Porto la mia politica femminista di Maria Luisa Boccia

20 Feb

Le considerazioni critiche di Lea sulla democrazia paritaria e sul femminile assunto a complemento e completamento, sono, non da ora, mie. Era facile prevedere, come ho detto a Paestum, che partiti e laeder avrebbero operato per includere più donne. Non è effetto della rivendicazione del 50 e 50, ma una versione aggiornata della funzione , per gli uomini, del femminile.

Ma le candidature non sono tutte uguali. Il giudizio delle donne non può prescindere dalle singole soggettività. Non è Nichi Vendola che “presenta” me, e altre, come “femministe”. Per il semplice, e fondamentale, motivo, che lo sono, lo siamo. E lo sono anche in questa campagna elettorale. Quella che faccio in prima persona, non quella che è rappresentata dai media. Nella quale porto linguaggi, modi, temi, della mia politica, femminista. Con risultati diversi, a volte buoni, altre no. So che questa campagna elettorale è cancellata dall’altra, quella sui media. Che pesa molto di più, e giustamente, anche nei nostri giudizi.

Ed è un segno del declino della politica di cui parla Lea. E del molto che c’è da fare, per tutte noi, perché cambi il senso  di cosa è politica, nei linguaggi, nelle pratiche, nei temi. Non è il Parlamento il luogo principale su cui si gioca questa sfida. Non lo è in sé, poiché si sono spostati altrove sia poteri e decisioni, sia rappresentazione e comunicazione. Ma non lo è per me, perché i luoghi di cui parla Lea, sono anche i miei. Ma non da ora mi interessa misurarmi, in quello sforzo comune, anche con  istituzioni e partiti. E soprattutto mi interessa che insieme portiamo avanti quello sforzo, teorico e pratico, su cos’è politica.

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2 Risposte to “Porto la mia politica femminista di Maria Luisa Boccia”

  1. Marina d.V 21 febbraio 2013 a 13:41 #

    Che Maria Luisa Boccia sia una femminista e’ incontrovertibile cosi’ come la sua voglia sempre di misurarsi anche con istituzioni e partiti.Abbastanza forte da non nascondere le possibili contraddizioni.Vorrei che in parlamento andassero molte piu’ femministe delle quattro che si stanno presentando.

  2. sabina izzo 21 febbraio 2013 a 10:08 #

    Perfettamente d’accordo sulla parte teorica. Ma restano i fatti reali su cui mi piacerebbe avere una qualche risposta.
    Ne ho portato esempi concreti che ho scritto proprio in un commento all’articolo di Lea Melandri e che, per comodità, qui ti ripeto:

    “Vivere in piccoli centri permette anche di avere un rapporto quanto mai diretto con la politica e con i partiti. Sappiamo quasi perfettamente vita, morte e miracoli della grande maggioranza dei candidati della nostra circoscrizione elettorale e sappiamo anche da chi e per quale ragione sono candidati. E sappiamo anche come. Ad esempio sappiamo che durante le primarie per la scelta dei candidati sono stati compiuti molti brogli e che questi brogli sono stati denunciati e resi pubblici (basta leggere i giornali per saperlo) con la conseguente candidatura di personaggi ben poco chiari sia nelle liste di SEL che del PD.La domanda che rivolgo, ad esempio, alle due candidate di SEL presenti a Bologna (Boccia e Dominijanni) è: come potete accettare che nel vostro partito avvengano fatti del genere? Come potete non contestare duramente e pubblicamente questi fatti e, al contrario, avallarli di fatto con la vostra candidatura? Come potete, per citare Lea Melandri, “permettere alla parte maschile… di potersi sottrarre a un interrogativo su se stessi e sulla civiltà che porta la loro impronta storica” e che comprende una pratica politica mossa dal potere tout court? Lo chiedo perché è esattamente il muro contro cui sbatto ogni volta che tento una qualche militanza politica (militanza che amerei perché amo la politica) e che mi ha fatto lavorare per una lista civica anche quando si è trattato di presentarsi alle elezioni del mio Comune. Mi piacerebbe pensare che la presenza delle Boccia e delle Dominijanni nei partiti portasse alla denuncia e alla lotta dura contro questa politica. Basterebbe costringere i rappresentanti e i dirigenti di questi partiti a discutere e a confrontarsi su questi temi, portarli qui, di fronte a tutte noi, alle loro stesse militanti, rendere pubblici discussioni e metodi. Non ci vorrebbe un grande sforzo: abbiamo combattuto battaglie ben più pesanti. Vedere le candidate impegnate già solo sulla questione della partecipazione e della trasparenza delle organizzazioni politiche, permetterebbe a quelle come me che vogliono andare a votare di avere una motivazione, e una qualche speranza, a oggi tragicamente mancanti. Mi rendo conto che in fondo si tratta di richieste “elementari”. Ma talvolta credo che la politica sia fatta anche di cose “semplici” e, soprattutto, urgenti.”

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