Report del gruppo numero 1 -6 ottobre 2012

5 Nov

 

Sabato 6 ottobre 2012 Sala Giove dalle ore 15 alle ore 19

Gruppo n° 1 Conduttrici Maria Rosa Cutrufelli e Paola Patuelli

Presenti circa 60 donne.  39 gli interventi.

Maria Rosa Cutrufelli introduce

Il nostro compito è discutere sugli argomenti emersi nella assemblea di questa mattina, per ritrovare, dopo tanto tempo e tante diverse vie, il senso di un confronto faccia a faccia. Un luogo per riannodare: questo è il perché del “microfono aperto” di questa mattina.  Questa mattina ho avvertito alcune cose nuove: ho ascoltato donne di origini non italiane. Il femminismo italiano è molto bianco. Poche le voci delle “vecchie”, molte le voci giovani.

1-Rosetta Santaluce, insegnate in pensione, Basilicata

Il Sessantotto e il femminismo sono stati la “sfida al cuore della politica”. La condizione della donna in Basilicata era drammatica e prima non mi era chiaro il perché. Nel mio paese c’era una amministrazione fascista, e con le donne in nero abbiamo avuto uno scontro pericoloso ma gratificante. Ho rischiato molto. Oggi le donne si candidano e non fa scandalo.

2-Letizia Del Bubba,  Livorno

Un anno e mezzo fa, con Boccia e Paolozzi, abbiamo presentato La Cura del vivere, pubblicato in “Leggendaria”. Scriviamo sul nostro blog. E’ importate agire negli spazi pubblici. La politica istituzionale è alla frutta. Come si sta nei luoghi del potere? L’esperienza della assessora di Torino, di Mercedes Frias…Cosa si può fare oggi nel marasma completo? La Finocchiaro ha votato la modifica dell’art. 18. Dobbiamo fare conflitto sui contenuti. L’importanza del salario di cittadinanza.

3-Maria Grazia Campari, Libera Università delle Donne di Milano

Le giovani vogliono contare di più sul piano istituzionale, per questo possiamo essere aperte al tema 50 e 50.  La lettera Primum vivere non parla comunque solo di rappresentanza, ma fa leva sulla auto-rappresentazione. Come agire la libertà nei luoghi della necessità? La pendolarità fra libertà (auto-rappresentazione) e luoghi della necessità (le istituzioni). Non possiamo sfinirci sul 50 e 50, ma sulle modalità del percorso.

4-Carla Quaglino, Casa delle Donne di Torino

Sono una femminista della prima ora, ed erano decenni che non partecipavo ad un dibattito  eccezionale, con questa modalità trasversale, con ognuna che parte da sé.  SNOQ non mette in rubrica le contraddizioni: la 194 e l’autodeterminazione, le condizioni materiali, il lavoro. Si è visto dove c’è tanto lavoro da fare fra di noi, con molte posizioni e tutti i problemi, soprattutto delle giovani: condizioni materiali di vita, violenza, 50 e 50 per chi può averne il desiderio (a Torino ci siamo mosse come lobby ed ha funzionato). Questa può essere la nostra differenza rispetto a SNOQ.

5-Maria Gaita, Associazione Febe di Pozzuoli.

Abbiamo fondato l’Associazione Febe nel 1998. Abbiamo gruppi di lettura, spazio di libertà. Sono femminista dalla fine degli anni Settanta. Sono “straniera” dentro il PD, ma ci sto. Credo che solo “da dentro” si possa incidere. Come donne della coalizione di centrosinistra abbiamo fatto una campagna per il bilancio di genere, ma nessuna è stata eletta. Il 50 e 50 è importante, ma non è il  femminile in quanto tale (?).

