Adesioni/Perché ci sarò

16 Lug

di Franca Clemente

Bello il vostro invito. Molto aperto, soprattutto nell’uso del linguaggio che, per fortuna, non usa termini in “femministese” Aperto a tutti i possibili esiti, ora più politici, nell’invito implicito a sporcarsi le mani, ora più personali, nel senso che l’esserci e il sentirsi libere (più che l’essere libere, visto il contesto decisamente condizionante in cui viviamo) possa  cambiare il mondo. Aperto a guardare in alto verso la ricerca di percorsi comuni, pur assumendo la pluralità come presupposto, ma anche in basso, alla rimozione delle concrete discriminazioni.

Personalmente mi auguro che la discussione non rimanga uno sterile e ripetitivo richiudersi tra noi, come può accadere, e che si possa avviare un approfondimento, una discussione esplicita, tale da prefigurare un percorso, su forme e regole nuove di convivenza sociale, che, dite bene, possono scaturire proprio dal modo del confronto, del portare alla coscienza i disagi che condividiamo, modo che il femminismo ha insegnato. Forme nuove che vanno cercate e che non ci saranno concesse gratis. Perché non mi convince, sinceramente, che l’esserci come donne  basti da solo a produrre cambiamento. Cambiamento di cui abbiamo responsabilità, proprio perché donne.

Ho apprezzato perciò il richiamo alla necessità di parlare di economia, certo non nelle forme improduttive dell’accademia o in uso dalla politica  maschile. Mi piacerebbe che ci interrogassimo su cosa è per noi, a partire, e a proseguire, da noi, l’economia o cosa non è. E la proposta dell’economia del dono mi sembra un ottimo primo passo, se il dono non è visto come un  resto, circoscritto a pratiche marginali, periferiche, da carità cristiana o da decrescita felice, ma diventa un modo delle donne, che comincia  dalla critica pratica delle logiche del profitto e della competizione e che può allargarsi alla totalità dei rapporti umani.

E allora mi sembra attuale tornare a ridiscutere sulla possibilità di autodeterminazione. Concordo che la libertà delle donne , e quindi anche il nostro incontrarci e discutere, è conquista continua. Ma ci sarà un motivo se ci ritroviamo spesso a parlare di difficoltà dei rapporti tra donne e a riflettere sul contenuto odierno e sul futuro del femminismo. Se libertà di autodeterminarsi vuol dire viaggiare, leggere all’interno della nostra attuale società, non mi basta. L’autodeterminazione, così come i desideri (e soprattutto la capacità di relazione) richiedono un senso di sé altro, rispetto alle sua determinazioni come risultato della cultura sociale. L’autodeterminazione cozza con la libertà se la libertà è identificata col pensiero debole. Non abbiamo modelli innati cui conformarci per essere autentiche, per essere differenti, ma solo delle definizioni culturali. Non abbiamo desideri innati che, se lasciati liberamente esprimere, portano all’essenza di donna. Questa può solo essere costruita in un mondo che le è congeniale, che la può contenere.

Perciò l’urgenza è decidere come prendere in mano la nostra sorte insieme a quella del mondo in cui siamo immerse. E’ inevitabile chiedersi se i desideri e la libertà che ci spinge ad incontrarci a Paestum siano possibili nel contesto attuale, come presupporrebbe il continuare ad occuparsi di noi soltanto. In alternativa, come vorremmo, in che direzione vorremmo cambiare il mondo, come lo vorremmo costruire? Come lo vorremmo da donne. E’ lecito sognare un mondo con valori femminili e quali crediamo che siano? O ci accontentiamo di partecipare a quello degli uomini? Quali idee-forza puntellano le rivendicazioni pratiche? Quale è, da dove scaturisce la forza, la potenza delle donne su cui fare leva? Perché è da questo grande desiderio di cambiamento, di rivoluzione che occorre partire a discutere, senza il quale tutto rischia di rattrappirsi.. E questo è il rischio. Certo mille donne a Paestum 2012 è un bell’inizio, denota che il desiderio c’è. Ma sono d’accordo che occorre andare avanti. Abbiamo idee diverse? Confrontiamoci con il coraggio della franchezza. Se il confronto sarà costruttivo, troveremo pure qualcosa di comune! Troveremo un filo con cui condurre una discussione e una pratica. O per paura di non trovarlo, ci ritraiamo e ci votiamo al suicidio politico?

Un augurio di libertà che, secondo Arendt, si identifica con la possibilità di un inizio.

Un abbraccio e grazie a tutte voi

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