Perché forse non verrò a Paestum

21 Lug

di Pina Mandolfo

Mie care forse ancora una volta parliamo ossessivamente delle stesse cose senza pensare che sia giunto il tempo di confrontarci e proporre strategie possibili per un cammino verso una reale libertà femminile. A che serve decantare la libertà senza pensare ai modi di guadagnarla?

Proprio i temi e i modi dei laboratori, troppi comunque, proposti mi fanno pensare che ci si parlerà addosso ancora una volta. Scusate se sono drastica. Ma è tempo di strategie, di azioni, di proposte.  Mentre noi ancora parliamo da decenni delle stesse cose, oggi, in un’epoca di grande restaurazione, chi si occuperà dell’inarrestabile oltraggio simbolico che colpisce il genere femminile? del fatto che i nostri figli non portano il nostro cognome? del mancato riconoscimento che il corpo femminile appartiene alle donna? che il lavoro di cura non è un obbligo di natura? che la lingua e i linguaggi negano l’esistenza delle donne? che i canoni culturali e didattici legittimano la creatività maschile? che il corpo femminile è inviolabile? che i nomi delle strade valorizzano solo gli uomini? che i corpi delle donne come il mondo intero sono uno scenario di guerra perché luogo di scambio e di possesso maschile? delle oscenità che la pubblicità riesce ad immaginare usando i corpi delle donne? chi imporrà la pace in quella guerra tra i sessi che ha luogo nelle case, in seno alle famiglie, nelle relazioni sentimentali, in quei luoghi nei quali da millenni  le donne immaginano di essere al sicuro?

Io credo che solo quando noi, le nostre figlie e i nostri figli, la nostra vicina di casa e suo marito, il nostro caporedattore e la sua segretaria, la donna che fa la spesa al supermercato o che si occupa dei nostri anziani genitori, la bambina che viene indottrinata dalla sua maestra, e tutti gli uomini autoimposti là dove si “comanda”, si troveranno di fronte ad una rappresentanza equa dell’autorità, anzi del potere – che nomino senza rischiare di sporcarmi la lingua – quando vedremo scorrere le immagini di tante donne sui banchi della politica,  un numero di donne pari se non oltre alla guida delle istituzioni, delle multinazionali, della finanza, dei partiti, quando i nostri figli e le nostre figlie porteranno il nostro cognome, quando leggeremo per le strade delle nostre città i nomi delle donne taciute dalla storia. Quando tutti e tutte nomineranno le donne nei discorsi privati, istituzionali, e didattici, quando i canoni letterari faranno posto alle donne solo allora avremo la coscienza che possiamo prendere in mano il mondo e starci dentro come soggetti liberi.

Se Paestum sarà ancora il bell’amarcord dell’edizione 2012. Se si continuerà a parlare senza dare concretezza e condividere azioni e strategie che abbiano un impatto sulla realtà sociopolitica e culturale di questo miserando paese, forse non credo che verrò a Paestum.

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4 Risposte to “Perché forse non verrò a Paestum”

  1. Letizia Del Bubba (Livorno) 21 luglio 2013 a 18:28 #

    Paestum può essere incontro per scambiare anche esperienze, ad esempio io vorrei sapere un racconto di chi, come Maria Luisa Boccia e Ida Dominjanni, è stata dentro un partito, ha vissuto la candidatura ecc. Cosa ha dato a lor quell’esperienza, sul piano politico, se c’è stato un guadagno di forza e autorevolezza o no, quali sono i possibili spazi, se ci sono, qual’è la loro riflessione politica . E comunque già le regole che Paestum si da per stare insieme sono politica. Poi sta anche a ognuna di noi, con altre, agire nel proprio territorio.

  2. gemma urbani 21 luglio 2013 a 17:54 #

    Come nonessere in accordo. ma è a partire dai temi strutturali dall’organizzazione dello spazio
    Dalla progettettazione dell’azione
    Che ha senso incontrarsi di nuovo.

  3. Silvia Neonato 21 luglio 2013 a 16:29 #

    Cara Pina, sarà perché siamo coetanee e perché abbiamo organizzato insieme incontri come quelli per Goliarda Sapienza, ma la tua lettera politica mi ha toccato antiche corde che vanno al di là del riconoscere la forza delle donne. Che esiste e c’è, ma che in parte, come tu scrivi, deve ancora essere valorizzata e “lanciata” nel mondo. Anche io lo credo e molte delle cose che tu dici sono autentiche quanto è autentica la disoccupazione di giovani e meno giovani donne.
    Troppi laboratori e gruppi disperdono, lo penso anche io. Ma discutere a fondo, con tempi abbastanza lunghi, è importante. Credi che Paestum 2013 sarà soltanto un parlarsi addosso e non trovare nuove parole per fare mondo? Senza parole nuove non combineremo molto e forse le donne più giovani le stanno cercando…
    Non so se ci sarò più che altro per mancanza di tempo e forze, ma guardo con speranza e affetto all’incontro.
    Un abbraccio collettivo
    Silvia Neo