6-Loredana, Verona

E’ importante dare un riconoscimento al femminismo che ha “messo al mondo la libertà femminile”, ricollegandosi ad una genealogia. Le giovani hanno pratiche di gestione collettiva e le librerie sono esempi di “autorità”, di “istituzioni leggere” da fare valere nel mondo. Lia Cigarini ha parlato di simbolico femminile che ha valenza universale.  Agli uomini va detto  “ricollocatevi, abbiate cura del territorio”. Questo possono fare le donne, dire agli uomini di “ricollocare il loro mondo”.

7-Adriana Buffardi

Il “femminismo sindacale” è stato oscurato dal sindacato.  Il tema del lavoro, “la cura del vivere, una cura estesa ai vari aspetti”, e la critica al non riconoscimento del “produrre e riprodurre”. Siamo in una “crisi di sistema e crisi del lavoro”. Le giovani e il precariato. Abbiamo presentato un o.d.g. in Comune (?) per “ripensare il lavoro”. E’ dall’inizio degli anni Novanta che è in crisi il modello fordista, la crisi di una onnipotenza.  La rappresentanza e il 50 e 50: non è un obiettivo femminista, ma di giustizia. Non è un obiettivo salvifico. Le donne non sono salvifiche.

8 –Laura, Libreria delle donne (di Milano?)

Auto – rappresentazione e rappresentanza. Quanto sarà possibile poi tenere la relazione? Il potere risucchia. Ho dubbi sulla rappresentanza. E’ più produttivo cambiare la prospettiva e dare forza e parola a quello che di bello facciamo. A proposito di 50 e 50, all’Università di Milano il Rettore ha voluto, nel senato accademico, 3 donne e 3 uomini, sempre nelle logiche del potere.

9 –Jenny Sardo, Trieste, CGIL

La campagna 50 e 50 è stata una esperienza bellissima. Prima non ci credevo. In seguito si è diffusa nella sinistra, e oggi è un obiettivo normale.  Va definita una nostra agenda, per esempio la 194. Abbiamo “egemonia” in alcune questioni e dobbiamo parlare a tutte le donne.  SNOQ: non condivido ma ci sto. Abbiamo avuto in piazza 5000 donne, e molte giovani.

10- Imma Barbarossa

Ero perplessa sul 50 e 50, ma ho dato il mio contributo alle firme.  Sento qui l’assenza del movimento delle lesbiche. E delle donne migranti, le badanti, native e migranti, con la loro soggettività. La rappresentanza è neutra e maschile. La maggioranza dei NO nel Referendum a Pomigliano era delle donne e nella RSU non c’è una donna. Va chiesto il reddito di cittadinanza, come hanno fatto le femministe di Syrizas. Si deve dare vita a una rete permanente di donne.

11- Mercedes Frias

La mia esperienza. La mia richiesta di ridefinizione del soggetto è caduta nel vuoto. Un passo indietro rispetto al convegno del 1996 “Native e Migranti”. C’è ancora l’uso del femminile come aggettivo, per esempio “politica femminile”. Durante la campagna per  50 e 50 la maggioranza ha fatto pressione sulle donne perché si opponessero. Per neutralizzare le difficoltà nei luoghi dove si presentano. In riferimento alle immigrate, si deve abbattere il “noi e loro”. Per il riconoscimento di differenze che non generino disuguaglianze.

12- Giuliana Pincelli, Modena

Ho fatto parte di “Potere Operaio” e con “Lotta femminista” mi sono impegnata per il salario al lavoro domestico. Ora lavoro con la “Casa delle Donne” e il “Centro antiviolenza Semiradem”, con native e non. Ero marxista. Ma il lavoro di riproduzione? Poi ho incontrato Carla Lonzi e la soggettività femminile. Ho partecipato anche a SNOQ, dove eravamo “nicchia”. La condizione materiale delle donne è l’aspetto meno trattato. Per esempio le donne badanti e la totalità di tutti i lavori, la centralità del lavoro domestico, terreno comune per tutte le donne, da inserire nella nostra agenda.

