Parole da discutere dopo Paestum

21 Ott
Maria Luisa Boccia

Delle molte e diverse parole dette a Paestum, e scritte prima e dopo, da femministe sulle differenze, tra generazioni (di vita , di pensiero, di pratica), sui conflitti e sugli spostamenti che producono, vorrei scegliere alcune da questo intervento di Angela Ammirati, come punto di partenza per riflettere insime e trovare punti di convergenza. Le riassumo brevemente, ognuna può facilmente risalire all’ originale:
la precarietà segna tutte le età, ma è una trappola farne un indistinto;
l’imprevisto della soggettività, nelle più giovani, è che non hanno dovuto decostruire, essendo questa la condizione che le definisce (n.b. e non è proprio questo che rilancia la necessità/possibilità di sottrarsi all’identità -a tutti i post e i neo che la ri-definiscono nel presente decostruito- significando liberamente la differenza? Ovvero rilanciando la sfida del femminismo?);
la sfida è liberare le nostre identità dall’opposizione lavoro-non lavoro. la precarietà, in particolare le nuove modalità di lavoro, i caratteri “molli”, costituiscono un’opportunità, e non solo un pesante condizionamento: rendono le soggettività più mobili, “in divenire”; questo può renderle più docili e adattive, ma anche più “piene” e consapevoli delle loro molteplici capacità ed esigenze. mi piacerebbe un confronto su questo ” a partire da sé” che metta in evidenza il crinale del conflitto per passare dal primo registro al secondo;
il reddito di cittadinanza offre un’alternativa di esistenza non subordinata: non è una condicio sine qua non dell’autodeterminazione, non è affidare la libertà ad un nuovo diritto ( e questo è tutto da vedere, dipende dalle pratiche e non dall’obiettivo, se la pratica è (solo) lottare per una legge, sia pure di inziativa popolare, può risultare proprio quello che non si vuole);
conosciamo i rischi dell’emancipazione e quelli del “bio-welfare”. di questo dovremmo parlare a fondo e puntualmente, a partire dall’esperienze di vita e politiche. non per scettismo, ma per trarre delle nostre conoscenze un sapere condiviso ed una pratica comune contro i rischi.
rispetto al “doppio sì”, c’è l’esigenza di dire (anche) No, nel lavoro e nella vita. Nel primo testo del Gruppo del Mercoledì, il Manifesto rivolto alla sinistra nel 2008, per affrontare la sua perdita di senso e di funzione, sono indicati i No da dire per stare al presente con il desiderio di cambiarlo.
di tutto questo mi piacerebbe discutere negli incontri dopo paestum, a cominciare da quello di roma il 24 ottobre. maria luisa boccia

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