Paestum mi autorizza: sono una candidata femminista di Franca Marcomin

22 Feb

A Paestum non sono venuta, ma ho letto vari interventi sul blog. A Mestre poi abbiamo organizzato come Consulta delle Cittadine un incontro con Alessandra De Perini delle Vicine di casa e Adriana Sbrogiò di Identità e Differenza, che avevano partecipato e che hanno portato la loro esperienza.
Mi è sembrata la prima volta che il femminismo si interrogasse in maniera così forte e collettiva sul tema della rappresentanza, creando una scia di autorizzazione per le elezioni, come ha affermato Ida Dominijanni.
L’appuntamento di Bologna cui ho partecipato, focalizzato sul tema “Donne, vite, politica: cosa cambia?”, voleva anche interrogare il desiderio delle donne che si sono presentate come candidate in Parlamento, e io sono una di queste, pur in una posizione di non eleggibilità.
Mi ha chiesto di entrare in lista una donna con cui sono in relazione da molti anni, Luana Zanella, che è stata due volte Deputata e a Bologna ha portato un contributo relativo alla sua esperienza. Questo è stato il criterio per cui ho accettato, altrimenti mi sarebbe sembrato strumentale da parte dei partiti che a mio avviso hanno avuto bisogno di riempire le liste con le donne, senza assicurarsi di garantire un’elezione di quel paventato 30% di donne di cui si parla, tutto da verificare. Interrogare il desiderio renderebbe giustizia alle donne che hanno accettato e non credere che siano state solo strumento di maschi e partiti.
Nel presentarmi come candidata mi sono dichiarata “femminista”, e ho pensato che fino a poco tempo fa avrei detto “del movimento delle donne”, invece mi sono sentita autorizzata ad usare questa definizione dopo Paestum, come se fosse una parola che riacquisisse una nuova forza dopo questo grande evento del femminismo italiano.
A Bologna, ma anche a Venezia dove Senonoraquando ha organizzato un incontro con le candidate di tutti i partiti, ho capito che è importante interrogare il desiderio delle donne che hanno accettato la candidatura, anche di quelle come me che non sono in posizioni eleggibili. Purtroppo a Venezia le candidate sono state interrogate sui programmi: scuola, precarietà del lavoro, violenza, 194, territorio e altro, ma ho visto la messa in campo di desideri, saperi, al di là della richiesta di dare risposte da tuttologhe.
Quale allora il mio desiderio: come accennato, stare in relazione con Luana, ma anche mostrare di volermi prendere cura della politica istituzionale a partire dalla mio posizionamento femminista, testimoniare che mi interessano le sorti del Paese, quelle che passano attraverso i presidi che finora si è data la democrazia. Tutto questo mi ha esposta al giudizio di chi mi ha visto in lista, ma ha fondamentalmente coinvolto la mia soggettività quando dovevo dire perché ero lì e quali erano le mie competenze e i miei saperi. Quindi sono d’accordo con chi a Bologna affermava che sono più importanti le soggettività che i programmi, il primum vivere che ha al centro la soggettività.
Per me devono essere soggettività di auto-rappresentazione e non di rappresentanza di un genere, con fedeltà a se stesse prima che al Parlamento, uscendo dalla disciplina di partito e in relazione con altre donne. Quali?
Almeno essere in due, affermava Marina Terragni ad un incontro a Venezia dove aveva presentato il suo ultimo libro, e come ha ben testimoniato Fulvia Bandoli a Bologna della sua relazione con Franca Chiaromonte, ma senz’altro con quelle che hanno il desiderio di stare in relazione con le donne elette: il dentro-fuori dal Parlamento si spezza con le relazioni, ha affermato Lia Cigarini, allora non deve esserci un noi e un voi.

Insieme, donne elette e donne che stanno nei luoghi dell’autonomia, possono mettere in campo la possibilità di invenzioni di pratiche e di parole che non abbiamo ancora trovato per i contesti istituzionali, di invenzioni radicali in luoghi difficili, di pratiche che siano efficaci. In Parlamento, ma anche in altre Istituzioni, si potrebbe starci per disfare potere e privilegi, per disfare leggi che vogliono regolamentare la libertà femminile.
Per questo Ida Dominjanni proponeva un appuntamento nazionale dopo le elezioni.
A Mestre come Consulta delle Cittadine abbiamo organizzato per giovedì 14 marzo alle ore 17 al Municipio un incontro per continuare a confrontarci sul Primum vivere di Paestum, e alcune di noi, Franca Marcomin, Alessandra De Perini, Adriana Sbrogiò, Luana Zanella, cercheranno di rendere conto dell’evento di Bologna.

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