13-. Alidina, Firenze

Questa è una situazione positiva, che mi dà forza. Sento la drammaticità del momento, siamo come dentro una guerra. Sento la responsabilità, anche se non ho figli. Desidero contare di più, per questo sottolineo l’auto-organizzazione e l’auto-rappresentazione. La situazione drammatica dell’Italia rende rivoluzionario l’obiettivo del reddito di cittadinanza. No, la politica non può essere solo riduzione del danno.

14- Adriana Nannicini, Milano

La novità di questo incontro: contemporaneità di generazioni diverse nello stesso lugo e tempo. Interrogativo: come ci abitiamo? Le precarie: è un dato intergenerazionale, non solo le giovani lo sono. Le alleanze e i conflitti al tempo della crisi: questo non sento dentro il femminismo, ma solo il conflitto relazionale. Lavoro e cura al tempo della crisi. Conciliazione? Cosa si produce? Cosa e come produrre? Le italiane sono prime in Europa nel terzo settore. Siamo più soggetti, colori, saperi. Dobbiamo fare passi più avanti, essere soggetto insieme.

15- Lidia, Ancona

Sono molto contenta di questa modalità. La condizione della donna adesso: al centro il lavoro, obiettivo rivoluzionario. Ma come? Le donne occupano alcuni luoghi del lavoro, esempio l’esternalizzazione del servizio ai disabili. Rappresentanza, non è un fattore quantitativo. Per esempio, nella scuola ci sono quasi tutte donne, ma non c’è cultura femminista. 50 e 50, per esempio, mia figlia non è d’accordo. Può essere un boomerang se manca la connessione con l’agire politico, se mancano i contenuti. In SNOQ manca la radicalità.

16- Marisa Guarnieri, Casa delle donne maltrattate, Milano

Il nostro è stato un buon laboratorio per il rapporto con le Istituzioni. Ci teniamo tantissimo alla nostra autonomia, ci confrontiamo ma senza subordinazione. Alle Istituzioni la violenza alle donne fa comodo, fino a quando non esagera. Deriva sanitaria e psichiatrica di fronte alla violenza alle donne. Che cosa è violenza? Tenere a bada le donne e rafforzare il potere maschile. Contraddizione fra i tempi lunghi della autonomia e i tempi brevi della tutela.

17- Teresa Manente, Differenza Donna, Roma.

Sono avvocata penalista che difende le donne dalla violenza maschile. Ogni due giorni una donna è ammazzata, a causa della sua libertà. E’ importante fare informazione. Ci vuole coraggio. Sfido quotidianamente la legge neutra nell’aula giudiziaria. Modificazioni culturali hanno portato a modifiche legislative. In Parlamento anche donne del PD hanno votato per l’affido condiviso obbligatorio anche in caso di violenza, e con figli traumatizzati. E’ una punizione per le madri la “sindrome di alienazione parentale”: i figli condizionati dalla madre. Una punizione che non esiste nel resto dell’Europa. Il problema lavoro, la necessità di aumentare gli asili nido. Voglio entrare in conflitto anche con altre donne, per esempio quelle del PD. Il movimento deve farsi sentire.

18- Dora, Napoli

Questo movimento deve andare avanti, con coesione e senza esclusione, per raggiungere alcuni obiettivi. Per esempio, l’attuale legge elettorale è una vergogna. Siamo settecento? Siamo poche. Dobbiamo fare tam tam. Da Paestum deve uscire una comunità di donne che fa proselitismo.

19- Alessandra Bocchetti

In che fase stiamo? C’è un attacco alla 194. Perché? Abbiamo fatto il più forte attacco al patriarcato, abbiamo fatto guerra a un sistema simbolico violentissimo: “Sarai padre se e quando lo voglio”. Oggi? Nei testi scolastici le donne sono ancora cancellate, come se il mondo fosse degli uomini.  Le donne non hanno figure di riferimento, se non, per esempio, Madre Teresa di Calcutta. Dobbiamo lottare, per esempio per intervenire sui programmi scolastici.

