tra cui la manifestazione  Se Non Ora Quando dell’ 11 febbraio del 2011. Appartengo al Gruppo Se Non Ora Quando,  e l’obiettivo principale che come gruppo ci eravamo date e ci diamo è di fare sì che  la forza organizzativa e di idee che anima e fa vivere tutte queste iniziative si rifletta in una attività politica e legislativa adeguata, che porti l’Italia ad essere in linea con le migliori pratiche europee, e se del caso anche superarle.   Questa è una lettera personale anche se credo rifletta il pensiero “riformista” di molte di noi.
Voi dite:
“All’incontro di Paestum aperto al confronto con gruppi, associazioni, anche istituzionali, e singole donne, vorremmo verificare, discutendo e vivendo insieme per tre giorni, SE la politica femminile che fa leva sull’esperienza, la parola e le idee, può in un momento di crisi, smarrimento e confusione, restituire alla politica corrente un orientamento sensato”.
Vorrei domandarvi:
Cosa vi fa ritenere che “la politica” non abbia un orientamento  sensato? Sia la politica mondiale, sia la politica italiana rispondono a  pressioni e  forze, a  incentivi e ostacoli, e il fatto che in un determinato momento noi non li comprendiamo non li rende insensati, come pure non li rende insensati il fatto che il loro senso non ci piaccia, non sia quello che noi vorremmo.  La politica non è insensata: la politica è. Le  donne italiane negli ultimi due anni ne hanno fatta, ne hanno fatta tanta, a volte bene, a volte meno bene, ma ne hanno fatta moltissima.
1) hanno  mostrato che sul problema della rappresentanza femminile non si può barare, facendo eleggere alcune donne cooptate per la loro avvenenza e disponibilità sessuale, e non per la loro competenza amministrativa;
2)  hanno mostrato con la campagna contro il femminicidio che non sono disposte a lasciare che la violenza contro le donne resti impunita; e grazie a questa campagna l’atteggiamento e il linguaggio di alcuni media sta cambiando, e i fondi dei centri antiviolenza verranno tagliati un po’ meno
3)  stanno facendo capire piano piano agli uomini e alle donne di questo paese che, poiché  uomini e donne sono diversi  ma hanno uguali diritti, incluso il diritto di partecipare alla decisione pubblica, ne segue inderogabilmente che  la democrazia o è 50 e 50 o non è democrazia;
4) hanno influito sulla elezione di giunte come quella di Milano e quella di Genova, e a porre il problema della presenza femminile in tutti i luoghi in cui del problema della partecipazione egalitaria delle donne non si tiene conto;
5) hanno portato la discussione su questo tema dentro il Parlamento italiano, con una trasversalità tra donne di tutti gli schieramenti politici, incluse donne della destra, un risultato comunque notevole.E’ in discussione la legge elettorale e la doppia preferenza.
6) hanno imposto che nella scelta del CdA della Rai ci sia una qualificata presenza femminile.  Voglio qui ricordare che di noi, e io fra queste,  avrebbero  preferito che nel Consiglio di Amministrazione della RAI entrassero le persone- e penso in particolare ad una persona, Lorella Zanardo- che più di tutte ha lavorato sul problema della rappresentazione del corpo femminile nei media.  Ma quella nomina purtroppo non era nelle carte.
Davanti a questo, non vi sembra un po’ riduttivo chiedervi “SE” la politica femminile può restituire alla politica corrente un orientamento sensato. Ammesso che la politica corrente fosse disorientata, e non lo era, la politica delle donne, quella che parte dai corpi e dall’esperienza (come hanno magistralmente narrato nel loro intervento all’incontro di  se Non Ora Quando a Siena il 10 luglio 2011 Fabrizia Giuliani e Francesca Comencini) ha già riorientato e continuerà alla Dea piacendo a riorientare la politica stantia dei maschi gerontocrati italiani. Di tutto questo, a Paestum, si parlerà?
Voi dite “noi vogliamo  parlare con le donne che si impegnano nei partiti e nelle istituzioni”. Perché le donne dei partiti e delle istituzioni dovrebbero parlare con noi? Un perché ci sarebbe. E’ perché noi – noi movimenti di donne- possiamo aiutarle nel loro lavoro di rappresentanza politica, a partire dalla necessità di essere elette – di essere elette in tante, in quante più possibile, e di essere elette non soltanto perché donne –  che è già comunque un passo avanti- ma essere elette per attuare alcune politiche che donne di tutti i partiti politici ritengono indispensabili . Esiste un minimo comun denominatore che le donne di tutti gli schieramenti concordano essere necessario, e gli uomini dei loro partiti invece sacrificherebbero – asili nido invece di aerei militari, la polizia impegnata  ad allontanare gli stalker invece di fare scorta ai politici e così via. Parlerete, a Paestum, di come si farà,  nel prossimo anno elettorale, a far eleggere quante più donne possibile, e a farle eleggere impegnate ad ottenere alcuni obiettivi di interesse generale di tutte le donne? Perché di questo, concretamente, io oggi sento il bisogno di parlare. E con me, credo, molte.
Mi rincresce profondamente non essere con voi. Sono convinta che non esiste un solo sguardo di donna sulla società, ma esistono tanti quante sono le donne. Sono anche convinta che la libertà di ciascuna donna e di tutte non è solo una questione spirituale e personale, ma è anche il portato di istituzioni e politiche che la accompagnano e rendono possibile. Per costruire queste istituzioni e mettere in atto queste politiche, che in Italia sono più sgangherate che altrove in Europa, oggi, in Italia, occorre stringere un patto fra tutte le donne di buona volontà, indipendentemente dalla appartenenza allo schieramento di destra o di sinistra- e tutti gli uomini amici delle donne. Sono i contenuti di questo patto che sono oggi all’ordine del giorno, anche, io credo nella discussione che farete a Paestum. La rivoluzione necessaria è lenta ed è già in atto.
Grazie per l’ascolto e buon lavoro Elisabetta Addis

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Una Risposta to “La rivoluzione lenta”

  1. Pina Mandolfo 28 ottobre 2012 a 18:35 #

    Come condivido il tuo scritto!!!

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