Intervento Integrale

23 Ott

Lia Cigarini

Intervento integrale di Lia, tagliato all’assemblea di Paestum per rispettare i cinque minuti.

La lettera di invito a Paestum ha due enunciazioni forse troppo impegnative: “Primum vivere anche nella crisi” e “la sfida femminista nel cuore della politica” ma io e altre consideriamo necessario approfondire e discutere proprio questi due punti.

  1. Primum vivere anche nella crisi è la prima affermazione del Sottosopra “Immagina che il lavoro” uscito tre anni fa nell’ottobre 2009.

In Libreria, nel gruppo lavoro e nell’Agorà di Milano, abbiamo parlato e discusso molto della crisi e abbiamo concluso che il cambiamento del lavoro e del mondo, parte, se parte, da dentro la vita di ciascuna/o più che dalla scienza economica.

Perciò si è proceduto per tutt’altra strada partendo dalla nostra esperienza di vita e lavoro trovando subito alla nostra riflessione un titolo: primum vivere.

Il PIL, i parametri di Maastricht, che sono una gabbia che produce povertà e infelicità, le stime di crescita economica e come ottenerla (la proposta corrente è, come sempre quella di aumentare i consumi ) non danno risposte utili per correggere i guasti del passato e per progettare il futuro, anzi mai come oggi i cosiddetti saperi degli esperti hanno svelato la loro parzialità e la loro impotenza. Questo lo dicono anche molti economisti critici del sistema capitalistico. Voci che però rimangono inascoltate e prive di efficacia politica perché anch’essi non mettono in gioco la soggettività di chi lavora.

Nei gruppi lavoro si è  potuta intravedere un’altra strada perché qualcosa di imprevisto è cambiato nel mercato del lavoro negli ultimi decenni: ci sono moltissime donne più scolarizzate degli uomini, e con altri bisogni, desideri e interessi.

Le donne  infatti mettono in primo piano il loro rapporto con il lavoro, con la politica ecc. e il senso che danno a quello che stanno facendo, cioè la soggettività. Fino ad ora il lavoro era solo quello comprato e venduto nel mercato, una merce.

Lavorando invece dentro la vita si può pretendere da parte delle donne che cambi il concetto di lavoro e di tempo di lavoro. E a partire da qui, dal lavoro inteso come unità di lavoro produttivo e di relazione, si può pretendere di ridefinire l’economia; le  priorità, che non penso proprio  debbano essere solo quelle che portano ai bilanci in pareggio.

Uno stato, secondo me, può addirittura rasentare il fallimento ma rendere la vita più vivibile e intelligente ai propri cittadini.

Primum vivere. La mia proposta, dunque, è di dire pubblicamente quello che sappiamo su come vogliamo vivere, e sul lavoro necessario per vivere, a partire dalla critica, della evidente unilateralità dell’economia maschile sia di quella dominante che di quella di opposizione, con la consapevolezza che quello che si dice e si agisce  ha un valore universale non è solo delle donne.

Una, in una riunione, ha detto: non riusciremo a cambiare il lavoro e l’economia, e neppure a placare la violenza degli uomini sulle donne, se non imponiamo loro un impegno costante nella vita quotidiana.

Sono d’accordo, dalla crisi si può uscire, nel modo di cui parlavo prima, solo se anche gli uomini saranno finalmente disposti a prendere nelle loro mani la responsabilità delle loro vite, e non continuino a chiedere nello spazio domestico, protezione e cura alle donne. E soprattutto che essi riconoscano che questo possibile spostamento possa cambiare il pensiero politico e la pratica politica stessa.

C’è un conflitto tra i sessi su questo punto e tra le donne stesse.

La presenza delle donne nello spazio pubblico, donne che la presa di coscienza rende protagoniste, è dunque l’elemento dirompente nel mercato e apre nuovi conflitti sul piano politico e simbolico, quello in cui, più della rappresentanza conta la auto-rappresentazione di ciò che si vive e che si vuole. Perché una persona possa orientarsi ha bisogno di un’immagine di sé, di quello che desidera e di quello che le capita.

C’è una questione che vi voglio porre,  un fatto che si deve registrare: le donne vogliono esserci e contare nel mondo anche nei luoghi dove si decide, e possibilmente trovare una misura femminile dell’esserci (la coscienza di questo è molto più ampia di quello che si crede: i piccoli interventi di cambiamento nel minuscolo là dove arrivano le proprie relazioni, ci sono). Le crisi portano miseria per molti ma possono essere produttive di nuove idee. L’allenamento nel microscopico delle relazioni tenendo conto della situazione dell’altra è un sistema più lento ma più vero. Fermo restando questa pratica io penso, che bisogna noi stesse slanciarsi in un orizzonte più grande, ad esempio io penso che siano necessarie azioni di rottura e di rivolta e mi aspetto che da questo nostro incontro alcune, molte, tutte escano con la voglia e la capacità di farlo.

 

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Una Risposta to “Intervento Integrale”

  1. anna potito foggia 23 ottobre 2012 a 13:50 #

    sono profondamente convinta, e lo verifico quotidianamente,
    che tante piccole cose sono cambiate o stanno cambiando là dove esistono relazioni significative, bisogna saperle riconoscere e crederci. gli spostamenti lenti, come gli smottamenti, producono alla lunga cambiamenti.
    anna potito foggia

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