20- Irene, Differenza Donna, Roma

Va fatta una Agenda con punti precisi: violenza, 194, scuola. Parliamo delle stesse cose, e dobbiamo resistere. Non abbiamo fallito. Dobbiamo riformulare in termini intergenerazionali.

21- Daniela Dioguardi, Palermo

Il femminismo italiano ha lavorato molto sulla scuola, ma nella scuola italiana non siamo entrate. Come dobbiamo confliggere,  per essere efficaci? A partire da me. Ho incontrato difficoltà reali quando mi sono trovata casualmente nelle Istituzioni, attraverso Rifondazione. “Disobbedivo” anche per le donne, ma la nostra pratica dell’autocoscienza non viene capita.

22- Marirì Martinengo, Libreria delle donne di Milano

Faccio parte del gruppo storico “Donne Viventi”. Mi rivolgo ad Alessandra Bocchetti. Alla fine degli anni Ottanta abbiamo portato nelle scuole la “pedagogia della differenza”. Sembra più importante quello che si vede di ciò che “lavora sotto”. Invece dobbiamo parlare di queste nostre azioni.

23- Nadia Fusini

 Vi riporto una citazione di Anna Maria Ortese. Pompeo disse “Navigare necesse est. Vivere non necesse”, un chiaro codice eroico. Primum vivere sono parole di donna. Questo significa anche scontrarsi con le Istituzioni. Virginia Woolf diceva “Sono una outsider. Gli insider sono gli uomini”, e crea qualcosa che prima non c’era, uno sguardo “altro” sulla realtà. Ma nei testi di scuola questo sguardo non c’è. E’ una battaglia quotidiana che le Istituzioni non raccolgono. Problema: come possiamo fare “mondo con gli altri” senza perdere il nostro punto di vista? E’ un problema teorico, una aporia profonda.  Nelle Istituzioni non può esserci un solo sesso. Questo è importante.

24- Katia, Foggia

Sono una insegnante e pratico la “pedagogia della differenza”. Partirò da un mio importantissimo desiderio: quando vengono meno, bisogna tenere vive le relazioni. E’ necessario “disfare potere”, ma su questo siamo perdenti.

25- Giulia, casa delle Donne di Torino

Faccio parte di un collettivo, e siamo venute tutte a Paestum. Mi auguro che sia l’inizio di una costruzione che diventa spazio di proposta.  Dobbiamo interpretare il bagaglio del passato e stare sull’oggi. Come chiave interpretativa  propongo l’“autodeterminazione”- che è dignità e non onore – che va mantenuta e difesa. A Torino il Movimento per la vita sta occupando i consultori e questo snatura la legge 194. All’Università stanno facendo tagli. Sono in crescita forme di sfruttamento che vanno identificate e riconosciute. Non rifiuto il diritto, la politica, la rappresentanza. Lo Stato di diritto non va rifiutato.

26- Rita, libreria delle Donne di Bologna

Alessandra Bocchetti giustamente ricorda la guerra fra diversi sistemi simbolici. Le donne hanno costruito un sistema simbolico. Le donne continuano ad esserci. Il problema è come connetterci, come relazionarci fra di noi. Un esempio. A Bologna 150 donne – e qualche uomo –  si sono messe in relazione per “Una assunzione collettiva”, per assumere una giovane al di sotto dei 29 anni per fare la libraia nella nostra Libreria. Il conflitto si può agire solo se si ha forza, non da sole. A proposito di rappresentanza. Le donne che sono nelle Istituzioni, quando sono in difficoltà, chiedano: “Datemi una mano”.

27- Maria Grazia Campari (secondo intervento)

Va estesa moltissimo la rete fra di noi, e fare in modo che poi la rete non venga meno; deve esserci continuità e avere il più ampio respiro. Anche la mia aspirazione è la modifica e la frantumazione del potere. Spesso un partito di uomini ha messo donne nelle Istituzioni, ma se c’è una rete di donne palese e a livello molto ampio, come è a Milano l’”Agorà sul lavoro”, la nostra rete può diventare il riferimento per le donne che sono nelle Istituzioni.

