L’eperienza di politica istituzionale attraverso il collettivo civico delle Donne di Torino

10 Ott

 Pierangela Mela e Maria Cristina Migliore

La nostra storia

Il Collettivo Civico Donne per il Comune di Torino (CCD) è nato ad ottobre 2010 per occuparsi delle elezioni comunali della primavera 2011. Il CCD è formato da donne che fanno parte di associazioni di donne di Torino e da donne senza appartenenze. Esso rappresenta lo spazio attraverso il quale le donne delle associazioni e non si confrontano circa la politica istituzionale e costruiscono iniziative per incidere nel Governo della Città.

Come scrivevamo in un documento di inizio 2011 “Il collettivo civico di donne è una pluralità di soggettività, ricco di differenze, un noi che non si sente rappresentato, un noi che non vuole solo più discutere: vuole poter decidere. Il collettivo si propone come un noi soggetto politico che ha il progetto di impegnarsi nel come fare cose rilevanti per il benessere nella nostra città, e condurre il proprio lavoro secondo pratiche politiche ed esistenziali che provengono dal movimento delle donne e dall’associazionismo femminile.”

Nello stesso documento traspare sia il nostro desiderio sia la nostra immaginazione per una democrazia partecipativa ad alta rappresentatività, che sappia valorizzare le risorse di pensiero, di capacità, di pratiche delle donne, che sia basata su cooperazione e progettualità condivisa, relazioni e decisioni partecipate, diretta a generare scelte politiche economicamente e ecologicamente sostenibili. Sentiamo inoltre di voler essere eredi responsabili delle donne che ci hanno preceduto nell’ impegno di sostegno alla società:

  • “Pensiamo che le strade giuste e le decisioni efficaci siano il risultato di una partecipazione di molte e molti. Pensiamo che in questi anni il potere sia stato concentrato in poche mani, prevalentemente maschili, e che questo potere di pochi abbia contribuito alla crisi economica e politica in cui viviamo. Pensiamo che ci sia un nesso tra l’esclusione (e la distanza volontaria) delle donne dalla gestione della cosa pubblica e la scarsità di risorse, che è anche un cattivo uso delle risorse che abbiamo.
  • Pensiamo che la democrazia basata sulle pari possibilità di accesso e gestione del potere per donne e per uomini sia preferibile alla democrazia a bassa rappresentatività. Pensiamo che raggiungere il centro della politica sia la prosecuzione dell’azione di civiltà voluta a costo della vita dalle partigiane, proseguita con forza dalle costituenti, attuata da ogni donna consapevole con il lavoro dentro e fuori casa a tenace sostegno della società, di cui vogliamo essere eredi responsabili.
  • Pensiamo che in questo momento si possano e si debbano immaginare scelte politiche economicamente ed ecologicamente sostenibili: un nuovo modo di vedere la città, di organizzare i servizi e creare benessere, un nuovo modo di produrre, che ponga al centro la cooperazione, la progettualità condivisa, le relazioni,  le decisioni partecipate e l’innovazione sociale.
  • Pensiamo sia un grave errore del centro-sinistra concentrarsi prevalentemente sull’individuazione di candidati uomini alle prossime elezioni politiche, perché siamo convinte che il protagonismo femminile sia forza trasformatrice della società. Pensiamo che sia il momento di dare valore alle capacità, alle specializzazioni, alle conoscenze che ci caratterizzano per formazione e per scelta, ma anche per i lavori che svolgiamo.”

Le nostre attività

Questi due anni di attività ci hanno viste dapprima impegnate a svolgere un ruolo attivo nella campagna elettorale comunale per promuovere le donne e poi nei rapporti con la Giunta di Fassino e nell’allargare la nostra attività sul territorio del Comune.

