Nodi da svolgere. Assenza della sessualità e esitazione sul riconoscimento tra donne

11 Ott
Danila De Angelis, Roma.

Nodi da svolgere dopo Paestum:Assenza della sessualità dal dibattito e Esitazione e conflitto rispetto al Riconoscimento tra donne .
Molte erano le prospettive da cui arrivare a scorgere l’orizzonte della rivoluzione femminista alle prese con la sfida del presente. Quindi, e a partire dal ringraziare tutti i contributi già pervenuti, vorrei aggiungere alcune considerazioni sull’incontro ,riportando dagli appunti in “ corsivo” le parole per me più significative emerse dagli interventi.
A Paestum sono arrivata con quello che da tempo è un mio desiderio .Un desiderio di prendere di petto senza reticenze i nodi dell’efficacia e dello scacco delle nostre pratiche e trovare una parola femminile sulla via d’uscita dal disordine creatosi con la morte del patriarcato come ordinatore universale del vivere. Pensare in presenza con agio e in grande. Aspettative alte da investire nel confronto e nel conflitto, a tutto campo, radicate nella comune ricerca di rivoluzione dell’ordine che in ogni ambito di esistenza sa solo riproporre antiche-nuove schiavitù, solitudine,impotenza e, più di tutto, perdita di senso. La scelta proposta di tornare eliminando relazioni , in libertà ma radicate nell’ascolto che attiva nuove riflessioni,autofinanziandoci e contrattando costi accessibili e le migliori condizioni per ogni disponibilità economica , ancor più mi ha convinta in quanto rispondente al taglio politico del testo proposto,(e rafforzato dal fatto che da anni la pratica delle tavole rotonde, dei convegni con relazioni e interventi precostruiti slegati dalla contingenza ,della presenza ridotta a platea, ha egemonizzato anche molti incontri tra donne) . Aspettativa che non è stata delusa, anzi l’esercizio di questa possibilità altra, la esperienza concreta di poter affrontare la portata della sfida in campo è un guadagno importante che portiamo a casa tutte, per tutte e tutti.

Guadagno di realtà che ha messo in luce nodi politici che necessitano di essere affrontati . Una occasione di libertà ,libertà che per me non è un obiettivo da perseguire o da rivendicare, ma esercizio, che muove da sé non in risposta-reazione alla mossa dell’altro, ma che fa leva nel proprio centro e agisce. “Quando una parte del corpo è tenuta ferma , per ritornare alla condizione di padronanza di corpo e movimento, non insistere nel contrastare direttamente la forza che arresta la parte,ma operare due spostamenti: uno di Visione-mettersi al centro dell’azione: spostare attenzione dalla mossa e dalle possibilità messe in campo dall’avversario ,per arrivare ad avere consapevolezza di tutte le altre parti libere dal blocco, di tutte le direzioni di possibile movimento da produrre per ritrovare proprio centro da cui far partire l’azione. L’altro d’azione, Trovare la forza ,Mantenerla a disposizione ,non disperderla: Individuazione dell’origine della forza da mettere in gioco(quella che viene dal radicamento nel proprio centro), Radicarmento nel proprio e attrazione –spostamento dell’avversario . Non subire né re-agire, sbilanciare l’altro radicata nel proprio.” Così una maestra di Aikido mi ha rappresentato il vantaggio di questa arte , ma anche di quel “ E’ già politica” che, spostandosi in un altrove-altrimenti , si è smarcato dallo scontro frontale di forze contrapposte, guadagnato dal femminismo originario(nell’originare nuovi spostamenti di senso, femminismo che è Storico, come le protagoniste, non per età anagrafica o generazionale, ma per aver prodotto un taglio e aperto un orizzonte imprevisto nella storia di donne e uomini) .