28- Giulia, San Miniato (Pisa)

Mi hanno colpito gli interventi di Mercedes Frias e della giovane precaria. Ci sono molti elementi comuni, con differenziazioni generazionali. C’è il percorso storico delle femministe che è un bagaglio inestimabile. Ma ciò che abbiamo conquistato non è definitivamente acquisito. E’ necessario fare i conti con i cambiamenti storici, per esempio la legge 194 è sotto attacco con gli obiettori. 36 anni fa non ero a Paestum. Il movimento femminista ora c’è, ora non c’è. Ci sono obiettivi da condividere. Al “Feminist Camp Blog” di Livorno c’ero. Una osservazione non polemica: chi può permettersi le spese per venire a Paestum?

29- Maria Cristina Migliore, Torino

Come siamo riuscite a eleggere Maria Grazia Pellegrino a Torino, non donna di partito? Con il “Collettivo civico di donne” di Torino. Ma aggiungo un elemento di complessità. Spesso le donne sono avviluppate nelle ideologie dei partiti. La Pellegrino ha riorganizzato i servizi educativi per l’infanzia  e ha dovuto affidare all’esterno 9 asili su 91. E’ stata una fase molto delicata e noi come collettivo non siamo riuscite a parlare di questo, eravamo sotto ricatto da parte dei partiti. La Pellegrino era sotto attacco da parte di uomini di partito che non la volevano come assessore. La mia impressione è che donne del movimento per prima cosa si identificano con il partito e secondariamente sono femministe. A proposito del modello di sviluppo, non possiamo chiedere solo il reddito di cittadinanza. Dobbiamo discutere di cosa e come si produce.

30- Adele, Stilo (un piccolo paese vicino a Paestum)

Abbiamo lavorato molto sulle modalità dell’agire, per partire dagli strati sociali più bassi, per dare voce a chi non l’ha, per esempio con l’uso di una biblioteca. Va resa attuale la nostra agenda, e questo incontro va fatto ogni anno, anche praticando l’ospitalità. Per cambiare l’economia, dobbiamo parlare delle nostre vite.

31- Elisa, Centri antiviolenza di Roma

Come collaboriamo? Manca un discorso più collegato fra i femminismi. Voi adulte a volte sembrate onnipotenti. Dovreste dare maggiore ascolto alla tragica realtà in cui siamo cresciute Abbiamo diverse figure di riferimento. Quali sono i punti di forza e di collegamento? Ho tre figli, e sono stufa di sentire parlare di conciliazione. Invece, bisogna parlare di condivisione. Nel “modello Italia” non si è mai aperto il conflitto con gli uomini. Non volevo fare lavoro di cura, poi ho scoperto la positività del lavoro di cura. Ma attorno a noi? Le migranti, le vittime di tratta. Ci vuole una strategia.

32- Emma Scaramucci, Milano

Ho insegnato “Storia delle Donne”. Una forte emozione, questa mattina, per la semplicità di questo incontro. Non potevo non venire. Va tenuta presente la particolarità di questo momento storico. Il 1976 è stato il culmine del movimento femminista, con richieste profonde di altre modalità di vita. C’era stato il Sessantotto, il Vietnam. Oggi è in atto un cambiamento radicale, la situazione è mutata. Abbiamo delle eredi, le giovani, e il passaggio deve avvenire attraverso la relazione.  Nell’università non ho accettato ricatti, e ho voluto insegnare “Storia delle Donne”.

33- Giulia, Casa delle donne di Torino (secondo intervento)

Ho sentito la frenesia di parlare. Che differenza fra intervenire nello spazio pubblico e partecipare. Cosa vogliamo? Che non finisca domani, e l’individuazione di un periodo per il prossimo appuntamento. Proviamo a lavorare insieme in rete, senza esclusioni. Partiamo dai punti comuni. SNOQ non mi soddisfa. L’auto-determinazione può essere il punto comune? I centri antiviolenza, c’è tanta violenza diffusa, anche nei movimenti. E’ necessario fare campagne: per la 194 e i consultori, educazione di genere e sessualità, gli strumenti del diritto, perché non siamo eroine. L’approccio scandinavo parte dal diritto di parola.  Parliamone, di tutto questo. Essere femministe, concrete e organizzate.

34- Simonetta Fazi, Roma

Non so se sarò fuori tema. Cosa ne facciamo dell’eccedenza di senso del nostro impegno? Ho agito il conflitto nel mio posto di lavoro. Non c’era il sindacato, e mi sono trovata a “rappresentare” nella contrattazione;  sono riuscita a bloccare un pessimo contratto, e mi sentivo estranea in quanto seguo il pensiero della differenza. Questa è politica? Devo molto ad Alessandra Bocchetti. Temi: le aritmie del tempo, maternità, malattia, perdita. Ci vuole dialogo per rendere più fra loro conflittuali (?) le diverse fasi della vita.  Ho avuto esperienza di ghost writer. Mi dicevano: “Ma non hai un registro politico”.

35- Gioia Virgilio, Orlando, Bologna

A Bologna abbiamo avuto una buona esperienza. Una volta ogni 15 giorni ci trovavamo in un bar a discutere con le 4 donne parlamentari. Se qualcuna vuole andare nelle Istituzioni, facendo la pratica del “dentro e fuori”, è da sostenere.  Ma poi c’è il rischio che abbiano esperienze poco felici. Importante lo scambio fra generazioni. Il tempo del lavoro: il lavoro ci tritura, è totalizzante, ci sfruttano sempre più. Il desiderio di maternità, ma anche il non desiderio. La sessualità e il  tabù del corpo (Cirant). Non è più vero il doppio si.

36- Chiara, gruppo “Corrente alternata” (lavoratrici precarie), Firenze

Il tema delle pratiche di relazione anche nel luogo di lavoro. Il problema della rappresentanza: le precarie non hanno rappresentanza sindacale.

37- Silvana, Pescara

Sono d’accordo per una agenda, purché sia scritta dalle più giovani. SNOQ? Questa mattina ho sentito due posizioni in conflitto: stiamo solo “nella vita” o anche nella rappresentanza? Sono due posizioni da ricomporre. Il presente con la richiesta di modificazioni legislative della 194, necessita di nuove battaglie. I cimiteri dei feti, la raccolta di firme per il diritto alla vita ci riportano indietro di quaranta anni e sono necessarie nuove battaglie, anche per i tagli al welfare.

38- Daniela Dioguardi, Palermo

Stare nelle istituzioni, fra desiderio e necessità. Come farcene carico? Cosa abbiamo da dire in merito alle politiche sociali, dove il lavoro nero è il 30%?

39- Nella Condorelli, Catania

Purtroppo sono arrivata solo oggi pomeriggio. A proposito di rappresentazione: come sono rappresentate le donne nei media? Siamo al centro di un gravissimo attacco del potere finanziario e dell’economia virtuale. Sono giornalista. Dobbiamo avere “potere di parola” in tutti i luoghi. Un aneddoto. RAI Uno Mattina – volevano occuparsi di donne lesbiche – mi chiesero “L’hai una donna lesbica da portarci?”. Si. Andò una donna e disse: “Sono anziana, sono lesbica, sono femminista”. Arrivarono tante mail: “Grazie per averlo fatto”. Fu una “rottura” dello iato fra società reale e sua rappresentazione. Siamo antagoniste, non rimuoviamolo.

Paola Patuelli nel salutare ringrazia per il rispetto dei tempi che ha consentito a tutte coloro che lo desideravano di esprimersi. Domani mattina non ci saranno report sui lavori di gruppo, ma tutte coloro che lo desiderano possono intervenire – di nuovo o per la prima volta – facendo interagire le questioni emerse nella assemblea di questa mattina con lo scambio di oggi pomeriggio, o altro ancora.

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