C’è differenza e differenza

22 Ago

di Imma Barbarossa

Ho letto un piccolo libro, recensito tempo fa su «il manifesto»: si tratta di un dialogo tra Luisa Cavaliere e Lia Cigarini dal titolo C’è una bella differenza. Parla di Paestum 2012. Non vi ho trovato quello che secondo me fu l’evento dirompente di Paestum 2012, il protagonismo delle giovani donne che si presero la scena esponendosi senza riserve e mostrandosi verso le “storiche” riconoscenti ma non debitrici: spostarono più in là il senso sia della differenza sia della libertà femminile. Secondo me per tutte. Almeno per me.

Perciò trovo riduttiva la lettura che viene fatta dell’intervento di Eleonora Forenza a pagina 20: nell’elogiare la frase dirompente di Eleonora «Siamo tutte femministe storiche», Cigarini attribuisce a Eleonora una sorta di auto definizione identitaria come precaria, da cui scaturirebbe la proposta del “reddito di cittadinanza”. Non mi pare: la precarietà è una condizione materiale e mentale, e il merito di queste giovani è quello di averne fatto una coscienza di sé e una lettura del mondo. Questo è un modo di vivere la libertà femminile, che non è un apriori ma un percorso di senso. Da qui il reddito di autodeterminazione come elemento di libertà.

Infine, qualora decidessimo di confrontarci con il pensiero (e la differenza) maschile, vorrei richiamare tutte noi, almeno me stessa, a confrontarci sulla critica differente (maschile e femminile) del patriarcato e dei suoi nessi con politica, istituzioni, lavoro, religioni, potere, evitando di cooptare i maschi sulla base di una loro (presunta) adesione al pensiero delle donne.

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Una Risposta to “C’è differenza e differenza”

  1. Gian Andrea Franchi 26 agosto 2013 a 09:25 #

    Penso che oltre il maschilismo alla berlusconi e un tipo evidente e volgare di immaginario maschile, da cui peraltro, come dimostra il linguaggio, nessun uomo, secondo me, è esente, il compito critico degli uomini consapevoli si di criticare l’androcentrismo della cultura dominante, cioè del mercato, della finanza, molto più radiclae dell’immaginario machista e/o sessista, nelle sue forme asettiche, astratte che determinao ogni giorno morte, violenza e distruzione della vita. Questo sarebbe il compito di un movimento politico radicale di critica dell’androcentrismo della cultura dominante.

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