Donne e uomini: è importante un confronto vero. Non solo a Paestum

24 Ago

di Alberto Leiss

Adriana Sbrogiò mi chiama in qualche modo in causa, citandomi – e con lei Marco Cazzaniga, dichiarando il proprio desiderio, come già Alessio Miceli – nel dibattito sulla partecipazione o meno di uomini all’incontro di Paestum 2013. Con Adriana, Marco e Alessio abbiamo una lunga pratica politica comune. Siamo d’accordo su un punto fondamentale: nuove relazioni politiche tra uomini e donne, nella consapevolezza della differenza dei sessi e dell’esaurimento simbolico del patriarcato, sono la via principale per cambiare, sovvertire una politica – finora determinata dal maschile – che sta fallendo clamorosamente.

Sono dunque anch’io interessato a un confronto su questo punto con altre donne, e altri uomini, in particolare con quelle e quelli che non la pensano così.

Può esserne Paestum 2013 la sede?

Qui mi scosto dalle certezze espresse da Adriana, Marco e Alessio. Per me è dirimente l’opinione delle donne che si sono assunte il compito di organizzare il nuovo incontro. E mi pare che la proposta di Sara e Laura, relativa alla presenza di uomini che già hanno una relazione politica con donne del femminismo, non abbia finora ricevuto una adesione.

Quando ho letto la lettera di convocazione ho avuto questa impressione: si annunciava un incontro contrassegnato dal tema del rapporto e dello scambio tra diverse generazioni del femminismo, in termini in cui lo spazio per una significativa presenza maschile mi sembrava francamente assente. Ho anche pensato che dal femminismo italiano veniva una nuova prova di energia e di forza, soprattutto se paragonata alla miseria del discorso pubblico sulla “rottamazione” (o, beninteso, della completa subalternità al capo), tra uomini incapaci di produrre una qualche nuova forma di autorità, nel senso di autorevolezza, della politica.

La cosa significativa per me sarebbe aprire ora un confronto più largo, immagino anche conflittuale, ma voluto, desiderato appunto. Al dilemma “Paestum sì / Paestum no” preferirei un impegno per tematizzare questo confronto.

Alcuni di noi vogliono farlo anche rielaborando e proponendo i contenuti emersi dall’incontro nazionale organizzato a Roma da Maschileplurale nel marzo scorso, centrato proprio sulla domanda: “Cosa cambia se cambiano i desideri degli uomini?”. Una occasione di scambio molto intensa tra uomini e donne (tra l’altro con la partecipazione di numerose femministe che avevano animato Paestum 2012 e anche di alcune amiche di Femminile Plurale).

La scommessa politica è capire quanto questo desiderio di cambiamento sia presente oggi tra i maschi, al di là del fatto che non ha ancora trovato una larga visibilità culturale, politica, mediatica. Quanto potrà emergere e mettersi in gioco, in tutti i contesti in cui pesano comportamenti maschili ancora segnati dalle ipoteche patriarcali.

Sul terreno dell’impegno contro la violenza maschile (al di là delle risposte “emergenziali”), della trasformazione della cura e del lavoro, esistono esperienze e elaborazioni significative di uomini, e di uomini e donne insieme. E qualche voce maschile per la prima volta negli ultimi anni ha cominciato a pronunciarsi pubblicamente “partendo da sé”, rompendo la rigidità del linguaggio neutro che pretende di rappresentare il tutto. Non so se la “guerra dei sessi è finita” simbolicamente, come sostiene Adriana. Certo molti uomini continuano a esercitare violenza contro le donne, e tante altre orribili violenze. Scommettiamo sul fatto che queste violenze perdono credito, senso e consenso.

Il cammino, per noi uomini, è difficile ma è il momento di tentare un nuovo passo avanti. Non solo a Paestum.

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Una Risposta to “Donne e uomini: è importante un confronto vero. Non solo a Paestum”

  1. Paola Zaretti 26 agosto 2013 a 09:17 #

    Gentile Alberto, ho avvertito, durante la lettura del suo post, una certa ambiguità di posizione che non mi rende facile il compito di dirle, senza il rischio di cadere in equivoci a mia volta, il mio pensiero in merito a quanto scrive.
    Ciò che colpisce nel suo comunicato, è che se da un lato lei sembra essere consapevole sia del fatto che la proposta di alcune donne relativa alla presenza di uomini a Paestum non ha ricevuto finora un’adesione, sia del fatto che lo spazio per una significativa presenza maschile era assente fin dalla prima lettera di convocazione, dall’altro nell’evocare la necessità di un “nuovo passo avanti, conclude così: “Non solo a Paestum”. Conclusione in cui l’dea di NON rinunciare a Paestum appare comunque implicitamente confermata mentre quanto riportato poco sopra sembra contraddirla:
    “Al dilemma “Paestum sì / Paestum no” preferirei un impegno per tematizzare questo confronto”.
    Rilevo peraltro, nel suo testo, oltre a una giusta preoccupazione circa la desiderabilità di una presenza maschile a Paestum, un’apprezzabile considerazione nei riguardi dell’opinione delle organizzatrici che resta, per lei, dirimente.
    A me pare che gli elementi a sua disposizione – da lei stesso rilevati – siano sufficienti per prendere una decisione serena anche se in questa occasione mi rendo conto, una volta di più, della portata reale, simbolica e, in taluni casi, persino drammatica,che può assumere – agli occhi di un uomo, di tanti uomini – un No da parte di una donna, di tante donne.
    Come ho scritto altrove a chiare lettere, non si tratta di una questione pregiudiziale, ma di una valutazione in merito all’opportunità di una presenza maschile nel prossimo contesto.

    P.S. quanto scritto è a titolo puramente personale

    .

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