Contesto e conflitto

25 Ott

Maria Grazia Campari

Prendo sul serio l’invito a proseguire sul blog il dibattito dopo Paestum e cerco di spiegare meglio la mia proposta facendo riferimento ad alcune riflessioni che hanno sollecitato il mio interesse.

Al quesito –in qualche modo collegato- di Paola Zaretti su eventuali silenzi e censure rispetto alle argomentazioni sulla rappresentanza svolte da Lia Cigarini nell’anno 1987, penso che in gran parte risponda la stessa Lia con l’intervento del 23 ottobre scorso.

D’altronde, in un contesto tanto mutato, le considerazioni, che vanno rapportate al momento attuale, non dovrebbero essere cristallizzate quasi fossero principi incisi su tavole di marmo.

Per quanto mi riguarda (credo di ripetermi) la questione non si riduce affatto alla sola rappresentanza, ma riguarda la libertà di accedere a tutte le chance esistenziali, culturali e politiche, la possibilità di incidere a livello decisionale sui destini della civiltà che abitiamo.

Secondo me, il pensiero e la pratica femminista ci consentono oggi di giocare questa scommessa: “..dire pubblicamente quello che sappiamo su come vogliamo vivere..” (Cigarini) e inoltre pretendere che questa sapienza cambi anche il senso della politica (arte di gestire la polis) poiché è in grado di concepire ed esprimere punti di vista validi per donne e uomini.

La capacità esiste, la possibilità concreta non ci è offerta in dono, dovrà essere conquistata attraverso conflitti ad ampio spettro, di sesso e di classe, attingendo energie da esperienze e narrazioni, evitando di accontentarsi del classico piatto di lenticchie rappresentato da esiti di cooptazione subalterna al neutro/maschile .

L’attualità mostra il contesto miserrimo della società monosessuata, però mostra anche chiari segni di una capacità femminile di autorappresentare e rendere operanti i propri desideri e progetti, là dove le donne decidono di impegnarsi, ad esempio (non sempre ma spesso) nel mondo del lavoro.

E’ una capacità guadagnata con l’autocoscienza e la relazione fra donne, che si può rendere operante nello spazio pubblico più ampio, ovunque si assumano decisioni che influiscono sulle nostre vite.

Ho proposto l’avvio di una rete di relazioni orizzontali per dare forza e indirizzo a progetti di modificazione radicale dell’esistente, che richiede di essere destrutturato e ristrutturato secondo regole diverse, frutto di una pratica politica condivisa, sì che ci sia dato di potervisi riconoscere, almeno in parte.

Concepisco la rete come luogo di confronto, conflitto, condivisione, movimento trasformativo.

Una rete di ricerca e di progetto che renda parlanti diversi punti di vista, che sappia interrogare e mettere a valore esperienze e saperi differenti.

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Una Risposta to “Contesto e conflitto”

  1. Teresa Mangiacapra 26 ottobre 2012 a 11:21 #

    Poichè non c’è stata possibilità di esprimere tutte le riflessioni che avrei voluto comunicare nell’incontro di Paestum,propongo qui di seguito il testo che le contiene;riflessioni sul passato e su un presente che richiede ancora energia e coesione di intenti pur nella diversità che allo stesso tempo è punto di debolezza ma può esserlo di forza se c’è rispetto reciproco .