A Paestum si è proposto un ulteriore posizionamento del pensiero e dell’azione femminista, come rilanciato in plenaria e nel Gruppo di lavoro dove ero anch’io) da Ida Dominijanni :” ”.. Due sono stati gli spostamenti proposti 1. Parlare di auto rappresentazione e esperienza. 2 Spostare problema da rappresentanza , dispositivo che funziona con regole precise di neutralità,e stare al proprio Tempo” segnala la necessità per far guadagnare protagonismo femminile nelle scelte sulle condizioni di vita di ciascuna e di tutte, donne e uomini , è urgente fare i conti con la “Ritrosia delle donne a stare nel presente.. Stare a questo Presente già segnato da trasformazione femminile, nella crisi delle istituzioni moderno-patriarcali ,ha portato poco a guadagno per poca capacità di stare alla Sfida del Presente.
Trovare forme di protagonismo femminile altre da quelle proposte dal modello di delega proprio della politica istituzionale “ La politica ha un Tempo, questa dopo 40 anni è già Politica, saltare questo e saltare a RiFare la Cura del mondo segna poco la Trasformazione avvenuta.” e il punto di leva del presente “Oggi non è Centrale la Rappresentanza. Oggi è Morte della Rappresentanza. Ciò di cui abbiamo urgenza e necessità è di una Parola femminile pubblica che ridisegni il Campo,si mette in campo un processo che trasforma” . Coraggio e responsabilità, a partire da sé e in prima persona ovunque collocata, che non rivendica riconoscimento ma prende autorizzazione all’agire dando riconoscimento alla parola e alle pratiche femministe : “ Non c’è muro dai Mass-media,problema è Come diamo Autorità a nostre pratiche e a nostro pensiero”.
Anche da molte è stata segnalata questa necessità e questa urgenza: Annarosa Buttarelli “ La lettura del Presente abbandona ogni politica di rappresentanza , tutti movimenti misti hanno messo in discussione rappresentanza come efficace strumento di partecipazione alle decisioni comuni, la politica di rappresentanza di genere è troppo poca cosa. La richiesta del 50/50 ha senso solo come figura che allude a Equità: troppo povero rispetto a quello che è già Presente. La Politica della Rappresentanza di Genere , secondo cui la quantità cambia la situazione, è inerte e inefficacie. il Potere si mangia le quantità”. E , a partire dalla sua esperienza in Senato, Marialuisa Boccia “C’è poco confronto su quali conflitti affrontare valutando guadagni e perdite . Far fruttare politica delle donne in tutti i luoghi dell’esperienza, ma i conflitti sono vissuti ancora come ostacolo. Su Rappresentanza ho cambiato posizione, dopo esperienza Senato 2006, molte energie e scarsa modificazione, per Giustizia Paritaria che fa Ingiustizia. Occorre un Confronto con donne che fanno politica in direzione di Parità su quali guadagni, modificazioni, ostacoli in termini di Libertà nella relazione con uomini e non Adattamento a uomini. Necessità del conflitto tra donne sia Premessa e non un’Ostacolo”.
Questa sfida è stata raccolta non da parte di tutte le intervenute, anzi per me è stato rilevante il silenzio, l’omissione di esperienze politiche ,anche da parte di Eleonora Forenza , responsabile Dipartimento Conoscenza del PrC , che nel suo intervento sul rapporto tra generazioni nel femminismo non ha menzionato la sua già Presenza nella dirigenza politica del PrC ,come esperienza di rappresentanza di una femminista storica contemporanea. Mi sarebbe stato utile anche una sua messa in parola del passaggio che evidentemente l’ha portata a Paestum, da posizioni molto distanti in cui si collocava qualche anno fa proprio in un incontro tra l’allora appena eletta Segretario Generale Susanna Camusso e le giovani autrici di un numero sul Lavoro di DWF, , dove l’ho conosciuta. In quel contesto dove molte sostenevano le posizioni della Segretario che affermava che “ il femminismo nulla aveva detto sul lavoro, che bisognava recuperare l’emancipazione e il noi di genere” i suoi interventi sostenevano questa interpretazione politica. A Paestum poteva darsi una occasione per tutte noi importante per comprendere , da una esperienza viva , le reali condizioni di praticabilità della nostra pratica in quella posizione decisionale e quali considerazioni politiche possono portare alla nostra pratica giovani che si muovono in un partito.
