Dalle questioni femminili alla questione maschile

10 Lug

di Laura Colombo & Sara Gandini

Care tutte,

vorremmo riprendere la questione politica già posta su questo blog qualche giorno fa e su Via Dogana già nel 2012, per rispondere anche a chi si sta chiedendo quali uomini invitare e come (adesione di Laura Cima all’incontro nazionale).

Nella discussione politica – molto appassionata! – con le donne che si sono assunte l’impegno di scrivere la lettera di invito per Paestum 2013, abbiamo trovato un’ottima mediazione: non si tratta di invitare “gli uomini” in generale, ma di prendersi la responsabilità, – se ci sono le condizioni – di invitare uomini con cui si è già in una relazione politica di scambio.

Ciascuna, quindi, se lo desidera e ne sente l’urgenza, inviterà gli uomini con cui è in relazione.

Noi inviteremo alcuni uomini di Maschile plurale con cui facciamo politica da anni, mettendo al centro la relazione tra i sessi, perché vogliamo occuparci del mondo e non solo di “questioni femminili”, perché la pratica del conflitto ha senso solo se ci sono relazioni significative, perché la forza acquisita grazie alle relazioni fra donne ci permette di giocare la sfida politica non solo tra donne.

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4 Risposte to “Dalle questioni femminili alla questione maschile”

  1. Paola Zaretti 27 luglio 2013 a 13:29 #

    Un grazie a Mariella Sarti per avermi anticipata con le sue acute osservazioni in merito al “conflitto fecondo”, una formula ingenua che ho commentato su facebook e che voglio qui ribadire: un conflitto non può essere definito “fecondo” a priori proprio perché di conflitto si tratta. Solo a posteriori si potrà dire se “sarà stato fecondo”. Concordo anche sulle restanti osservazioni.

  2. Mariella Sarti 24 luglio 2013 a 19:21 #

    Mi sento una preda catturata con l’inganno, intrappolata, nella via senza
    uscita, del doppio legame. E come preda sperimento il sentirmi braccata.
    Braccata dal non poter sfuggire a quella colpa antica delle donne che osano
    dire di no. Quando un maschio si propone, e ora lo fa per vostro tramite, per
    il vostro esservi sentite interpreti (che storia vecchia, mio dio…), nel dire
    di no, si sta male.
    Normalmente lui lo fa con garbo, in apparenza offrendosi, e quel no
    pronunciato risuona come un no assoluto, roboante, talvolta persino
    capriccioso, segno di un femminile devastato dalle interpretazioni maschili, un
    femminile che gioca all’indisponibilità, un femminile ambiguo, talvolta
    equivoco che appare come un soggetto che alza la posta del gioco per ottenere
    di più.

    Obbligate a estromettere. Obbligate a includerli. E’ lo stesso.

    Un intero movimento messo nelle condizioni di pronunciarsi su un aspetto
    marginale della nostra politica.
    Marginale, badate bene, non perché siano pochi (come di fatto è) e forse
    nemmeno tanto autentici (ci copiano), ma perché se è vero che si invitano i
    “disertori”, cosa facciamo, confliggiamo con gli alleati? Non è miope? Non è
    sciocco? Eppure oramai siamo tutte nella condizione di misurarci seriamente con
    una sciocchezza.

    Ma andiamo un po’ oltre. Mettiamo il caso, affatto improbabile, che a qualcuna
    venga in mente di invitare a Paestum senza consultare alcuna (che la pensi
    diversamente), oltre ai “buoni” , i “cattivi”, cosa accadrebbe? Non tanto cosa
    accadrebbe di Paestum, piuttosto come verrebbe considerato quel conflitto?
    Infecondo?
    Ergo: i conflitti fecondi sono quelli che si stabiliscono con chi la pensa
    come… Come noi? Noi, chi?
    E mettiamo che i “cattivi” siano coloro che sostengono che il femminicidio non
    si dà, un conflitto “infecondo” è il caso o no di ingaggiarlo? Perché, sapete,
    è qui che si misura l’utilità o meno di un conflitto, nella sua capacità di
    dare luogo a cambiamenti che, nel caso dei “buoni” si suppone non necessario. A
    meno di non smascherare l’effettività di quella diserzione. Non mi pare granché
    visto il resto di cui come movimento ci dovremmo occupare.
    Invitare alcuni non è aprire a un genere. E’ offrire la possibilità ad alcuni,
    arbitrariamente selezionati, di rappresentarsi per un conflitto che
    teoricamente non ci dovrebbe essere, anche se viene definito “fecondo”.
    Se a Paestum venissero i buoni e i cattivi, il femminismo di oggi sarebbe o
    no in grado di fronteggiare i conflitti?
    Di assistere al fatto che una parte del femminismo non considera affatto
    “cattivi” i “cattivi” ma ci trova addirittura qualcosa in comune, come sta già
    accadendo?
    Senza contare che altre non considerano affatto “buoni “ i buoni” ma non per
    questo ritengono auspicabile un “conflitto fecondo” giocato su falsi problemi e
    con risorse dubbie, dato che la provenienza di quelle risorse non è autonoma ma
    mutuata dalle donne e che, come tutte le copie, non servono a molto.