    Intervento delle Nemesiache al Raduno di Paestum – ottobre 2012

    Il Gruppo delle “Nemesiache” ha iniziato il suo lavoro politico a Napoli, nel 1971/1972, basandosi sulla ricerca della creatività e attraverso una sintesi storica e una differenziazione che partiva dal valutare come indispensabile, per una crescita politica, l’autonomia; si è poi sviluppato portando questa sua elaborazione attraverso la forma teatrale e altre forme artistiche a Roma, a Milano, a Parigi.
    Il Manifesto del gruppo, uscito nel marzo ’72, affermava tra l’altro: “Il femminismo non nasce oggi, e le donne hanno sempre lottato … La lotta delle donne deve essere fatta dalle donne … E la paura non ci appartiene; sappiamo che la vita è dalla nostra parte, siamo noi che cominciamo la storia che creiamo l’umanità … quella che gli uomini chiamano storia … questa storia-guerra-violenza-sopravvivenza, fatta sempre sulla nostra pelle, questa storia noi la rifiutiamo e la rigettiamo … Il femminismo non è lotta per il potere né tentativo di raggiungere una parità giuridica di integrazione nella società maschile ….Le Nemesiache non lottano per una società di sole donne o per una società in cui siano gli uomini ad essere usati e determinati, come la cultura maschile insinua o la paura di alcune donne fa temere … Le donne non vogliono essere colonizzate né perdere delle dimensioni che l’assolutismo dell’uomo e le sue organizzazioni tentano sempre più di reprimere…”
    Ora,qui tra voi ,poiché riteniamo importante la continuità e la trasmissione storica delle esperienze,vogliamo ricordare i primi raduni femministi che hanno avuto luogo in Italia ,a cominciare da quello di Bardolino (di cui scrivemmo sul nostro primo giornale in ciclostile ‘I Cicli Lunari’ );poi il primo raduno,organizzato da noi,a livello nazionale e internazionale nell’estate del ’73 ,a Torretta di Crucoli ,in Calabria- vera follia -per quei tempi e per quel luogo dove emerse tutta la fragilità delle relazioni tra donne. Infatti dall’esperienza di quel raduno, in seguito ai fatti verificatisi, venne fuori un’analisi sulla situazione di divisione che poteva nascere e può nascere dalla mancanza di solidarietà, dovuta ad un individualismo esasperato; una situazione che privilegia il momento privato rendendo impossibile la socializzazione.
    Poi il raduno di Paestum,nel ’76, grandi entusiasmi,confronti e scontri ,anche contro noi Nemesiache e la nostra posizione di assoluta autonomia e di affermazione dell’importanza di una ricerca creativa per trovare e tracciare nuovi percorsi e costruire la nostra storia: rifiuto ed esclusione di noi come persone ma i nostri contenuti sono passati,dando vitalità e forza alla nostra storia di donne.
    Da Paestum ’76 a Paestum 2012 – un lungo lasso di tempo in cui abbiamo lottato ,sofferto,ritratte o affinate le armi per difenderci o insorgere e poi stasi,lunga stasi ,apparente ma grave perché le figlie, le nipoti ,le donne adulte di oggi ,molte tra loro non sanno,non c’erano e non hanno potuto conoscere che codifiche di cambiamenti e non il sangue e le lacrime e le notti insonni che sono costati … Certo non si ritrovano e non ci ritroviamo in un mondo migliore ma quante di quelle violenze e paure e imprigionamenti e costrizioni e tanto altro che abbiamo subito ,loro,lo hanno evitato!è vero! non siamo in un mondo migliore ma la straordinaria possibilità oggi di questo confronto è davvero eccezionale ed è come un progressivo e lento fluire di un fiume che ha attraversato ostacoli enormi e,defluendo anche in cunicoli oscuri e persino sottoterra,ritrova la sua via verso il mare e niente sembrerebbe più poterlo fermare!
    Noi ,e intendo chi c’era al primo raduno di Paestum,forse potremmo oggi essere energia e saggezza;le altre tutte,che siano energia ed entusiamo e il futuro di tutte domani!
