Quale rivoluzione

8 Ott

Paolo Barbieri

Sessant’anni di fallimento del “potere al maschile” sono al fianco delle Donne nella loro giusta pretesa. Da oltre 4 anni elaboro una tesi della quale troverete sotto un’ampia sintesi. Sono disponibile ad approfondimenti e a discutere giuste e “necessarie” obiezioni.

Lettera aperta all’
ASSEMBLEA DELLA RETE DELLE DONNE PER LA RIVOLUZIONE GENTILE

(mi è valsa l’invito, unico ometto, alla 1a Assemblea Nazionale della Rete tenutasi a L’Aquila nel nov.11, ammesso ai lavori della sezione “incompiuta democrazia”)

Care amiche rivoluzionarie e gentili
se esiste una sezione maschile della vostra rete, mi piacerebbe proprio farne parte per poter partecipare nella vita almeno ad uno di quei movimenti e/o eventi che hanno segnato nella storia l’evoluzione dei popoli, provocando balzi repentini nel suo dispiegarsi.

Ma… ma se davvero avete intenzione, come ho letto sul vostro sito, di affidare le vostre ansie rivoluzionarie alla dialettica partitica parlamentare, per come essa si dipana mediocremente nei nostri palazzi, dubito che possa avanzare a balzi repentini, ma piuttosto a passi di lumaca e di gambero, con pesanti compromessi a perdere, fino a frustrare nei contenuti e nei tempi, le pur fondamentali e mature richieste e aspettative.

A meno che …a meno che i partiti ai quali vi rivolgerete, che sono anche i miei, non decidano di tornare a guardare alla cittadinanza, abbandonando la prassi della ricerca ad ogni costo di accordi di vertice, anche chiaramente contraddittori e deludenti, preconizzando a questo modo anche un successo elettorale capace di dare al Paese, finalmente, una guida progressista coesa e libera da compromessi invischianti, attingendo largamente al “non voto”.

Non mi sfugge il fatto che la rivoluzione che perseguite sia prettamente o prevalentemente di “genere”, ma mi domando e vi domando quanto essa sia possibile in una repubblica tanto bisognosa di una rivoluzione generalista. E la mia risposta è che non possano viaggiare disgiunte.

Personalmente da anni cerco sbocchi al mio insofferente animo rivoluzionario democratico e nonviolento. E sono convinto di averli trovati dentro la nostra perfetta Costituzione. E mi piace definire con un ossimoro la mia rivoluzione “Costituzionale”, ma potrebbe indifferentemente chiamarsi Gentile o Mite o Dolce, che non prevede ne violenza ne illegalità.

Se non vi ho già stancato, provo a farvi partecipi del mio disegno, che nel tempo, pur avendo trovato eccellenti estimatori (anche documentabili), non ha invece trovato autori in grado di attuarla. Chissà che non possa essere la proverbiale concretezza femminile a precipitarla nella nostra realtà, da tempo in attesa.

E perchè accada, basta infine soltanto esercitare concretamente la COSTITUZIONE, non solo amarla, difenderla, stimarla: SOLTANTO ESERCITARLA, brandendo decisamente gli articoli che consentono la DEMOCRAZIA DIRETTA. E cioè:

1 – La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

71 – Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno 50mila elettori, di un progetto redatto in articoli

50 – Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità

40 – Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano

Sono ben consapevole che l’art. 71 non ha prodotto finora una benchè minima leggina. Per 2 motivi: l’arroganza del potere che non vuole interferenze dal basso e fagocita referendum come noccioline, e i numeri esigui dei proponenti e sottoscrittori, siano 50 o 400 mila (Grillo), che non potevano, per questo, fregiarsi della qualifica di “Popolo Sovrano”.