Rimosso c’è stato ma non quello che ha sottolineato Mariella Gramaglia :”Da parte del femminismo , anche qui, sembra ci sia un rimosso: SNOQ .“ ma , per me, c’è stato un rimosso del racconto e della messa in campo dell’esperienza concreta fatta all’interno di SNOQ proprio degli ostacoli e delle disattese politiche in merito ad una migliore e più agevole messa in rete della forza delle donne. Una omissione su una pratica vissuta che invece poteva far luce , per verifica sul campo, su quello che fa ostacolo al protagonismo femminile nella relazione tra donne.
Mi riferisco al rimosso conflitto politico, proprio sulle pratiche di relazioni “in rete” e dei percorsi decisionali e di rappresentanza, che ha investito SNOQ, assente nelle riflessioni delle molte intervenute come pure , e per me ancora più importante , perché co-promotrice di Paestum, anche da parte di Lea Melandri che ne è stata protagonista politica autorevole ( per quanto mi è stato possibile capire dalle lettere-documenti scambiati tra le componenti i comitati di SNOQ di città significative della rete, sia in incontri pubblici a Roma- Casa Internazionale ). Rilevante perchè dalle stesse SNOQ è stata riproposta l’organizzazione “in rete” ( non quella telematica, ma di esperienze,delle donne che contribuirebbero a colmare il vuoto tra le rappresentate e le rappresentanti nella proposta 50/50 come forma nuova che garantisca una partecipazione alle decisioni da prendere) omettendo che questa strada già da qualche anno è stata esperita all’interno di SNOQ, con esiti opposti che hanno portato al dissenso di donne autorevoli di quel movimento , con ostacoli e scacchi nella pratica tra donne che sarebbe stato molto utile e in tema nel confronto.
Come negli interventi in plenaria e nel Gruppo di lavoro ho cercato di segnalare, un’altra reticenza riguarda sempre la difficoltà di agire come risorsa il conflitto tra donne , quando l’ambizione soggettiva si misura con le condizioni date dal contesto che non le prevede, ma anche quando tra donne si fronteggiano i due ordini interpretativi del senso della politica, sul come e dove va messa a guadagno la forza ricevuta dalla relazione, la qualità del vincolo che si sceglie di agire.
Nei miei interventi ho cercato di interloquire con queste donne sul misurare l’efficacia della strategia che propongono, non secondo i parametri di rapporto di forza e di schieramento, ma sulla praticabilità del tenere insieme il proprio desiderio di affermazione e protagonismo con il radicamento nell’autenticità di sé, intendendo il luogo del partire da sé trovato e misurato nella relazione che ha prodotto la rivoluzione di senso che è stato il femminismo: relazione di fiducia, lealtà, non strumentale , un vincolo che dà libertà. Ho chiesto a loro se onestamente possono credere che questa condizione di Autonomia di pensiero (richiamata dalla stessa Melandri in conclusione dell’incontro)possa essere agibile e compatibile mantenendo inalterata, se non per composizione di genere , la pratica di potere della presente realtà dei rapporti tra uomini, e tra uomini e donne nel sindacato e negli altri luoghi a rappresentanza . Come me queste donne sanno quanto quelle strutture siano organizzate per strumentalità e quanto il tradimento sia pratica politica quotidiana, per opportunismi maschili e femminili miranti ad acquisizioni strettamente personalistiche e di affermazione di potere ( anche se, fortunatamente, nessuna struttura di controllo arriva alla totale esclusione delle eccentricità) e da loro mi aspettavo una presa di posizione coraggiosa anche solo nel mettere in comune il loro sapere ed esperienza nel cercare di essere sindacato in prima persona nella differenza e contare nelle decisioni della politica del lavoro.