  3. Marta Riccardi 23 luglio 2013 a 11:10 #

    Ho bisogno di capire e chiedo a Sara Gandini e a Laura Colombo di spiegarlo, come sia venuto loro in mente non tanto di fare una proposta di per sé inopportuna e inquietante nelle sue possibili ragioni, di invitare gli amici con i quali sono in relazione – io no né mi sognerei di imporre alle altre, tutte le altre le mie relazioni – ma di darla per già assunta : “noi inviteremo”.
    Per favore spiegate questo punto e, ancora per favore, fatelo senza ripetere le motivazioni in base alle quali voi avete deciso che il femminismo tutto si deve rapportare agli uomini che sostengono di fare autocoscienza dato che, quelle motivazioni, pur insufficienti, ci sono chiare.
    Avete fatto un seminario e da tempo collaborate con alcuni maschi ma non avete ancora elaborato argomentazioni che possano valere per un movimento situato nella Storia in base a precise connotazioni
    Il fatto che il femminismo sia per sua vocazione privo di una leadership nominata o votata come si fa nei sistemi democratici, non autorizza nessuna a prendere decisioni che allontanano totalmente il movimento delle donne dalla sua necessità. Necessità, non altro e a quella, rigorosamente, ciascuna si deve attenere senza prendersi libertà che non competono a nessuna. La mancanza di leaderrship non comporta l’assenza di un’etica, questa sì, delle relazioni che non possono essere fondate sullo spontaneismo neppure ammantato di urgenze che solo voi configurate.
    Che il femminismo stia attraversando problemi è sotto gli occhi di tutte e di tutti altrimenti non sarebbe stato nemmeno necessario riconvocalo dopo 36 anni, ma che si approfitti di questo per obbligare l’intero movimento ad assumere la vostra ricetta mi sembra una mancanza di rispetto senza precedenti.

  4. Serena 23 luglio 2013 a 08:03 #

    Donne e uomini a Paestum: un dialogo proficuo

    Trovo che la presenza di uomini a Paestum produrrebbe un dialogo molto proficuo
    Inizialmente avevo delle perplessità sulla partecipazione maschile ma ho cambiato idea. Paestum lo volevo inizialmente, infatti, come un luogo separato, solo per donne, tra donne. Non volevo interferenze. Ma ho capito che la pratica del trovarsi fra di noi ha dato i suoi frutti e dobbiamo scommettere di più. Si può continuare a ritrovarci ancora tra donne, anzi bisogna farlo, ma a Paestum, secondo me, dobbiamo scommettere di più. Sarebbe davvero una grande posta in gioco.
    Il mio problema era anche in termini di godimento, mi dicevo: “questi uomini, uffa, ci rovinerebbero il piacere di stare tra noi, intralcerebbero la produzione di pensiero nuovo”. Ma mi sono resa conto, dopo essermi confrontata con un’amica con cui sono in relazione, che, se proprio vogliamo parlare in termini di godimento, può essere ancora più piacevole promuovere un percorso insieme. E nessuno intralcerebbe niente perché si produrrebbe il nuovo in relazione proficua.
    E poi il mondo sta andando a scatafascio, c’è bisogno di ricomporlo, di creare nuovi modi di essere e muoversi per ricostruire una realtà diversa. Soltanto che non lo possono fare le donne sì e gli uomini no in quanto lasciati a loro stessi. C’è bisogno di dialogare, configgere, creare il nuovo a partire da tutte le opportunità di relazione e comunque scommettendo insieme a loro. Se lasciamo gli uomini indietro non cambierà mai nulla e di fatto urge un cambiamento.
    Nel blog di Paestum viene detto, da parte di chi gli uomini non li vuole, che quelli che fanno politica sono pochi e le pratiche con loro non sono anch’esse abbastanza. Ebbene io dico, lavoriamo con gli uomini che ci sono, ci penseranno loro poi con il loro vissuto e la loro parola a contagiare gli altri, gli altri che magari sono indifferenti alle nostre pratiche.
    Viene anche detto: piuttosto che gli uomini invitiamo le donne in difficoltà, quelle ancora vittime del colpo di coda del patriarcato. Sono d’accordo sull’invitarle, invitiamo loro e gli uomini. Le une non escludono gli altri.
    Con gli uomini c’è bisogno di fare un percorso. Se non partiamo però non arriveremo mai. Possono essere pochi, ci possono essere poche pratiche, magari c’è poco interesse da parte loro. Non fa niente. Partiamo con loro, se sono poco interessati stimoliamoli noi, se sono pochi quei pochi contageranno gli altri, se le pratiche sono ancora poche le faremo aumentare. E’ necessario partire anche se non ci sono tutte le condizioni ottimali perché solo agendo avranno luogo cambiamenti che, anche se piccoli, produrranno altri cambiamenti sempre più grandi.

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