Ho fiducia nella differenza femminile, non si dissolve nelle istituzioni

18 Nov

Marina Terragni

Secondo il Global Gender Gap Report realizzato annualmente dal World Economic Forum, le italiane sono scivolate dal 74 esimo all’80 esimo posto in classifica. I primi posti sono del Grande Nord, il Burundi sta al 24 esimo.

Ok, non facciamoci raccontare chi siamo dai numeri e dalle statistiche, ma quest’ultimo anno, quello del governo Monti, ci è costato parecchio, e ne abbiamo tutte esperienza sensibile e quotidiana.

Ho legami personali con almeno 5 giovani donne che stanno perdendo il lavoro (precario). Il doppio sì resta un sogno.

Chi ha figlie e figli si vive in casa questa faccenda. Avere figlie e figli fa una grande differenza nella percezione delle cose, perché significa avere i poveri in casa.

Al Sud ci sarà anche tanto nero, non discuto –condizione comunque non felice- ma ufficialmente siamo a 4 donne su 10 che lavorano. Questo significa per tante tornare alla mercé degli uomini, il massimo della miseria possibile per una donna.

Il rialzo dell’età pensionabile significa che gli anni tra i 60 e i 65 possono diventare tra i più duri di tutta quanta la nostra vita, con i figli dei figli da curare e i genitori ancora al mondo sulle nostre spalle.

I tagli alla sanità e ai posti letto in ospedale significano che i malati ce li curiamo noi, sempre di più. Alcune di noi hanno la fortuna di avere compagni che condividono, ma non si tratta di una condizione maggioritaria.

Poi c’è il resto del bollettino della sex war: 194 inapplicata, violenza in crescita, etc. etc.

Direi quindi che non ho bisogno del Global Gender Gap Report per sapere come siamo messe.

Faccio la giornalista, mi chiamano colleghi stranieri per chiedermi perché ce lo lasciamo fare. Io cincischio qualche spiegazione, ma non so perché ce lo lasciamo fare.

Con molta semplicità penso che, se non intendiamo più lasciarcelo fare, le possibilità sono due: la rivolta, o la partecipazione attiva all’amministrazione del condominio, nel maggior numero possibile, con l’intento e la forza di ribaltare le agende della politica seconda.

Non penso che la nostra differenza sia tanto fragile da dissolversi all’interno delle istituzioni. Ho molta fiducia nella differenza femminile.

Se questo è capitato a quelle poche in passato, ho fiducia nel fatto che capiterà sempre meno alle molte -io spero- che troveranno la forza di andare là a prendere decisioni per il bene comune, tenendosi in legame strettissimo con i luoghi dell’origine.

Vediamo già dei segni interessanti in questa direzione -a Milano, a Torino-, chi sta dentro si sporge per chiedere aiuto alle altre fuori -postura ben diversa da quelle fuori che vanno a contrattare qualcosa con le poche che stanno dentro-. Esperienze che vanno osservate, valorizzate e moltiplicate. Il momento per farlo è adesso.

Chi ha da proporre altre soluzioni lo faccia, con chiarezza, semplicità e senza bizantinismi.

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3 Risposte to “Ho fiducia nella differenza femminile, non si dissolve nelle istituzioni”

  1. Magda terrevoli 18 novembre 2012 a 18:22 #

    Cara Marina , noi in Puglia ci stiamo provando ma il potere maschile è duro da scalfire . Il 20 arriva in consiglio regionale la nostra legge di iniziativa popolare sulla doppia preferenza , ma in consiglio siedono 67 uomini e solo 3 donne e , come puoi immaginare , non sarà facile. Ti chiedo di darci una mano rendendo pubblica la notizia , se siamo in rete siamo veramente più forti e meno attaccabili ! Grazie per quanto farai ! Per tutte noi ! Magda

  2. Luciano Anelli 18 novembre 2012 a 16:50 #

    Concordo con Marina nel pensare che il fare politica per il bene comune è dall’interno delle istituzioni che si deve agire, occupando gli spazi del castello del potere maschilista e contaminandoli di visioni diverse del femminile, ribaltandone il paradigma. Questo può avvenire se molte donne non omologate riescono a raggiungere questi luoghi per renderli trasparenti e comunicanti fra loro per la costruzione di catene trainanti e sconfiggendo le scorciatoie di appiattimento o al sultano o al branco per assurgere. Anche in Puglia, l’Assessora al Welfare alla regione adotta la metodologia del coinvolgimento dsl basso di tutte le donne e uomini che condividono per avere quella forsa di affermazione ineludibile in seno ad apparati totalmente conformati al maschile. Però là dove ci siano donne che fanno della loro professionalità una forza, senza dover ricorrere all’essere donna, perchè non aiutarne l’ingresso ? Mi riferisco a colei che, pur avendo assicurazioni di un dicastero o il Governo della propria regione, ha deciso di inserirsi , unica donna, in una bagarre tutta al maschile come le primarie del Centro sinistra ! Per coerenza, indipopendentemente dall’aera geografica, se il programma evidenzia professionalità ed una visione diversa dal maschile, perchè rinnegare ogni asserzione e non sostenerla ? Per coerenza ! Allora io, omo, sostengo Laura Puppato in questa tornata, unica donna fra mostri !

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  1. Donne: perfino il Burundi meglio di noi | Maschile/Femminile - 19 novembre 2012

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