Domande sul cambiamento

5 Ago

Testo dell’incontro del 20 Aprile 2013 – Casa Internazionale delle Donne

di Gruppo del Mercoledì

Un anno fa a Paestum tra singole femministe e gruppi discutemmo della rivoluzione “necessaria” dove l’azione politica non si esaurisse nella “presenza” di donne nelle liste e nelle istituzioni, ma producesse una svolta significativa nei modi e nelle forme del vivere. Il punto comune di partenza era la considerazione che il campo della politica, non fosse esclusivamente quello istituzionale, ma una presenza attiva nello spazio pubblico. In molte c’era la consapevolezza di doversi misurare con i problemi di venti anni di egemonia mediatica e comportamentale del berlusconismo in Italia e di più di trenta anni di neoliberismo nel mondo che “ostruiscono” la visione del futuro e impediscono di dare valore alla produzione di pratiche “alternative” di vita .

A distanza di qualche mese, la confusa scena politico-mediatica ci restituisce invece un presente dove l’uso, ormai “pervasivo”, della “crisi” istituzionale e economica, che tocca da vicino le vite di tutte e di tutti, tende a “annichilire” le volontà individuali e collettive o ridurle a frantumate marginalità. Soprattutto, una scena in cui ci si affanna a includere figure femminili per “neutralizzare” soggettività collettive e per perpetuare il dominio maschile nello spazio pubblico che continua a decidere soggetti , tempi e modi del “cambiamento” .

Un “cambiamento”, non meglio qualificato, in cui la possibilità di “agire” politico sembrano ristrette a chi sale “alla ribalta” con qualunque mezzo, urlando sulle “macerie” di un complicato passaggio d’epoca . Macerie di cui nessuno sa veramente parlare perché richiedono uno spostamento del discorso pubblico dalle “personalità” alle persone. Sembra così più facile, anche a sinistra, arrancare dietro al “nuovismo” con gesti mediatici di corto respiro, piuttosto che mettere mano alle questioni che interrogano la natura del “cambiamento”, la sua evoluzione, i possibili esiti.

E’ probabilmente nell’esperienza di molte la sensazione che nella grande agitazione di questo momento si stia negando la possibilità di esercitare un conflitto sul cambiamento che viene proposto. Non è questo che intendevamo, perché non costruisce libertà e non cambia l’immaginario.

Invece il conflitto, in particolare quello su sesso e potere, rimane specialmente oggi in Italia, una pratica essenziale di cambiamento. L’immanenza di Berlusconi si spiega anche, e forse soprattutto, sul tacito accordo bipartisan delle “donne a disposizione” nei vari stereotipi di “ammortizzatori sociali”, di risorse sessuali e per ultimo di riserve della politica contro le derive della “casta”. Insomma un riduzionismo pericoloso e ingannevole che rinnova l’esclusione della libertà delle donne dal discorso pubblico, soprattutto di quel femminismo “eccentrico” che continua ad esercitare il diritto di critica e di spostamento del campo della politica.

E’ inevitabile dunque, porsi alcune domande su quello che sta accadendo e leggere con questa “misura” quello che il circuito politico-mediatico ci propone e quello che occulta.

Anche se la percentuale delle donne in Parlamento è cresciuta e se le dichiarazioni sul femminicidio e i diritti delle coppie di fatto si sono sprecati in campagna elettorale, il “sistema” rimane ancorato al leaderismo della rappresentanza e della rappresentazione di pochi uomini che, anche nelle accelerazioni del “nuovo”, ignorano la sfida di una rivoluzione possibile .

Il “Gruppo del mercoledì”, che con la “cura del vivere” aveva proposto un paradigma relazionale non più limitato al destino biologico delle donne, ma come modo di fare e trasformare politica, vuole interrogare l’attualità e sottrarre all’isolamento il disagio del presente. Un’occasione utile per riconsiderare l’efficacia delle nostre pratiche, mettendo insieme saperi e soggettività e riprendere a parlare, fuori dagli schemi decisi da altri.

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Una Risposta to “Domande sul cambiamento”

  1. Gian Andrea Franchi 5 agosto 2013 a 11:29 #

    Pesupposto di qualunque riflessione e pratica politica relativa alle Istituzioni è che, mentre la piccola politica interna è visceralmente dominata da un uomo condannato dalla legge per aver frodato i cittadini e probabile ‘utilizzatore finale’ di un sistema prostitutivo, il vero potere decisionale è completamente dislocato fuori dal paese. Non siamo una democrazia, ancor meno di quanto lo fossimo sotto il fascismo. Consapevoli di questo, dobbiamo discutere e agire fra la gente

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