Come continuare Paestum

9 Giu

Luisa Cavaliere

Qualche appunto a margine delle prime letture di “C’è una bella differenza”.il Librino che ho scritto con Lia Cigarini
Tre critiche che a me sembrano particolarmente significative e, soprattutto, legate a Paestum e al dibattito che lì c’è stato lo scorso ottobre e che, per questo, vale la pena esplicitare soprattutto ora che si parla e si propone un secondo appuntamento.
La prima: non è un dialogo Somiglia più ad un monologo. C’è poco scambio.
La seconda: anche nel piccolo testo come , d’altra parte era avvenuto a Paestum, si sorvola con eccessiva leggerezza su quelle tra di noi che scelgono la strada della rappresentanza, delle Istituzioni, delle grandi organizzazioni (partiti e sindacati innanzitutto).
La terza: il temuto doppio impedimento che genera la (mia) riflessione e che si sente il bisogno di evidenziare non viene esplicitato. Viene indicato come nodo, ma lasciato,poi, inesplorato.
Dialogo/monologo? Questa “ambiguità” cela (e neanche tanto) la questione dell’autorità. La incarna e la mostra forse rendendola figura concreta della vita.
Io ritenevo, quando ho pensato di scrivere su Paestum e non solo, che la riflessione di Lia fosse essenziale per comprendere e mettere ordine tra le cose che ci accadevano. Pensavo anche che l’assenza o la carenza  di scrittura generasse  debolezza  e che fosse necessario uno spazio per esplicitare il pensiero “sul mondo” di una donna con la quale condivido una profonda passione per la politica (prima e seconda) e alla quale riconosco grande “competenza” . Grande autorità.
Per questo ho scelto di fare spazio  a quel pensiero recintandolo con la mia presenza e, in un certo senso, consentendogli di  coagularsi in parole.
Non ho censurato quello che sui singoli temi penso.  Ho solo consentito  al fecondissimo modo di relazionarsi con un’altra che è l’ascolto, di produrre, contribuire a produrre, pensieri e parole. Ho fatto agire liberamente l’autorevolezza e l’autorità della mia interlocutrice.
La scelta di stare nel sistema istituzionale (rappresentanza grandi organizzazioni etc) ha segnato molto il confronto degli anni ’80 e la vicenda di “Se non ora quando “ ha contribuito a rinvigorire il dibattito su questi temi. Sono temi che alludono innanzitutto al rapporto con gli uomini Un rapporto sul quale a me sembra che ci sia poca riflessione di quelle che hanno ceduto all’illusione quantitativa (quote etc), sugli scacchi  e sull’inefficacia della loro azione.
Auspicare e lavorare perché si realizzi una relazione che assuma la parzialità dei suoi due poli come premessa responsabile dell’azione mi sembra l’unica strada percorribile Non a caso è la più difficile e certamente è la meno praticata.
Il doppio impedimento allude al bisogno antico che mi fa agire e che muove il mio modo di vivere : l’egemonia. Niente a che vedere con il potere nelle sue misere forme. Molto attinente al desiderio di cambiare il mondo e alla consapevolezza che si può realizzare solo se circolano e si affermano parole (non solo femminili ma, soprattutto femminili) forti, chiare, capaci di convincere e di sedurre perché indicano percorsi e pratiche per realizzare  profondi cambiamenti. Quei cambiamenti che mutano le rappresentazioni del mondo quindi, la storia di tutte e di tutti.
Il femminismo a cui faccio riferimento ha il pensiero “adatto” per dire e rendere attiva nella storia di tutte e di tutti quell’egemonia ma qualcosa lo impedisce e neanche lo straordinario espediente della  “lingua comune” è riuscito a rimuovere quell’impedimento. Ed è su quel qualcosa che dovrebbe continuare Paestum.
Secondo me.

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2 Risposte to “Come continuare Paestum”

  1. gambilongo 12 giugno 2013 a 14:37 #

    …. per continuare Paestum vi invito a rilanciare sulle politiche di genere e a firmare la petizione a sostegno del Progetto Donna
    http://www.activism.com/it_IT/petizione/difendiamo-il-progetto-donna/44159

  2. giuliana giulietti 9 giugno 2013 a 14:40 #

    Sono perfettamente d’accordo con Luisa Cavaliere: ciò che fa nodo e problema è l’autorità femminile. Ed è vero che mentre il femminismo della relazione riflette sulle proprie esperienze e c’è scambio, le donne di “Se non ora quando” e più in generale le donne che entrano nei luoghi del potere di sé, della propria esperienza, dei guadagni e degli scacchi nulla dicono. Ho letto due volte il dialogo Luisa/Lia e forse scriverò qualcosa. Una nota o una recensione. Inoltre ho apprezzato moltissimo la bella scrittura di Luisa Cavaliere.

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