    Non lasciamo che il potere economico ci utilizzi come complici e marionette del suo allucinante gioco,cancellandoci da cataloghi come immagini non vendibili in paesi dove le donne sono ancor meno libere di noi per poi denudarci su rotocalchi e schermi in paesi dove tutto è concesso ; è quello che ha accettato di fare l’Ikea per ampliare il suo giro d’affari : eliminare immagini di donne dai suoi cataloghi! E allora se è così facile eliminare problemi per il potere economico – clic e si cancella la donna – clic e la si fa riapparire! -cosa succederebbe se ,rientrando nelle loro case, non solo gli uomini dell’Ikea ma tutti gli uomini, non trovassero più da nessuna parte le loro donne?!sarebbe la giusta Nemesi! Forse è questo il punto essenziale che ci potrebbe permettere un reale cambiamento: allontanarci, distanziarci, non riconoscere come decisionali per la nostra vita i ‘loro luoghi di potere’ ,lasciarli soli a confrontarsi , su noi,la famiglia,i bambini,il mondo del lavoro,la terza età,la stabilità dell’economia,le risorse ‘umane’,l’arte … lasciarli soli ,non dialogare se non con il silenzio,il silenzio di una rottura definitiva , una distanza siderale per far loro finalmente vivere nel profondo tutte le angosce e paure,tutta la loro debolezza e impotenza di fronte alla vita. Da soli a parlare e decidere … di niente perché l’altra metà del cielo o meglio della terra non c’è,e dice: basta!dice semplicemente un bel no a tutte le farse e contro farse del potere e alle sue subdole manovre per tenerci divise e manovrarci come gli conviene!
    Il potere seduce ,si dice ,e per alcune è vero! Ma anche quando c’è volontà e desiderio e si pensa di riuscire a cambiare qualcosa una volta arrivate a posti di prestigio ‘politico’,ci si ritrova isolate a rappresentare ,senza reale forza alle spalle,un insieme di singolarità a loro volta perse ed isolate nelle problematiche quotidiane di cura,sopravvivenza ,difficoltà continue! Energie che si disperdono che non potranno mai incidere in un cambiamento della società! Scissione tra rappresentanza politica ,seppur scelta, e rappresentate che delegano completamente il cambiamento !Ed è lo stesso gioco partitico che richiede questo meccanismo che ha portato solo a creare una casta di quasi intoccabili che si permettono di fare minuetti su minuetti mentre tutto va a rotoli … Cambiare le regole ,riuscire ad eleggere una rappresentanza che abbia reale forza alle spalle per controbattere,proporre,spostare , cambiare,migliorare …
    Siamo ad un punto di non ritorno,non solo per urgenza nostra ;tutto lascia prevedere (ed è già in atto)che presto la nostra società dovrà fare i conti con fondamentalismi di tutti i colori e religioni e credi e culture e leggi,(perché ,ricordiamolo solo il Potere Economico sa accomodarsi e accordarsi su tutto !)ed è un fondamentalismo che non ammette uomo/donna ma solo uomo. Non possiamo tralasciare nella considerazione di urgenze primarie come violenza,lavoro,cura,la questione della multirazzialità che ci obbliga a nuovi più complessi confronti. Mentre noi donne occidentali arretriamo su fronti dettati da riflessioni ‘femministe’ e da stanchezza e delusione, e alcune ,sia per scelta che per costrizione,decidono di non generare e di non voler essere disponibili alla cura degli altri e siamo in molte ad avere una posizione di distanza ,autonomia e disillusione verso gli uomini,che a loro volta sono costretti ad una revisione del proprio ruolo maschile ,si potrebbe forse parlare di una nuova umanità!emerge una sempre più fitta e preoccupante trama di storie che ci contaminano perché oggi più vicine e conosciute attraverso reti virtuali e reali;storie di donne che non hanno diritto nemmeno alla libertà dei capelli;donne che fuggono da guerre e miseria per salvare se stesse e i propri figli;donne che sono ormai tra noi a sostituirci nella cura e nelle famiglie;eppure ci sono donne che abitano nel cuore di fondamentalismi terribili che trovano il coraggio di battersi per migliorare la propria condizione e hanno creato un partito di sole donne sperando di essere elette per governare in modo più’saggio e pacifico’!
    Cominciare da dove si è , da chi si è ,dalla propria condizione ma con la consapevolezza di non essere sole! Il primo punto di forza è stato questo e deve continuare ad esserlo!
    Quale che sia la legge ,la religione,il costume,la lingua di una donna e la sua condizione di infelicità, sapere che non è sola e da questa consapevolezza sentire centuplicare la sua forza di ribellione e il suo coraggio! Oggi si può con l’unica creatura dell’uomo davvero riuscita:internet!
    Allora continuiamo ad usarla,o cominciamo,per creare sempre più e meglio(e fin quando sarà possibile!)reti di collegamenti che tessano non solo trame ed orditi di sangue e lacrime e denuncie e accuse ma anche di ricerca , creatività , fantasia,gioiosa follia ,poesia,musica … trame di nuove storie e di altre dimensioni senza guerre né potere!E’ possibile! Se non ora,mai!

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