Ricominciamo dall’esperienza

29 Lug

di Antonietta Lelario e Vita Cosentino (dell’autoriforma della scuola)

Siamo molto contente che le organizzatrici di Paestum 2013 abbiano deciso di dedicare uno dei laboratori alla Pedagogia della Differenza. È proprio il momento buono per rilanciare in grande un discorso sulla scuola e l’educazione, troppo spesso ormai si ha a che fare solo con “l’emergenza”. Fare fronte a continui tagli e a normative sempre più invasive rende difficile lavorare bene e costringe a risposte reattive e frustranti.

La nostra scuola è la più femminilizzata d’Europa e questa originalità italiana ha dato in passato dei buoni frutti e ne continua a dare. Una pedagogia nasce e opera nel corpo stesso della società e soprattutto naturalmente si rende visibile nel modo in cui docenti e studenti, maschi e femmine, lavorano, scelgono, stabiliscono relazioni, si rapportano quotidianamente ai luoghi che abitano, in come gestiscono il conflitto fra desiderio e leggi che pretendono di governare quei luoghi.
Quando le femministe della differenza hanno pensato (a metà degli anni ’80) di portare lo sguardo della differenza là dove si era, poiché parecchie del movimento delle donne erano insegnanti, nelle scuole si è creato molto fermento che ha coinvolto gruppi in numerose città italiane. La nostra esperienza di donne formatesi negli anni del femminismo era che ci fosse una trasformazione in atto e un universo simbolico tutto da leggere e da interpretare per dare visibilità al nostro desiderio e toglierlo all’irrilevanza.
Abbiamo fatto delle scoperte che sono tuttora preziose. Prima di tutto quella di porsi come soggettività femminili e non come trasmettitrici di sapere elaborato altrove. E dall’atto stesso di riconoscere il proprio essere soggetto consegue il riconoscere la soggettività a studenti e studentesse, che così perdono il loro statuto di contenitori vuoti da riempire di nozioni e di cui misurare le prestazioni. Da qui l’inizio di un pensiero sulla scuola, con l’ottica della differenza, della soggettività e della relazione, capace di ripensarla alla radice trovando soluzioni nuove e creative che valgono per tutti, non solo per le donne. È questa l’ambizione più grande. Lo è stata per noi negli anni ’90 e crediamo che lo sia anche oggi: quello che pensano le donne è pensiero per tutti.
Se questa è la posta in gioco, si pone quasi inevitabile il rapporto con gli uomini. Dalla nostra esperienza viene fuori che ci sono uomini che sono attratti da questo pensiero e dal rapporto con le femministe. Viene fuori che ci sono vicinanze praticabili con un filone di pensiero scientifico maschile che è rimasto marginale, come può essere quello di Maturana e Valera sulla relazionalità. Viene fuori che gli scambi con l’altro arricchiscono e nulla tolgono alle relazioni privilegiate tra donne.
Per noi interrogare la nostra quotidianità ha voluto dire guardare alle relazioni che avevamo anche con gli uomini e rafforzare quelle che ci univano a colleghi con i quali già c’erano punti di convergenza su alcuni aspetti. Guido Armellini si mise in contatto con Vita Cosentino perché aveva letto dei materiali sulla valutazione con cui si trovava in sintonia. Si arrivò così al primo convegno insieme “Chi valuta chi e perché” (1994), senza cancellare la differenza. Gian Piero Bernard, Fernando Lelario, Eugenio Gargiulo già operavano insieme alle donne nel circolo La Merlettaia di Foggia che è stato protagonista insieme alla Libreria delle donne di Milano, alle docenti di Diotima, a tante realtà da Ferrara a Firenze, da Cagliari a Catania…
“Che fare fra noi uomini?” è un capitolo di Andrea Bagni presente nel primo libro che dà conto dell’esperienza dell’autoriforma (Buone notizie dalla scuola, Pratiche editrice, 1998). Fu per noi un’occasione per verificare quale scarto si fosse già aperto nella realtà fra modello patriarcale e l’agire concreto di alcuni uomini e quale possibilità avevamo di aprire con loro un conflitto pubblico e sensato che spostasse il dibattito rispetto ai luoghi comuni che lo hanno in questi anni irrigidito. Gli stereotipi infatti mentre sembra che diano voce al conflitto in realtà ne impediscono la gestione politica.
In quegli incontri alcune riflessioni squisitamente politiche hanno cominciato ad orientarci, per esempio quella di utilizzare il minimo di potere con il massimo di autorità e quella di non irrigidirci in una logica solamente oppositiva, ma di voler far vivere nella risposta alle situazioni il desiderio di altro che ci guidava: “Dire dei no per dire dei sì” è un altro dibattito che ci ha molto coinvolto.
Perché il femminile viva tutto il mondo deve cambiare! Mantenere questa pretesa radicale trovando pratiche e parole dette e dicibili, praticate e praticabili, è la scommessa da riaprire oggi. Insieme.

Per contatti: Antonietta Lelario, mail: antonietta.lelario@tiscali.it, cell. 328 68 87 982

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3 Risposte to “Ricominciamo dall’esperienza”

  1. Laura cima 29 luglio 2013 a 10:53 #

    Mi piace molto il percorso ricordato, sono stata insegnante nella formazione professionale e formatrice formatori e mi dispiace vedere come si stia arretrando. L università che negli anni settanta abbiamo liberato dai baroni oggi vede qualche baronessa in più ma il potere e tornato. Mi piacerebbe un analisi insieme che ci spiegasse anche i nostri errori

  2. Katia Ricci 29 luglio 2013 a 09:46 #

    Sono molto d’accordo con quello che scrivono Antonietta Lelario e Vita Cosentino. Ho partecipato anch’io a quell’esperienza esaltante che è stata l’autoriforma, che è altro dalla Pedagogia della differenza, che è venuta prima e ha avuto la sua importanza proprio per lo slittamento e l’affermazione della soggettività delle e degli insegnanti, delle e degli studenti. Riprendiamo il discorso sulla scuola, a partire dalle esperienze, che non sembri che dobbiamo ricominciare sempre da zero, come se non fosse successo nulla. L’autoriforma ha dimostrato che il cambiamento di ruoli, saperi, spazi e organizzazione è possibile, se si parte da sè, dal desiderio e dalla pratica di relazione. Non c’è burocrazia che tenga.

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  1. Proposta di laboratorio su educazione / scuola / formazione – Paestum 2013 « Donne e uomini reinventano il presente educativo - 26 febbraio 2014

    […] del’ “educare nella differenza” e del Movimento di autoriforma della scuola (ne parlano Lelario e Cosentino in Ricominciamo dall’esperienza), che ci impegnano da molti anni, a partire dal nostro essere donne e uomini che insegnano e fanno […]

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