C’è desiderio politico tra donne e uomini, qui e adesso?

17 Lug

di Alessio Miceli (Maschile Plurale)

Entro brevemente nel dibattito sulla partecipazione, a Paestum 2013, di uomini invitati da donne con cui ci siano delle “relazioni politiche significative”.

Questa è la proposta avanzata da Laura Colombo e Sara Gandini (nel post Scommettere sulla relazione tra donne e uomini, sul blog di Paestum), a cui hanno risposto negativamente Laura Capuzzo, Ilaria Durigon e Chiara Melloni (nel post Paestum come luogo delle donne e per le donne, sul blog Femminile Plurale).

La questione mi suscita due osservazioni.

La prima riguarda il valore politico delle relazioni tra donne e uomini.

C’è un argomento, esplicito o sotto traccia, secondo cui questa partecipazione sarebbe inopportuna perché si riconosce che ci sono alcuni uomini che hanno questo tipo di relazioni con delle donne, ma sono pochi a fronte di tanti altri uomini che rimangono su posizioni tradizionali più o meno legate alla tensione al potere.

Questo è certamente un dato di realtà fortissimo, ma quale informazione contiene? Cosa ce ne facciamo di questi numeri, rispetto al progetto politico di un cambiamento della nostra società, di “una nuova civiltà delle relazioni tra uomini e donne” (come dicevamo nell’appello agli uomini contro la violenza maschile sulle donne)?

Se dovessi pensare che la trasformazione deriva dai numeri, da un corpo sociale che PRIMA diventi una maggioranza (come nella politica rappresentativa) o comunque un movimento di massa (per esempio quello legato agli ultimi referendum su acqua e nucleare) E POI possa cambiare le cose, allora tutto l’agire di uomini in questi anni nell’ambito di Maschile Plurale non avrebbe alcun senso politico perché non ci muoviamo in quel quadro.

Penso invece che il cambiamento faccia leva su delle relazioni visibili e delle parole trasformative che poi si propagano. E che proprio le donne abbiano fatto così il proprio movimento e la propria rivoluzione, senza aspettare di essere massa (anzi diffidandone).

Penso anche, a proposito degli uomini, che già esiste una “differenza maschile come risorsa politica” (come la chiama Stefano Ciccone), una differenza dalla maschilità dominante che alcuni portano in sé e nello spazio pubblico (vedi tutto il nostro lavoro contro la violenza maschile sulle donne). Non è questione di bontà, credo sia una spinta di libertà che riguarda anche noi stessi uomini.

Penso infine che se Laura e Sara desiderano la partecipazione a Paestum di uomini con cui sono in “relazioni politiche significative”, questo è già politica, è un rilancio di nuove relazioni già esistenti tra uomini e donne (poi tutte da discutere anche conflittualmente, ma questo è un fatto nuovo).

La seconda osservazione riguarda il desiderio politico di relazioni tra donne e uomini.

Ricordo un articolo in cui Chiara Zamboni ha parlato con grande chiarezza del percorso politico delle donne negli anni Settanta di “separazione simbolica dagli uomini… per interrogare autonomamente il desiderio femminile”. C’è quindi tutta l’importanza dei luoghi di donne distinti da quelli degli uomini: luoghi di relazione, di riconoscimento della soggettività femminile e di rottura con l’autorità maschile. Ma poi, continua Chiara, “si sa, le pratiche hanno una loro storia, che dura il tempo della loro efficacia… in un rapporto creativo con il contesto storico” (Chiara Zamboni, Ferite e fantasmi nell’autunno del patriarca, in Il Manifesto, 8 marzo 2008).

Allora quale senso politico diamo oggi ai contesti separati di donne e uomini, dopo 40 anni di quella storia? Siamo ancora al punto zero o è cambiato qualcosa?

E in particolare le donne che organizzano Paestum 2013 hanno il desiderio politico di un mondo intero, diverso da quello che sta andando a pezzi, che tenga insieme donne e uomini?

Perché il banco di prova dei percorsi di separazione oggi, che anche a me appaiono ancora importanti, mi sembra però la loro forza di esprimere una politica per il mondo intero, per tutta la polis.

Se quelle donne risponderanno di sì, il prossimo Paestum può diventare quello che Chiara Zamboni, nello stesso articolo, chiama «un luogo di scambio, con un intento politico… una nuova invenzione pubblica, simbolica, che questa volta coinvolga assieme donne e uomini» nella dimensione della «fiducia… quella che orienta il desiderio di incontro, di scontro, di conflitto e di vero pensiero».

Se invece dal dibattito attuale verrà fuori un no, Paestum sarà una nuova occasione d’incontro separato tra donne.

Ovviamente non è questione di maggioranze e minoranze che si possano contare con una votazione, quanto di un sentimento prevalente che emerga dalla discussione e che dia un orientamento.

Mentre per noi uomini non c’è altro da fare che dire il nostro desiderio politico di incontro con le donne, ma se anche tra le donne ci sia questo desiderio lo potranno dire soltanto loro stesse. Ognuno e ognuna responsabile di sé in questo tempo, in questo unico mondo che c’è.