Proprio perché nel testo per Paestum era chiara l’individuazione del taglio con cui si voleva porre la problematica più generale della visibilità-rappresentazione della differenza femminile più in rapporto all’ auto rappresentazione-rappresentanza in relazione alla problematica del riconoscimento -protagonismo delle donne, sono stata delusa dalla pratica messa in atto dalle sostenitrici del 50/50, che molto credito trova nella CGIL (dove dagli anni ’80 con il gruppo del Venerdì della CdL di Roma prima, ora con relazioni duali, finora ho cercato di essere sindacato in una pratica di differenza ) anche da parte di donne che hanno storia di femminismo e precedenti posizioni avverse alle quote, o comunque alla politica paritaria, da cui mi aspettavo un ragionamento che desse conto di questo loro passaggio e delle valutazioni che hanno portato a privilegiare la rivendicazione paritaria.
Inoltre, lì a Paestum la reticenza- esitazione a esporsi e al praticare conflitto tra donne ha dato visibilità anche ad un’altra evidenza non interrogata, che vivono le donne inserite in luoghi di potere, per cui una volta accettata la strategia delle alleanze strumentali al raggiungimento di un sostegno quantitativo (che solo pesa in quelle strutture a maggioranza) alla battaglia di rivendicazione di occupare( quindi a sostituire uomini ) la metà delle responsabilità politico-organizzative della dirigenza politica, non è loro consentito neanche di concedersi luoghi franchi dalle ritorsioni , devono rinunciare all’altrimenti anche tra donne .
Dopo 40 anni ( ancora!) secondo me, troppa parte della riflessione sul come giocare la forza delle nostre pratiche e della nostra parola, è stata indirizzata a ridursi alla rivendicazione di Rappresentanza nei luoghi di potere istituzionali e della politica partitica. Anche la modalità di presa di parola (di accorta ritmazione di interventi, a intervalli e indipendenti da quelli precedenti, una ripetizione incessante e quasi invariata nell’esposizione di fondo, non contestuali né conseguenti agli stimoli proposti nel dibattito ,l’uso a effetto di parole significative (perché originate da pratiche radicali ) ma accostate o inserite in un ordine del discorso altro ed esterno al Primum Vivere posto al centro, mi ha fatto riconoscere una strategia , usuale nei luoghi decisionali patriarcali, da Lobby di pressione che le 50/50 propongono come prioritaria e vincente pratica da giocare nelle istituzioni date, ma evidentemente ritenuta utilizzabile indifferentetemente anche in un luogo-parola femminista.

Questa modalità, per me , oltre che riprodurre depistanti sprechi di intelligenza femminile, dimostra con forza l’urgenza di fare i conti con un nodo politico non più aggirabile del tra donne, quello del mancato riconoscimento, in primis di autorità e di efficacia politica, alla parola e alle pratiche originate dalla libertà femminile da parte delle donne, più e oltre che dagli uomini, e che resuscita il patriarcato attribuendosi un ruolo di riscatto che relega la differenza femminile nell’essere in svantaggio e non riconosce la realtà vivente dell’eccellenza da mettere in gioco come opportunità , nel presente disordine patriarcale. Inoltre la strumentalità della relazione come platea, strutturale nei luoghi misti, ,quando giocata tra donne produce un confronto sbilanciato verso il protagonismo femminile a scapito della radicalità che origina dalla misura data dallo stare in relazione, con esiti non diversi dall’appropriazione da parte maschile del linguaggio e della forza simbolica prodotta dal la soggettività femminile. Colgo una sollecitazione a non sottovalutare gli “effetti secondari” dell’utilizzare delle strategie di potere anche in Ida Dominijanni “Più che crisi della Rappresentanza è crisi del rappresentato. . C’è un tornaconto del patriarcato, un utile per gli uomini nel 50/50 di donne non protagoniste del Femminismo, cooptate e sradicate” presenti nel dibattito nella constatazione del non ritorno delle donne e della loro forza “ingoiate” dal potere e sparite alle precedenti relazioni.
