Precarietà, il filo che viene da Paestum

6 Nov

Ambretta Occhiuzzi
Si è detto “ La sfida implicita nel titolo e nell’invito non è stata raccolta dalle partecipanti!”“Alcuni nessi sono mancati!!!!”
Qualcuna l’ha definita “una rivoluzione leggera”
Una “rivoluzione intesa come inizio di un cambiamento”a mio parere,è già rappresentata  dal desiderio espresso da quasi 1000 donne/persone molto diverse per età ed esperienze,di essere protagoniste di un “fare politica” del tutto nuovo,che raccolga   il patrimonio di pratiche e di saperi delle generazioni passate e sottolinei la necessità di un agire qui e subito delle più giovani.
Niente celebrazioni o commemorazioni,piuttosto un fiume di comunicazioni  di idee,sensazioni,esperienze , progetti ,con una modalità di discussione assolutamente democratica e anticonformista: autodisciplina e rispetto della parola con tempi brevi per tutte,(singole o organizzate),eliminazione della presidenza,della relatrice,delle preiscrizioni,degli applausi,dei compromessi,delle dietrologie ,dei ricatti.Un parlare diretto,autentico,senza mediazioni e/o cancellazioni,con divergenze  e convergenze esplicite, alimentato dal desiderio di sperimentare per il futuro “una nuova pratica non alienata in regole e procedure, espressa da parole non dettate dall’ideologia ma dall’esperienza, da azioni sperimentabili sul momento,non differite nel programma o nell’utopia”(da Dominijanni) .
Ritorno alla sfida  lanciata dalla Melandri nella formulazione dell’obbiettivo “Primum  vivere” :” vivere non solo nel senso di vita, ma buona vita, buon lavoro, creatività,possibilità di dare espressione a tutte le manifestazioni dell’umano,di uomini e di donne.”
Io  vi leggo una critica radicale  al modello di civiltà  costruito da una cultura maschile patriarcale e sessista che ha prodotto  una condizione di precarietà dell’esistenza con un disastro sociale,economico,ambientale che colpisce particolarmente donne e giovani(nel sud più che altrove) e una crisi della convivenza con una violenza inusitata sul corpo delle donne .
Il tema della PRECARIETA  è il filo conduttore di tutta l’assemblea, che tiene unite le diversità dei soggetti:e’ sulla insostenibilità  esistenziale della precarietà  che si accostano le generazioni del passato,del  presente  e del futuro .
In Assemblea non si è parlato molto della crisi del  modello economico e sociale,del governo dei tecnici, della globalizzazione,del controllo culturale sull’immaginario .  La lettura del presente si è concentrata  sulla  precarietà dell’esistente, sulla  insicurezza del lavoro e di un salario  nel presente e nel futuro e quindi sull’assenza di un progetto di vita per le giovani generazioni;
sulla riduzione di spazi di emancipazione e di liberazione da vincoli domestici e familiari per le donne  di un’altra generazione .
Più che appassionarsi alla rappresentanza paritaria uomo/donna   nelle istituzioni e nei luoghi del potere si è fatta presente la necessità di creare una opinione pubblica  tra le donne ,rese talmente consapevoli della loro forza e determinazione a essere un soggetto politico,  da  riuscire ad ampliare il consenso dell’elettorato femminile e maschile,da condizionare le scelte di chi governa(maschio o femmina).Non si tratta di fare appello a  termini come   giustizia o potere o rappresentanza ma piuttosto  di sollevare la questione della PRESENZA(Bocchetti).Si tratta di FARE INSIEME OPINIONE ,di aprire un CONFLITTO PERMANENTE CONTRO gli stereotipi su cui si fonda la cultura,perchè la democrazia paritaria va  imposta con la presenza,i conflitti quotidiani,la modifica delle relazioni nel privato e nel pubblico.
Le  politiche sulle Pari opportunità o le leggi su presunte parità di ruoli  ,non hanno risolto l’evidente divario nel rapporto uomo/donna espresso dal permanere di  modelli disuguali e discriminatori verso le donne, giocati sulle logiche di mercato,sul sottosalario, sulla sottoutilizzazione delle competenze, sulla presunta armonizzazione tra tempi di vita e di lavoro,che oggi si traduce in lavoro aggiunto femminile e privato.
Le   politiche di conciliazione(lavoro/famiglia) sono interpretate come risposte pubbliche ai” bisogni privati” delle donne, marginalizzabili nei momenti di crisi e di controriforma come quelli attuali.
L’attacco al lavoro, ai diritti acquisiti ,ad una maternità libera ,ad una scelta autonoma di ruoli  da vivere ,  trova una risposta nella decisa volontà di farsi carico in prima persona di una iniziativa non individuale ,non  più vittimista né difensiva ,ma visibile,concordata,radicale,conflittuale.
Emerge fortemente l’interrogativo sulle modalità  da ricercare per aprire dei  conflitti nei confronti di un governo cieco  rispetto ai bisogni ed agli interessi  della popolazione e  pervicacemente ostile verso le donne e le giovani generazioni.
Vanno ricercate insieme le ricette per aprire  da subito una prospettiva di vita “altra” attraverso pratiche politiche dirompenti.Di qui bisognerà ripartire ,nel dopo Paestum,attivando  politiche economiche e sociali di genere ,   modalità di sviluppo di  una crescita solidale  attenta ai bisogni di singole/i e di comunità, che operi una svolta sul come produrre,distribuire,consumare,dare spazio al lavoro,rendere sostenibili questi processi dal punto di vista ambientale e sociale  e nello stesso tempo far crescere una dinamica relazionale tra i generi connotata dal riconoscimento della coesistenza paritaria delle diversità.

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Una Risposta to “Precarietà, il filo che viene da Paestum”

  1. Pina Mandolfo 7 novembre 2012 a 10:37 #

    sono sempre d’accordo su questa linea che vede la necessità della rappresentanza indifferibile. Io credo che questa sia la strada principale da percorrere per affrontare tutto il resto. Insisto: vediamoci per parliare di come raggiungere questo obiettivo. Pina Mandolfo

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