Annunci

7 Risposte to “C’è desiderio politico tra donne e uomini, qui e adesso?”

  1. Gian Andrea Franchi 1 agosto 2013 a 12:59 #

    L’ho già accennato in un breve commento e ora lo ridico forse meno peggio. Per quel che ne so, il cammino fatto da alcuni uomini, me compreso ovviamente, in direzione della costruzione di un nuovo immaginario politico – che tenga conto del corpo, del partire da sé, di una critica all’androcentrismo radicato da sempre, senza trascurare la comprensione critica dei grandi cambiamenti globali che ricadono pesntemente nelle situazioni locali, sulle condizioni personali – è ancora agli inizi. Non abbiamo gli strumenti per un pensiero e un linguaggio efficace. Per me si tratta di apporofondire una crisi senza pietà e senza risarcimenti. Anche il dibattito in Maschile plurale mi appare povero e stentato, pieno di reticenze e di non detti. Questo è lo stato, a mio parere. Ciò non mi spinge a star fermo o a deprimermi. proprio al contrario! Riconoscere pienamente il limite è il modo per superarlo. Andrea Franchi.

  2. Barbara Cassinari 24 luglio 2013 a 14:19 #

    Caro Alessio, grazie del contributo, mi permetto di aggiungerti alcune mie considerazioni. Io non credo che questi 40 non abbiamo cambiato niente, la pratica dell’autocoscienza nata nel femminismo ha portato a risvolti politici e sociali che sono sfociati in acquisizione di diritti.. le generazioni femminili che sono seguite hanno cercato di portare avanti questi principi: spesso a fatica, isolate e una delle ragione per cui ci vogliamo trovare è proprio per riconoscerci e decidere insieme come proseguire. Forse occorrerebbe domandarsi se anche gli uomini hanno cambiato qualcosa nel loro modo di relazionarsi e di lottare in questi 40 anni? Il punto non è partire in due, il punto è partire con due identità chiare. Noi donne ne stiamo cercando di costruire una nostra e che sia il più possibile condivisa, voi state cercando di fare altrettanto? E inoltre io non credo che il valore di Paestum si definisca sulla vostra presenza.. se ci sarete, sarà interessante confrontarsi, conoscersi e capire il vostro pensiero, ma mi farebbe di più piacere sapere che anche voi state cercando di costruire un vostro Paestum; a quel punto si che sarei davvero felice di trovare dei punti e dei percorsi da condividere insieme. Diversamente mi sembrerebbero dei tentativi di agganciare le cose con dei pezzi di scotch.

  3. luciana 19 luglio 2013 a 14:28 #

    Sono pienamente in accordo con Paola Zaretti (e l’ho già espresso)..perché tanta fretta per la presenza di uomini a Paestum? possono esserci luoghi per la separazione e luoghi per l’inclusione..

  4. Katia Cazzolaro 18 luglio 2013 a 13:39 #

    Perdonate l’intemperanza di un’ultima arrivata che non solo ha uno sguardo lacunoso sui processi storici del femminismo ma che anche segue in maniera troppo frammentata il dibattito per farsene un’idea chiara. Tuttavia c’è come una immediatezza che sento e che vorrei provare a dire. Penso anche io che prendersi cura del mondo chieda di intrecciare un duplice sguardo sulle cose e lo chieda in maniera intenzionale, a prescindere dal fatto che uno dei due sguardi sia stato e sia storicamente prevaricante. Continuare a nominare questo scarso fa parte della produzione di un nuovo sapere cui tutt* siamo chiamati; la separatezza è una prospettiva possibile come lo è quella dell’ingaggio sulla quale però spesso grava il pregiudizio negativo della minor forza e autorevolezza. È proprio così?
    Personalmente non riesco ad immaginarmi un luogo di produzione di saperi sulle relazioni e la politica che non sia uno spaccato di quelle relazioni e di quella politica. Un convegno secondo me dovrebbe prevedere luoghi per la separazione e luoghi per l’inclusione e il confronto. Mi riferisco anche a una organizzazione dello spazio fisico. Mi si dirà che quello a cui penso è un convegno immaginario e non si tratta di Paestum e posso capire. Terrei comunque caro il tema della fiducia, con le sue vertigini e le sue ambivalenze insidiose; la fiducia si costruisce e spesso è un orizzonte di senso e non una pratica possibile. D’accordo anche sull’interferenza della seduzione tra donne e uomini e allora bisognerebbe provare a nominare fiducia fino e dove e per farne cosa. A volte, prima di pervenire alla fiducia, è opportuno esplorare il piano dei significati e delle attribuzioni di senso ma tutto questo è un vincolo non eliminabile ed è proprio la dimensione “finzionale” del ritrovarsi per condividere una esperienza complessa che permette l’analogia con la vita reale. Occupandomi di educazione posso solo provare a portare uno sguardo pedagogico che è quello che chiede di provare a lavorare sempre un gradino sopra il proprio livello di sviluppo, non per scarsa aderenza alla realtà ma per dare vita a setting di lavoro che siano luoghi di invenzione e di scarto possibile.