In questo scenario il risultato portato a casa da Paestum è stato una conferma di rinnovato radicamento nelle pratiche originarie del femminismo, e proprio la pratica di una parola contestuale e di pensiero in presenza, hanno permesso di non confinare la discussione ad uso di questa particolare esigenza pre elettorale e permesso di dare l’avvio di un nuovo scenario per il femminismo dell’oggi,” ancora altrimenti ma non più in un altrove” dalla scena pubblica come egregiamente Ida Dominijanni articola sul Manifesto del 9 ottobre post Paestum.
L’unica a portare la sua esperienza nei luoghi della rappresentanza politica istituzionale, arrivando a tutt’altre conclusioni, Marialuisa Boccia “Sulla Rappresentanza ho cambiato posizione, dopo esperienza Senato 2006,.Molte energie e scarsa modificazione, per una Giustizia Paritaria che fa Ingiustizia. ..Aprire un confronto con donne che fanno politica in direzione di Parità su quali guadagni, modificazioni, ostacoli in termini di Libertà nella relazione con uomini e non Adattamento a uomini”.
E, guardando ai nuovi movimenti del sociale , anche per Annarosa Buttarelli “ La lettura del Presente abbandona ogni politica di rappresentanza , tutti movimenti misti hanno messo in discussione rappresentanza come efficace strumento di partecipazione alle decisioni comuni, la politica di rappresentanza di genere è troppo poca cosa. La richiesta del 50/50 ha senso solo come figura che allude a Equità: troppo povero rispetto a quello che è già Presente. La Politica della Rappresentanza di Genere , secondo cui la quantità cambia la situazione, è inerte e inefficacie. il Potere si mangia le quantità”.
Uno stare al presente per donne e uomini che riconoscono al sapere femminista sulle pratiche di relazione una eccellenza da far agire nello spazio pubblico , leva per declinare ogni politica che vuole mirare alla sovversione radicale del patto sociale responsabile mentre viviamo il crollo del modello di civiltà patriarcale.
Come anche rilanciato da Luisa Muraro in un recente articolo che sintetizza così il sasso lanciato nel suo Dio è violent : ” i rapporti di forza hanno preso il posto della politica, non possiamo più farci rappresentare, chi ha passione politica agisca in prima persona, riprendiamoci la libera disponibilità della nostra forza, anche quella ceduta ai poteri statali con il contratto sociale, serve a noi, altrimenti ci calpestano” c’è una necessità di mettere in campo una auto rappresentazione più che di spartire la rappresentanza, e affrontare il rischio e la sfida dell’esporsi.
Partendo da tutt’altra prospettiva del Presente e di presentabilità, ma a favore della battaglia per più donne nei luoghi di potere istituzionali si schiera da tempo, con tutt’altra storia, originalità e intelligenza politica delle vecchie-nuove del 50/50 presenti a Paestum, Alessandra Bocchetti : “Tutte sappiamo che un governo senza donne è impresentabile, una squadra di soli uomini, le donne ci devono stare , oggi già ci sono : 3 ministro. Cosa ha reso importante è la forza delle donne, siamo state noi, tra loro e noi registro un vuoto, di relazione, ci pone una questione essenziale: Come governare chi ci governa… Letture del 50/50 spartitoria non dà conto di un grande progetto, non questione di giustizia né di equità, né rappresentanza, ma di Presenza e responsabilità nelle scelte del paese che abitiamo… non posto da occupare ma equilibrio da realizzare. Presenza di forte opinione pubblica delle donne che preoccupi chi ci governa ”. Non avalla l’attribuzione come obiettivo del 50/50 di caricare le donne di funzione salvifica per il mondo, ma “Non ispirata da giustizia, né desiderio di potere, ma idea nuova di politica come fare insieme, portare idea differente a governare, dia obblighi a rendere conto delle scelte che fa” per difendersi da” patriarcato ferito a morte. La società è impreparata alla nostra libertà. Non salvare il mondo ma viverci meglio”.
Purtroppo , dalla qualità degli enunciati e delle argomentazioni ,che qui di seguito riporto, portate a Paestum a sostegno della sua posizione, credo dovranno prodursi significativi spostamenti in primis all’interno della compagine delle 50/50 che così(nel gruppo dove ero, n.6) propone” SNOQ Giancarla(gruppo 6 – Paistos), frequento SNOQ, Frequento volontariato, preciso che non è una appartenza: siamo in tante, catalizziamo forza. Vogliamo essere nei luoghi che contano. Competere non ci fa paura. La politica è mondo maschile, il lavoro è maschile: Facciamo lavoro politico, curiamo il mondo. La crisi ci ha ricacciato indietro tutte. Più Presenti per contare di più.”e non molto di più emerge in plenaria con Gramaglia che insiste su “ SNOQ ha messo in moto, per le giovani, l’ orgoglio identità femminile “.
Una urgenza politica di orientare l’altrimenti delle pratiche femministe da un altrove simbolico, come interpretazione del senso da cui partire per rivoluzionare l’esistente, la sua crisi e le sue risposte a questa detta da molte e in molti modi, da Bia Sarasini “ la Forza di essere Radicate in Politica diversa, nella crisi dell’ordine maschile è Forza a cui dare Valore.. Essere precarie è distintivo quanto essere femministe: trovare un piano comune per cambio di orizzonte interpretativo, simbolico, della crisi. Abbiamo pratiche e relazioni e parole. “che ha trovato ampio e ricco dibattimento nel numeroso Gruppo di lavoro da lei coordinato; Lia Cigarini “nell’Agorà è importante CHI lavora e CHI parla del lavoro … .Rispetto alla Crisi gli economisti non danno nella loro lettura indicazioni per la vita. Come anche le posizioni critiche,rispetto al neoliberismo, non mettono in gioco le soggettività.. Il punto è la parola di senso del Lavoro. Mettere in pratica Primum vivere convinte di arrivare anche a posizioni molto radicali.“ . Forte della rivoluzione femminista , pronta anche a reggere anche “il fallimento dello Stato” Franca di Bologna porta freschezza e radicalità:” Non è tempo per le storiche di flagellarsi per non aver trasmeso alle giovani il patrimonio femminista..ho trovato per me efficace , più che procedere per aggiunta , procedere per sottrazione , che è anche meno faticosa”, dalle pastoie patriarcali. E, raccogliendo la complessità di queste giornate, in conclusione, Lea Melandri : “L’autonomia di pensiero non l’organizzazione può produrre azioni efficaci».
Dunque, Stare alla sfida proposta da Paestum, nel riconoscimento politico per il diverso posizionamento rispetto alla politica istituzionale, per parlare di desiderio, di protagonismo e di cosa soddisfa il riconoscimento dato dal una istituzione-organizzazione , del perché ancora risulta più convincente rispetto alle pratiche di relazioni per cui l’esserci non coincide con le gerarchie dei poteri e delle responsabilità . Misurare guadagni e prezzi rispetto alle energie messe in campo, individuare quali strategie relazionali come praticabili e quali relazioni tra donne sono state intraprese e con quali risultati . Trovare i modi di dare autoriità alla parola femminile sul presente, ovunque collocate : un rilancio del qui e ora irrinunciabile. Insomma un arrivederci ,accogliendo e rilanciando la sfida che abbiamo dimostrato possibile.

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Una Risposta to “Nodi da svolgere. Assenza della sessualità e esitazione sul riconoscimento tra donne”

  1. luciana 13 ottobre 2012 a 14:41 #

    Io comincerei con aprire asili nido (come piacciono a noi) seguire con scuole elementari(come piacciono a noi) scuole superiori , università (come piacciono a noi) in sintesi farci le nostre istituzioni..

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