Foggia – incontro del 17 ottobre

23 Ott

Katia Ricci
C’è molta soddisfazione sia tra chi è andata, Pina , Anna Potito, Anna Tappi, Katia, Cornelia, sia tra le altre, che hanno seguito su internet e sui giornali l’evento.
Che cosa si è detto? Che clima si respirava? Quali problemi sono stati affrontati? Come continuare? Le domande implicite o esplicite delle donne e  uomini presenti.

Nel racconto ognuna ha sottolineato ciò che ha sentito più vicino al proprio sentire:
Pina, il rapporto tra le generazioni, la questione della cura del corpo, della salute, della democrazia, del territorio, ecc… Cura come amore e lotta. Avrebbe voluto risposte e riflessioni sulla crisi: ma lì ha capito qualcosa di importante, essere lì significava essere nutrita e nutrire. Essere nella storia. E’ necessario cambiare la parola crisi, perché quello che va male è il modello di sviluppo che ci ha portato a questa situazione. Non dobbiamo soccombere e lasciare annientare la nostra forza vitale. Come artigiana lei, dice, è stata sempre precaria.
Cornelia e Irene hanno messo l’accento sulla necessità di migliorare le relazioni con le donne che sono nelle istituzioni e che sono ‘nei luoghi di decisione’, come dice Lia Cigarini. Ma noi come ci pensiamo e che cosa vogliamo dalle donne che sono nelle istituzioni?
“Agli uomini non interessa costruire relazioni con chi fa politica, ma a noi donne sì perché abbiamo pratica di relazioni e sappiamo farle” (Anna Tappi).
“Ho fiducia in quelle donne delle istituzioni che, pur non essendo femministe, fanno pratiche di relazione simili a quelle delle donne. Non ho fiducia in quelle che con le cosiddette politiche di genere danno contentini, senza mettere in discussione il potere. (Antonietta).
Un tema che è risuonato negli interventi di alcune che hanno figli in cerca di lavoro, è il problema del precariato: siamo in una fase in cui una lettura errata della realtà può immiserire ed affossare.” Il precariato è un problema, ma non deve diventare una categoria”è stata la schivata di una ragazza di Torino. Donata rincalza: Mia figlia dice: “non sono una precaria, non mi affosso in questa condizione” .
Il fatto nuovo è che le giovani abbiano detto di voler fare la lotta contro il precariato da femministe. E’ un guadagno di soggettività (Irene Strazzeri).
Che cosa ha permesso che nonostante le differenze a Paestum ci sia stato molto ascolto? Il sentirsi unite dalla passione per la politica, l’aver capito che i contenuti possono essere diversi, ma che sulle pratiche è possibile trovare convergenze.
Importante l’aver abbattuto le barriere tra le generazioni: Siamo tutte femministe storiche perché contemporanee, è stato detto a Paestum da giovani donne che hanno schivato il tentativo odierno di mettere le/i giovani contro le/ i vecchie/i.
Che cosa accade dopo Paestum? Ci aspettiamo azioni concrete (Anna Maria Di Miscio, Maria Cirillo)
Paestum è un’eredità che deve vivere in azioni e in una presa di coscienza più consapevoli. Lavorare per l’autonomia di pensiero è affermazione concorde.
Il dopo Paestum è già in atto, sono già successe alcune cose.
Anna Tappi ricorda la contestazione delle operaie alla ministra Fornero e il contrasto ai nuovi programmi scolastici, che indicano solo Elsa Morante, unica donna in letteratura per il Novecento, avviato dalle ricercatrici.
Grazia Bonante aggiunge il gesto simbolico di grande valore di tre sindache che hanno mandato fiori a Ilda Bocassini in segno di solidarietà per il lavoro che sta facendo.
Se partiamo dai nostri desideri e dal territorio possiamo incontrare altre associazioni che hanno a cuore la città (Fernando)
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