Nel prepararci alla competizione elettorale con l’obiettivo di aumentare il rilievo delle donne nel Governo della Città abbiamo discusso la costituzione di una lista civica di donne, la presentazione di una candidata sindaca per le primarie del centro-sinistra, la presentazione di una lista civica di una sindaca donna (fuori dalla coalizione), la promozione di candidature di donne nei partiti del centro-sinistra. Quest’ultima operazione è andata in porto, come diremo meglio più avanti. Le altre iniziative hanno invece trovato diversi ostacoli. L’analisi che abbiamo fatto circa la mancata realizzazione di quegli altri progetti conduce al seguente elenco di fattori. In primo luogo sembra di poter osservare che l’appartenenza al partito sia prioritaria rispetto all’appartenenza al movimento delle donne (nel nostro Collettivo un numero significativo di donne non è iscritto ad alcun partito e alcune non si riconoscono in alcun partito, ci sono donne appartenenti prevalentemente ai diversi partiti del centro-sinistra, ma saltuariamente anche donne del Movimento 5 stelle e del PDL;) e quindi i progetti relativi alla creazione di liste civiche suscitano la preoccupazione di sottrarre voti ai partiti di appartenenza. In parte connesso con ciò, vi è l’incertezza e la difficoltà di avere una progettualità efficace ed incisiva. Il terzo ostacolo è rappresentato dalla facilità con cui esprimiamo le critiche in uno spirito più incline a demolire i progetti proposti piuttosto che indicare con spirito propositivo la via per migliorarli.

L’insuccesso dei tentativi iniziali (organizzare una lista civica con una nostra sindaca) ha prodotto divisioni e allontanamenti di alcune donne dal CCD. Dopo le primarie della coalizione del centro-sinistra vinta da Fassino – primarie a cui ha partecipato con il voto solo una parte del CCD – l’attività del Collettivo si è quindi orientata alla promozione delle donne del movimento all’interno delle liste dei partiti della coalizione di centro sinistra. La richiesta ai partiti di accogliere donne del movimento nelle liste è stata giustificata dal convincimento che il contributo delle donne alla politica istituzionale può essere più importante se le donne candidate sono portatrici di uno sguardo di genere. Il Collettivo ritiene che non sia sufficiente la logica del 50&50: è invece necessario essere donne consapevoli della differenza di genere. Il risultato ottimale sarebbe avere il 50% di donne nelle assemblee elettive, tutte provenienti dall’esperienza maturata nel movimento delle donne.

Dopo incontri con le segreterie dei partiti del centro-sinistra per chiedere di inserire nelle liste donne legate al movimento delle donne, in prossimità delle votazioni elettorali il CCD ha redatto una lista di donne presenti nelle liste dei partiti della coalizione del candidato sindaco Fassino, donne in relazione con il movimento delle donne cittadino. Due donne sostenute dal CCD sono state nominate Consigliere del Comune di Torino. Tuttavia i Consiglieri sono ben 32 e le Consigliere solo 8 (di cui tre della minoranza). Ha ottenuto un buon successo elettorale forse più chiaramente – ma non esclusivamente – ascrivibile al sostegno del movimento delle donne una di noi, Mariagrazia Pellerino.

L’appartenenza partitica sembra essere stata messa in secondo piano quando si è trattato di fare lobbying per sostenere la candidatura di Mariagrazia all’Assessorato ai Servizi Educativi. Così oggi abbiamo in Giunta Comunale un’assessora con una lunga e consistente attività nel movimento delle donne, dunque in relazione con molte donne, e che con il movimento condivide pratiche e linguaggi. Questo è valutato come un grande risultato di cui già abbiamo iniziato ad apprezzare gli effetti, come diremo tra breve.

Insediata la Giunta, il CCD ha promosso le candidature di donne del movimento agli incarichi di secondo livello, ovvero nei Consigli di amministrazione delle Società partecipate del Comune, informando sui bandi e facendo circolare altre informazioni utili al fine di comunicare al Comune la disponibilità a questo tipo di incarico da parte di un numero elevato di donne che potesse consentire di caldeggiarne la nomina. Su questo tema abbiamo anche chiesto e ottenuto un incontro con il sindaco Fassino. Oggi le donne del CCD nei CdA delle Società partecipate sono cinque. Inoltre l’intero CdA di una partecipata risulta formato da tre donne: una presidente e due consigliere .

A seguito di un gravissimo episodio che ha visto una giovanissima ragazza vittima della cultura patriarcale ancora diffusa in troppe famiglie, ma artefice di calunnie ai danni di un campo di Rom nel suo quartiere – che ha innescato uno dei fatti più gravi mai accaduti in Italia di attacco alla Comunità dei Rom – il CCD ha iniziato a costruire una relazione con le donne di quel quartiere a partire dalla relazione che il CCD aveva iniziato a costruire con la Presidente di Circoscrizione in fase pre-elettorale pochi mesi prima in occasione degli incontri con le segreterie di partito. Il senso di questa attività è quella di avvicinarci a diverse realtà cittadine e allargare lo spazio delle relazioni del movimento delle donne.