Ora perchè una rivoluzione sia tale, deve provocare cambiamenti significativi e apprezzabili da subito (o quasi) per qualità e quantità, per cui NON una sola proposta di legge secondo il 71, ma una decina di proposte generaliste, le più attese dalla cittadinanza, le più promesse e disattese dalla casta politica, a recupero e difesa della qualità della democrazia e della nostra dignità, e altre di genere, care alle donne e non solo. Proposte sottoscritte singolarmente da 100 mila elettori per soddisfare largamente la norma, e sostenute nell’insieme (insieme che mi piace chiamare “Le tavole delle leggi della Società Civile) nella forma semplificata della “petizione popolare” (art 50), da almeno il 25% + 1 degli aventi diritto al voto, circa 12 milioni di firme. Misura che dà consistenza concreta e reale a un importante enunciato, LA SOVRANITA’ APPARTIENE AL POPOLO (art. 1). Fatto che si evince dall’art. 75: “il referendum è valido se si reca al voto il 50% + 1 degli aventi diritto e passa, SCONFESSANDO  il Parlamento, se la metà + 1, cioè il 25% + 1degli aventi diritto, vota sì (anche se l’altro 25% vota no). Mi rendo conto che si tratti di una interpretazione ardita, ma non campata in aria e nelle corde di un Popolo costretto dalla “casta”a brandire la Costituzione per liberare il Parlamento dai barbari per recuperare la propria dignità troppo offesa.

E non ditemi che sono troppe in tempi in cui quasi ogni giorno migliaia di persone consumano suole e speranze in manifestazioni pulviscolari purtroppo sempre fini a se stesse (se va bene), non ditemi quando il 13 febbraio eravamo un milione, non quando in 28 milioni siamo andati al voto referendario, ne quando alla parola “rivoluzione” su FB rispondono decine e decine di comunità, ne quando l’aventino elettorale lucido e razionale vale GIA’ 12 milioni di voti (Demos), ne quando la sfiducia e il disprezzo per la casta politica supera il 90% nella cittadinanza: Raccogliere firme sotto una petizione a sostegno è meno impegnativo e pesante e difficile e costoso di tutto questo.

E se il potere vorrà ancora ignorare o sfoggiare il massimo dell’arroganza, ebbene allora l’art. 40 darà la stura a una grande e unitaria manifestazione popolare non più fine a se stessa, ma con obbiettivi chiari precisi definiti e ottenibili, con l’autorità e l’utorevolezza della Costituzione e del Popolo Sovrano che, esercitandola, ne pretende il rispetto pieno reale e concreto. Se del caso anche reinventandosi il “conclave”di medioevale memoria, quando i sudditi papali, non certo fulgido esempio di progressismo ne figli di una RESISTENZA LIBERATRICE, costrinsero a pane e acqua i grandi elettori con un assedio non violento, ma ermetico, fino all’avvenuta elezione del nuovo papa.

Paolo Barbieri    328 48 66 424              la spezia            27/10/11    paolobrigola@libero.it

p.s ad una versione più ampia e dettagliata un importante esponente del governo Prodi ha risposto con una breve lettera MANOSCRITTA su carta intestata (che posso riprodurre), il compianto prof. Vittorio Grevi, docente di diritto all’università di Pavia ed editorialista del Corriere con una telefonata emozionante ed entusiasmante (che non posso riprodurre), il prof Ugo Mattei dell’università di Torino e San Francisco, in prima linea nei referendum sull’acqua con 3 mail (riproducibili), mostrandomi approvazione e interesse.

Ovviamente anche numerosi cittadini meno noti, ma altrettanto acuti, con prevalenza categoriale di docenti e insegnanti.

E se è vero che i vanneggiamenti di un comune cittadino qualunque possono essere ignorati come insignificanti, difficile fare altrettanto con i pareri dei sigg. di cui sopra. Per questo non posso deflettere dal perseverare nella divulgazione e nella ricerca.

Spero in una meditata risposta nel merito e non il semiautomatico cestino delle spam. Meditata con mente aperta, orientata alla ricerca della via più efficace per la RIVOLUZIONE GENTILE (o mite, dolce, costituzionale) chiunque ne sia il proponente, anche ben altri da sé. E se sarà stroncatura, non sarà la prima ne l’ultima e continuerò a cercare l’autore perchè, con tutto l’ottimismo della volontà che mi è possibile, non riesco a credere che una Rivoluzione a misura di donne e di popolo  possa uscire da un Parlamento bivaccato dalla casta, senza la determinata e incoercibile pressione della SOCIETA’ CIVILE, finalmente consapevole della propria SOVRANITA’ COSTITUZIONALE.

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