Un elenco, dopo Paestum

10 Ott
Salve, sono Paola Bono. Quello che segue è un elenco, provvisorio e incompleto, e temo non del tutto coerente, di mie impressioni, citazioni, riflessioni dopo la due giorni di Paestum. Mi spiace se a volte non sono riuscita a ricordare il cognome o il nome o entrambi delle donne cui faccio riferimento; eravamo tante anche a parlare e non sempre era possibile seguire appieno. Ringrazio in anticipo chi vorrà integrare. In un tentativo di ordine, ho cercato di organizzare il tutto intorno a tre nuclei.1) Comincio da una questione “annosa” (inevitabile doppio senso), il rapporto tra donne di età diverse, spesso molto diverse.

Mi è sembrato importante l’invito di Eleonora a ragionare in termini di “generazioni politiche” e la sua proposta di dirci tutte “femministe storiche”, dunque appropriandosi – per sé e per donne di ogni età – di questa definizione, in base a una assai sensata considerazione: che la storia non è finita, che a Paestum tutte eravamo nella storia, nella storia del mondo in cui tutte viviamo e certamente e in primis nella storia del femminismo.

Che, anch’esso, non è morto, ma anzi, come ha detto Lea Melandri, ha saputo suscitare passioni durature. E questo – ha detto una donna di variegata appartenenza, che ora vive a Bologna – malgrado esso sia stato forse il movimento più demonizzato, ridicolizzato e in vario modo aggredito. Aggiungendo, balsamo per le mie orecchie, che lei non era arrivata al femminismo e a Paestum per caso o per astrali combinazioni, ma perché molto era stato fatto e tramandato, perché c’erano libri, documentazioni, archivi e biblioteche, e donne vive e attive che ancora si battono. E dunque, che chi è venuta prima la smetta di fustigarsi e di lamentare iati e perdite – la trasmissione, o forse meglio la comunicazione, è avvenuta.

Ho dissentito, e già l’ho detto a lei, da un punto sollevato da Mercedes Frias – di cui ho complessivamente apprezzato l’intervento: e cioè che la “norma” di Paestum fosse la donna di colore bianco sessantenne e che dei suoi problemi si fosse parlato. In quanto donna di colore bianco di 66 anni, so che tra i miei problemi più importanti ci sono il fatto che il corpo mi abbandona, che ho dietro di me molta vita (bella e brutta) e molta esperienza, ma davanti non tanto tempo in cui fare o sperare di fare ancora, e che più che angustiarmi per la cura da elargire a genitori e figli, devo cominciare a pensare alla cura che presto mi servirà. Di questo (sia chiaro, non è una rivendicazione, tutto è stato per me importante) non si è parlato affatto, se non nella rapida formula proposta da Maria Nadotti, precariato/precarietà della vita.

2) Due provocazioni feconde su cui riflettere:

la prima si deve alla stessa donna di cui ho appena detto, ed è un invito (più interrogativamente formulato anche in un gruppo da Emma Baeri) a ragionare per sottrazione e avere il coraggio dell’irresponsabilità – lasciamo collassare il paese, poi sapremo rimetterlo a posto;

la seconda è di Alberighi di Verona, che propone di riconoscere agli uomini la competenza nei lavori manuali, affidando loro la manutenzione delle fogne, la coltivazione dei campi, eccetera – e liberandoli dalla gestione del denaro e dalle responsabilità del potere, in cui si sono dimostrati decisamente inetti.

3) Sul 50 e 50, che tanto spazio e tempo ha preso.

Senza stare a riprendere il tanto già detto, non credo di voler mandare genericamente delle donne nei luoghi in cui si decide, forse potrei volerci mandare delle donne femministe, sulla base di un legame riconosciuto e di comuni intenti. Dunque ho bisogno che si esca dall’astrattezza di una formula numerica per dire io; io ci voglio andare, io ti chiedo di sostenermi – perché? a che fine? con che pratiche comuni?

E però – anche su questo ho dei dubbi, almeno riguardo ai luoghi della politica istituzionale (parlamento, regioni, comuni…); oggi che questi luoghi sono al massimo del degrado e al minimo del prestigio, oggi che sono e sono visti come una cloaca, voglio davvero mandarci delle donne femministe, che stimo e con cui creo un legame? Voglio mandarle nella cloaca e ripulirla in situazione tragica?

Allora forse meglio limitarsi alla “riduzione del danno” senza lottare in prima persona per chiedere una inclusione che comunque si è avviata e anzi ci viene chiesta (venite nella cloaca a coprire la marciscenza!), votando per uomini e donne – quando comunque ci siano – che danno qualche garanzia minima di onestà e competenza.

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