Cercare di fare cose rilevanti per il benessere della nostra città come ci eravamo poste all’inizio della nostra attività di CCD è però complesso.

Il Comune di Torino è tra i comuni italiani con il maggior debito pubblico ed inoltre un atto del Sindaco di fine 2012 – in autonomia rispetto alla Giunta – ha condotto il bilancio del Comune fuori dal Patto di Stabilità. Ciò ha avuto conseguenze gravi proprio sui servizi educativi, in particolare sui nidi d’infanzia che avevano una parte del personale con contratto a tempo determinato, non stabilizzato dalla Giunta precedente. I Comuni che escono dal Patto di Stabilità non possono assumere personale per un anno, e dunque neppure rinnovare i contratti di lavoro a tempo determinato.

L’assessora ai servizi educativi – Mariagrazia Pellerino – ha dovuto quindi procedere ad affidare nove asili nido, su 91, all’esterno. Mariagrazia ha condotto questa operazione tra notevoli difficoltà e attacchi mediatici senza tregua. Alla fine la soluzione individuata è stata quella della concessione del servizio ad alcune cooperative per alcuni anni con la sua richiesta andata in porto,  di applicare un trattamento economico del personale più favorevole di quello solitamente proposto dalle cooperative e tale da risultare  pressoché  inalterato rispetto al trattamento del contratto precedente previsto dal Comune,  così come di estendere il progetto pedagogico sviluppato con successo nel tempo dal qualificato personale educativo del Comune per i suoi nidi d’infanzia.

Si segnala che il movimento delle donne ha avuto difficoltà a dibattere questo tema e quindi anche il CCD. Ci siamo trovate indebolite dal fatto che discutere nel merito le diverse opzioni esaminate dalla Giunta potesse essere letto come un attacco a Mariagrazia, già sotto pressione da parte di colleghi (maschi) dello stesso partito, oltreché di alcune donne – insegnanti e madri di bambini frequentanti i nidi, sindacaliste, etc..

Così la discussione si è svolta in modo cauto e senza poter davvero entrare nel merito. Inoltre questa vicenda dei nidi ha nascosto altre importanti iniziative realizzate su altri fronti  da Mariagrazia perché ogni spazio di scambio era occupato da questo tema.

Nel periodo di sovraesposizione mediatica di Mariagrazia, caratterizzato da una prolifica tendenza alla critica del suo operato, Mariagrazia ha avuto difficoltà a mantenere inalterata la relazione con le donne del Movimento e ha sperimentato una severa forma di isolamento. Le donne del movimento la sentivano lontana e lei sentiva lontano il movimento da cui proveniva che l’aveva fortemente sostenuta pochi mesi prima. Solo quando la situazione si avviava definitivamente verso una soluzione è stato possibile organizzare un significativo e appagante momento di restituzione dell’operato di Mariagrazia a un anno dal suo insediamento.

Ora stiamo organizzando un incontro con le cinque assessore della Giunta Comunale a cui vogliamo rivolgere alcuni interrogativi per conoscere più direttamente quali sono i loro orientamenti nei rispettivi campi di competenza, con particolare attenzione alle questioni che incidono maggiormente sulla vita delle donne. L’obiettivo è costruire una relazione tra le cinque assessore  comunali e le associazioni del movimento delle donne di Torino.

La nostra esperienza maturata fino ad oggi ci conduce a domandarci quanto siamo libere di dibattere se siamo condizionate dal timore di criticare una Giunta di centro-sinistra. È difficile esercitare liberamente il proprio diritto alla critica perché per molte di noi il centro sinistra è da salvaguardare di fronte al rischio di indebolirlo e così facendo rischiamo di rafforzare movimenti emergenti o il centro-destra.

E’ anche vero che costituisce un altro punto di debolezza, questo di natura endogena, la scarsa propensione delle donne a mettersi in gioco e la tendenza a lasciar sola chi di noi ci prova.

Così al momento il nostro desiderio di realizzare una democrazia maggiormente partecipativa è in parte frustrata. Ci stiamo interrogando su  come fare a far circolare maggiormente le informazioni e a dibattere tra di noi, a essere di più e a essere più forti.

Di fronte alla profonda crisi che sta attraversando la città – e con essa il paese – avvertiamo il desiderio e bisogno di un maggior coinvolgimento e rapporto con la politica istituzionale.

Torino, 4 ottobre 2012

 

 


[1] Questo documento rappresenta una nostra personale lettura dell’esperienza del CCD.

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