Libere si può, sono d’accordo. Quello che non ho detto a Bologna di Annalisa Diaz

11 Feb

Mi ha fatto piacere poter leggere per intero l’intervento di Franca e Fulvia. Sono anch’io convinta che si può essere fedeli a se stesse anche nei luoghi istituzionali se si praticano relazioni significative dentro e fuori da quei luoghi.

La mia è una storia diversa dalla loro, non sono mai stata iscritta al partito (intendo il PCI) al quale ero pure vicina e la mia candidatura è nata dalla richiesta di alcune donne della mia città, iscritte a quel partito, che frequentavano il mio collettivo femminista.

Nel mio caso siamo nella famigerata prima Repubblica che permetteva le preferenze alle quali personalmente non ho mai attribuito i danni del voto di scambio che credo seguano ben altre e pericolose strade.

Comunque stare in quel luogo non ha modificato il mio modo di stare al mondo né l’esercizio della mia libertà.

Le proposte di legge che ho presentato sono state elaborate insieme a una o più colleghe con cui ero in relazione e con la collaborazione di donne del movimento esperte nella materia.

Alcune hanno fatto scandalo rispetto ad una linea elaborata dagli uomini ( in un caso c’è stata la diffida del partito a non presenziare alla sua presentazione), ma questo non mia ha impedito di continuare per la mia strada. Una proposta riveduta e  riproposta da Franca nella legislatura successiva.

E vengo al problema del giudizio politico. Sono d’accordo che sia necessario, ma significa prestare attenzione ai comportamenti delle elette, non dico immediatamente ai risultati perché sappiamo quanto sia difficile valutare, anche nel movimento delle donne, l’efficacia delle nostre pratiche e dei nostri pensieri.

Purtroppo il giudizio politico sia verso le donne che verso gli uomini non è stato quasi mai esercitato con la conseguenza, in alcuni casi, di una necessaria “supplenza”del potere giudiziario.

Mi direte perché non hai detto queste cose a Bologna. Mi spiace ma la modalità dei tempi “contingentati”, per usare un termine parlamentare, ha fatto resistenza.

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Una Risposta to “Libere si può, sono d’accordo. Quello che non ho detto a Bologna di Annalisa Diaz”

  1. Laura Cima 12 febbraio 2013 a 07:42 #

    Carissima, sono molto d’accordo con te e oggi cercherò di scrivere anch’io quello che non sono riuscita a dire a Bologna per i cinque minuti e vorrei porre con forza questo problema alle organizzatrici: se vogliamo approfondire (e in questo momento è indispensabile, dobbiamo concedere a chi lo desidera un pò di tempo per spiegarsi chiudendo una autoregolamentazione . Mi spiace di non averti vista e salutata: se tu avessi parlato avremmo potuto anche riabbracciarci. Alla prossima. Laura Cima

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