  5. Paola Zaretti 18 luglio 2013 a 10:44 #

    Solo una piccola aggiunta: Non è indispensabile la presenza di uomini a Paestum per alimentare spaccature. La spaccatura- fra quelle del sì,quelle del no e quelle che affidano la decisione al “desiderio maschile” – e questa è la più curiosa delle trovate – è avvenuta nel momento stesso in cui alcune hanno avanzato la proposta. La mediazione sarà in grado di sanarla? O, una volta introdotta, la vedremo riproporsi in altre forme?

  6. Paola Zaretti 18 luglio 2013 a 09:00 #

    Non so cosa sia “desiderio politico” – se non una formula. Non so nemmeno se formule ripetitive come “qui e ora” – con qualche variante – possano avere ancora qualche efficacia. E non so neppure se parole come “trasformativo/a/i/e” possano essere utilizzate in mancanza di informazioni e di conoscenze su che cosa sia la pratica della cosiddetta “autocoscienza” maschile, su come funzioni e con quali esiti.
    Ciò premesso, dirò la mia senza alcun pregiudizio nei riguardi dei rappresentanti dell’altro sesso – tantomeno nei riguardi di una persona che non ho avuto il piacere di conoscere e che apprezzo per essere intervenuto in questo blog.
    A confermare – se mai ce ne fosse bisogno – l’assenza di ogni pregiudizio, ci sono gli incontri intercorsi a suo tempo, tra l’Associazione da me fondata, Oikos-bios, e tre rappresentanti di Maschile plurale da noi invitati a Padova in occasione di alcuni importanti Convegni sulla violenza. Uno di essi, in particolare – al quale rinnovo la mia stima e il mio affetto ogni volta che posso, è Giacomo Mambriani che ha partecipato, oltre che, come gli altri due, a un Convegno, allo Spettacolo “Donne in strada a Scuola di non violenza” nonché alle varie iniziative da noi avviate in alcune scuole in cui non si è mai risparmiato nel dare il proprio importante contributo di cui gli siamo grate. Giacomo non è un uomo “in vista”, è una presenza discreta, per così dire, ed è per questo, fra l’altro che ho voluto nominarlo.
    Ciò detto, in merito alla eventuale partecipazione o meno di alcuni uomini al prossimo incontro di Paestum, mi terrò alla larga da logiche di “pro” o del “contro” affrontando quella che mi sembra essere, invece, una Questione Preliminare ad ogni “schieramento”. E La Questione preliminare – per come la vedo e l’intendo – comporta, al posto di uno “schieramento”, una domanda altrettanto preliminare ad ogni discussione e ad ogni decisione: Qual è, al di là delle motivazioni addotte – solo in parte comprensibili e condivisibili – la motivazione di fondo, la ragione delle ragioni, il desiderio che ha portato alcune donne a voler includere a tutti i costi gli uomini all’interno di un Evento importante come Paestum? Un Evento appena nato, ancora fragile, che dopo moltissimi anni di rotture, separazioni, lacerazioni e frammentazioni fra donne, ha avuto la capacità di mettere finalmente insieme tante donne diverse per età, pensiero e formazione?
    Da dove ha origine tanta fretta? Come spiegarla e giustificarla dal momento che – come ricordato – i luoghi di incontro con gli uomini sono già attivi ed esistenti?
    Qual è il rischio di questa inclusione prematura in un momento in cui si sta tentando – non senza difficoltà e con tanta fatica – di rimettere insieme i pezzi, di ri-costruire dalle fondamenta la capacità di coniugare unità e differenza? Sappiamo bene, come donne, quale sia la “funzione” che una presenza maschile svolge, di fatto – consapevolmente o no poco importa – all’interno di una coppia (anche solo amicale) donna-donna. E’ una funzione di separazione, di allontanamento e, spesso, di distruzione della coppia. Capita sempre, o quasi, così.
    Ebbene, se è questo, di fatto, ciò che si ricava dall’esperienza, dovremmo chiederci perché a voler ri-creare, all’interno di un movimento fragile, neo-nato, i presupposti della situazione appena descritta, siano proprio alcune donne. Nel contesto di Paestum, non c’è un uomo, non ci sono degli uomini che irrompono, di loro propria iniziativa, in una relazione fra donne, qui ci sono delle donne che invitano degli uomini a farlo e a creare, di fatto, volenti o no, divisioni fra loro in una fase storica e politica delicatissima in cui si sta facendo il possibile e l’impossibile per ritrovare, nella coesione, una Forza. Ecco, forse un po’ di autocoscienza per arrivare a capire il senso di certe operazioni sarebbe, a questo punto, auspicabile.

    • Nilde 28 novembre 2013 a 17:42 #

      Complimenti per aver espresso in maniera comprensibile il tuo pensiero. Commenti o opinioni dovrebbero essere scritti sempre in modo chiaro . Una lettura fluida e semplice facilita la comprensione e apre la mente.
      Grazie Nilde

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: