Alcuni nessi sono mancati

11 Ott

Lea Melandri

Sono d’accordo con Anna Picciolini  (“Perché ora sono più forte”) che su alcuni temi, indicati nella Lettera di invito, nelle due assemblee plenarie si è discusso poco o niente: “Non si è parlato della violenza sulle donne, non si è parlato quasi per nulla di corpo e di sessualità”. Ma non si può certo dire che il corpo nelle tre giornate in cui siamo state insieme, tra discussioni, pranzi, passeggiate, abbracci, balli, sia stato assente. C’era nelle emozioni più intense, dagli applausi alle braccia alzate, alla modulazione della voce, e c’era nel sedimento di esperienze personali e politiche che si avvertiva anche dietro i discorsi più teorici. E’ mancato invece nella specificità delle analisi e delle pratiche delle donne che, individualmente o collettivamente, lo hanno messo al centro del loro interesse. Essendo io tra queste  -dico spesso che se tolgono la parola ‘corpo’ dai miei libri il loro spessore si dimezza-, ammetto di aver avuto in alcuni momenti la tentazione di far presente questa mancanza. Se mi sono trattenuta è perché, come ha detto Viola del gruppo “Ke casa” di Roma, capivo che l’attenzione era rivolta ad altro.

Eppure sappiamo che se la forza, l’intelligenza, la creatività femminile stenta ad affermarsi nella vita pubblica, dove le donne oggi sono quantitativamente più presenti che in passato, è perché un dispendio enorme di energie si incanala ancora nelle relazioni più intime. Legittimarsi un proprio desiderio sessuale, per chi è stato per secoli solo oggetto del desiderio dell’altro, riconoscere nell’amore, così come lo abbiamo conosciuto, l’impronta del potere che un sesso ha esercitato sull’altro, sono cambiamenti che richiedono un tempo lungo di riflessione, presa di coscienza, pratica collettiva. Se della sessualità si è parlato a lungo nei gruppi di autocoscienza degli anni ’70, quando ancora era prioritario separarla dall’obbligo procreativo, l’amore –per un uomo, per un figlio, per un’altra donna-  si può dire che è rimasto per il femminismo un tabù, un’esperienza in cui per così dire “le acque si confondono”, e che per la sua contraddittorietà e ambivalenza sfugge alle semplificazioni della politica, anche di quella più anomala che contraddistingue il movimento delle donne.

Non era difficile immaginare che, ponendo il “vivere” come finalità prima di una “rivoluzione necessaria”, sarebbe passata in ombra la riflessione, tutt’altro che esaurita, sull’ambiguità di una dedizione femminile all’altro in cui ancora si confondono amore e lavoro, affetti e potere dell’indispensabilità. Qualcosa nel merito sicuramente è stato detto nei gruppi del pomeriggio di sabato, ma un’analisi capace di addentrarsi così a fondo nel vissuto personale non poteva essere portata in un’assemblea la cui aspettativa, come si è visto, era di trovare una pratica politica comune, fatta di ascolto e presa di parola-, condizione necessaria per confrontare, senza farsi la guerra, anche contenuti e obiettivi diversi.

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Una Risposta to “Alcuni nessi sono mancati”

  1. Donatella Proietti Cerquoni 12 ottobre 2012 a 20:49 #

    Da lontano, senza essere potuta venire ma avendo seguito in tutti i modi possibili, la mia sensazione (non è di più) è che c’è stata una necessità a superare il resto, quella di rappresentarsi l’un l’altra. Per cominciare a comunicare nella complessità delle tante realtà che oramai contraddistinguono le donne; per superare gli ostacoli delle differenze e farne, come diciamo da tanto, una ricchezza. La mia impressione è che questo intento non dichiarato, forse nemmeno tanto conscio nelle proposizioni che hanno dato vita all’evento, sia riuscito alla perfezione. Lo sento dai post, lo vedo dalle foto, lo percepisco nei video. Vi siete (ci siamo) conosciute, ri-conosciute. E’ moltissimo, è un obiettivo politico. Il resto si farà.

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