    • Teresa Mangiacapra 23 luglio 2013 a 20:26 #

      Anch’io sono d’accordo con te,Pina,i seminari non solo sono troppi ma,a mio avviso,dovrebbero essere preparatori ….Essere in tante per dividersi poi in sottogruppi e ragionare ,anche se in modo utile e proficuo ,si tratta pur sempre di ‘parole’!.Forse invitare ad un incontro a Paestum o altrove per presentare proposte concrete su ciò che si pensa di poter fare ( e forse già si fa);avere la chiarezza di un processo interiore da trasmettere perché considerato favorevole e determinante alla crescita e al cambiamento della condizione dell’essere donna,potrebbe essere sicuramente più proficuo…Scindere ,è dimostrato, toglie energia e,spesso,senso alla vita;considerare ad esempio,le donne vittime di violenza -non importa quale,ma già qui si scinde ulteriormente modalità e fine -fa si che quelle donne perdano quasi il loro essere intere per diventare SOLO vittime ed il processo possibile interiore si rallenta non solo per chi è stata abusata ma anche per chi porge la mano e la propria esperienza e competenza . Nella testa girano vorticosamente idee,immagini,storie,relazioni e se girano nel senso’patriarcale’niente potrà portare ad una liberazione vera se non l’esempio,la chiarezza,la solidarietà- concreta – l’agire che è anche parola ma è parola diversa che non può essere rinchiusa e trattata come materia accademica o sociopolitica o psicoanalitica;l’unico cambiamento reale avviene solo per amore. Perché non partire da qui? Cosa aspettarsi da un raduno di donne (sia pure con uomini buoni,che se buoni sono, dovranno solo ascoltare e … sentirsi ’onorati’di esserci!) dicevo,amore ,perché fin quando la donna amerà DI PIU’,l’uomo,considerandolo migliore o privilegiato nel sistema ,qualunque esso sia(ed è la verità!),e,quindi,tenderà ad affiancar visi e /o ad accettare senza minima coscienza critica e anche con enorme difficoltà, i valori,le modalità di lavoro e di relazione,entrando nel suo mondo e uscendo per sempre,o quasi,da quello possibile che avrebbe potuto creare per se con le altre,non sarà possibile alcun cambiamento! Perché se è vero che l’uomo ha da sempre operato in tutti i sensi per dividere le donne,come trasformare questa realtà che perdura in maniera più o meno vistosa nel mondo!?come spostare l’ottica ,usando gli stessi strumenti?può bastare? sentire pulsioni interiori che non trovano riscontro NEMMENO nelle parole di altre donne che come te vorrebbero cambiare il mondo?!questo E’ un problema:perché ancora il linguaggio,anche se uguale la lingua usata,spesso non unisce anzi reca frainteso,incomprensione,ostacolo..Solo nell’agire o nel l’uso di una parola che non abbia intenti elettorali o accademici,che non sia parola di potere,solo allora tra le donne forse qualcosa cambierà e cambierà il rapporto con il maschile … nella propria testa,permettendo una visione nuova,diversa di sé nel mondo,una visione che farà gridare vendetta alla notizia di codici e leggi come quello che a Dubai ha permesso l’imprigionamento di una donna ‘stuprata’ perché aveva fatto sesso fuori dal vincolo riconosciuto(questa è logica inaccettabile! come farlo percepire forte a TUTTE le donne?).Non è con il semplice atto d’accusa agli uomini di QUEL paese ma la consapevolezza che il limite tra l’inaccettabile tout court e il quasi accettabile(le nostre leggi o anche quelle di paesi più evoluti)non basta,non deve essere considerato al positivo perché qualunque Legge sarà sempre inadeguata rispetto all’oltraggio perpetrato . Le madri,le nonne oggi devono salvaguardare innanzitutto le figlie e le nipoti di oggi e domani perché niente venga minimizzato e dimenticato e quindi RIPROPOSTO. Tutta la storia va riscritta e può esserlo solo in un verso,quello dell’amore e non del profitto .Il profitto dovrebbe diventare il realizzarsi del benessere di tutte . La costruzione perversa dell’organizzazione maschile deve saltare o,sicuramente,salteremo tutte e tutti. Per questo, ritenere momenti altri come unici e decisionali della nostra condizione e trovare i ‘modi’per farli esistere ovunque e farli applicare ,è la proposta che si dovrebbe fare e trattare in un reale incontro di donne in lotta. Da questi momenti dovrebbe nascere la nostra storia ed essere trascritta e conosciuta e il resto dovrebbe ‘adeguarsi’;dovremo riuscire a spostare il luogo decisionale delle nostre vite da un luogo inutile e stupido ,posseduto da una casta insopportabile e ormai inservibile,a luoghi vigili e molteplici su quanto più territorio è possibile perché è territorio di azione e non solo di parola,territorio di esproprio mentale da una visione univoca e dannosa per tutta l’umanità. Sostituire all’interesse personale,l’interesse comune.;al ragionamento di profitto economico il ragionamento del cuore che rende simili i simili anche nelle problematiche;al potere ,l’aspirazione ad una felicità non solo personale e mai a discapito di altre/i. A quante interessa davvero riscontrare sorrisi e solidarietà nelle altre?a quante interessa riconoscersi nell’altra in un ‘appartenenza che non rispecchia sterili etichette ma riflette un universo di cui tanto è sconosciuto ma, non è limite è piuttosto stimolo ad un viaggio insieme … se siamo tante il biglietto non è comunque gratis e le strade,molte sono da costruiremo, non è possibile ripercorrere quei sentieri che conosciamo essere a senso unico con fine e inizio tracciati;ora non è più possibile! sarebbe un suicidio! Io non verrò a Paestum ma, sono con chi ci vorrà essere e ci sarò nonostante il rifiuto di ‘alcune’di queste mie riflessioni o di me ,come persona in carne ed ossa, o anche di chi sarà indifferente al mio dire e al mio esserci o non esserci,perché la mia coscienza non mi permette di allontanarmi da una visione di lotta continua e vigile del mio esistere tra le altre e gli altri esseri che abitano il mondo ora,ieri e domani.
      Napoli,23,luglio 2013
      Teresa Mangiacapra

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