Un’assemblea permanente

5 Nov

Lea Melandri

Care amiche,

non sono una grande conoscitrice di blog, ma credo di poter dire fuori di dubbio che il blog Paestum 2012 Primum Vivere è di una qualità rara, se non unica, nel suo genere. Se i network ci stanno abituando a comunicazioni sempre più concise e veloci, i commenti che arrivano dopo l’incontro nazionale dei primi di ottobre sono, al contrario, analisi, riflessioni ampie approfondite sui temi che più ci interessano.

Abbiamo pensato che potesse essere il luogo virtuale in cui dare seguito all’assemblea e ai gruppi di discussione, e di fatto lo sta diventando, nel momento in cui riusciamo a far di nuovo incontrare qui –in attesa di incontri reali in carne e ossa in qualche città- le molte voci che abbiamo ascoltato a Paestum e altre, di chi non c’era. Sarebbe importante, per mantenere la relazione tra noi, mettere in comune temi, proposte, approfondimenti che stanno emergendo negli incontri cittadini, di cui abbiamo notizia dall’agenda.

A Paestum abbiamo condiviso l’esperienza di una pratica politica –il “partire da sé”- e la ripresa di un punto di vista radicale sul mondo, entrambi già in parte presenti agli inizi del femminismo, e che oggi, interrogando la crisi di un sistema economico e di un modello patriarcale di civiltà, riguardano uomini e donne. Sui contenuti sono emerse posizioni diverse ma mai contrappositive –e questo è un grande risultato rispetto alle logiche dell’amico-nemico. Caso mai si potrebbe dire che i temi sono rimasti spesso solo un’indicazione, senza un adeguato approfondimento, o solo toccati di sfuggita e subito lasciati cadere. Così è stato per la “rappresentanza” (ma forse sarebbe meglio chiamarla “presenza”) delle donne nelle istituzioni, per la “precarietà”, per il “reddito di cittadinanza”, la cura/lavoro, la sessualità, la violenza, il rapporto con le donne di altre culture. Una maggiore articolazione dei discorsi è quella che si potrà leggere nelle trascrizioni e nei resoconti dei gruppi, man mano che sono pronti. E’ evidente che ognuna di queste tematiche va ripresa. In alcune città lo si sta già facendo e qualora si riuscisse a conoscerne i risultati, non sarebbe difficile trovare punti di condivisione e azioni efficaci da portare avanti insieme anche a livello nazionale.

Comincio a portare l’attenzione su un punto che mi sta particolarmente a cuore e su cui ammetto di non essermi ancora fatta una convinzione ferma. E’ quello che in alcuni miei scritti ho chiamato “Il corpo, la legge e le pratiche del femminismo”, per indicare i legami, che ci sono sempre stati ma che vorremmo ridefinire, tra il corpo e tutto ciò che con esso ha più diretto riferimento (sessualità, maternità, violenza, ecc.), la pratica con cui abbiamo sottratto il rapporto tra i sessi alla “naturalizzazione” e l’incidenza che questa riscoperta della politicità del “non politico” può avere su un sistema dal perdurante impianto maschile. Non è la prima volta che misuriamo la distanza tra un punto di partenza – un “sé” indagato fino alle sue radici inconsce- e un traguardo ‘rivoluzionario’ dell’esistente: organizzazione del lavoro, divisione dei ruoli sessuali, rapporto con la natura, ecc. Non è la prima volta che constatiamo orientamenti e scelte diverse quando si tratta di definire i passaggi intermedi. A Paestum, per esempio, c’era chi diceva che la presenza quantitativa delle donne nelle istituzioni e nei luoghi decisionali è la strada necessaria per il cambiamento, e chi invece un ostacolo, o un approdo sicuro alla “neutralizzazione”. Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a scelte divergenti sui contenuti, ma saldamente unite da una comune pratica politica. Mi fa piacere che alcune donne di Femminile Plurale, nelle loro “Archeologie” abbiano riportato frammenti della discussione che ci fu sull’aborto negli anni ’70. Per una lettura dei documenti al riguardo consiglio il libro di Luciana Percovich, La coscienza nel corpo, Fondazione Badaracco-Franco Angeli, Milano 2005. Solo nell’ambito del collettivo milanese di via Cherubini a Milano, le scelte furono tre: chi optava solo per la depenalizzazione, chi per l’aborto “libero e gratuito”, chi per una posizione intermedia, che riconoscesse i limiti ma anche l’importanza di una legge che tutte dicevamo avrebbe “risparmiato sofferenze alle donne”. Le prime scrissero un documento dal titolo “Noi sull’aborto facciamo un lavoro politico diverso”, e non andarono alla manifestazione del 18 gennaio 1975 indetta dai radicali, le altre sì.

Per quanto mi riguarda, pur tenendo ferma per tutti questi anni la pratica dell’autocoscienza, l’attenzione alla soggettività, non sono mai riuscita a sottovalutare l’importanza simbolica di una legge o di una manifestazione per produrre consapevolezza e impegno. E’ una terza via tra il rifiuto e l’adesione trionfalistica, acritica? Possiamo fare ragionamenti simili per i temi di cui stiamo oggi discutendo? Riporto alcuni brevi frammenti della discussione sull’aborto, da cui si può intuire quale era la sponda comune da cui partiva il discorso e che ci permetteva di essere al medesimo tempo insieme e discordanti.

E’ venuto alla ribalta questo argomento dell’aborto, per delle ragioni che in parte passano sulle nostre teste, cioè in una politica di tipo tradizionale, che segue la sua logica e ci siamo state come coinvolte. Per forza, perché è una cosa che ci riguarda in prima persona e tutti vogliono in questo momento coinvolgerci, dai preti (…) i vari partiti, i gruppi di opinione, sinistra extraparlamentare, ecc. Ora questo può rappresentare un pericolo (…) rimane che la tematica è impostata fuori di noi, dalle nostre teste, e allora, secondo me, il ritrovarci tra noi, significa che noi affrontiamo questa tematica nei modi politici che sono nostri e quindi con il racconto di esperienze e anche con prese di posizione che magari non hanno grande coerenza ma riflettono quello che è il nostro pensiero e il nostro desiderio (…) non è nel nostro interesse trattare il problema dell’aborto per se stesso. Il nostro sforzo è invece, mi sembra, di legare questo problema a tutta la nostra condizione, e ad una questione in particolare, che è quella della nostra sessualità e del nostro corpo”.

(“Sottosopra” rosso, fascicolo speciale, Sessualità, contraccezione, maternità, aborto, Milano 1975).

Chiedo scusa se sono stata lunga e un po’ ‘didattica’.

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