Un pensiero scomodo appena fatto

26 Ago

di Adriana Sbrogiò

Sono grata alle donne che hanno avuto attenzione per il mio scritto, la lettura dei loro commenti mi ha fatto riflettere. Ben lontana da me l’idea di offendere, colpire, ferire. La mia intenzione è stata quella di dire qualcosa che potesse allargare l’ambito del possibile per costruire delle relazioni più civili e di pace, dato che relazioni di differenza corrette tra donne e uomini esistono già da tanti anni.

 Dire che la guerra tra i sessi è finita non significa ignorare tutti i conflitti che ci sono tra donne e uomini, non significa non prendere in considerazione la violenza estrema che tanti maschi commettono sul corpo, sulla psiche e sull’anima delle donne. Ne so qualcosa, ne ho esperienza.

Una donna, che si firma sere, fa un brevissimo commento al mio testo e scrive: «ma quale guerra dei sessi finita … a me pare che la guerra CONTRO LE DONNE sia sempre più aspra e violenta, piuttosto!», ed ha ben ragione di dirlo. Che ci sia una guerra contro le donne, nessuno lo può negare, così come nessuna/o poteva negare la mia istintiva reazione di diniego quando è stato detto che il patriarcato era finito.

Mi rendo conto della difficoltà di comunicare un pensiero, pur tenendo presente la realtà disperante in cui si trova l’umanità e i suoi governi, che aiuti a compiere una simulazione positiva dentro di sé, a partire da sé, dal proprio desiderio profondo, un pensiero che si faccia strada nella mente e nel cuore e porti a vedere un’altra civiltà dei rapporti tra i sessi.

Siamo consapevoli che ci vorrà chissà quanto tempo prima di poter realizzare una civiltà dello scambio tra donne e uomini che si comunicano, ma ho pensato che fare spazio a questo pensiero, che non è “fantasia”, ma frutto di esperienza, non solo mia, fosse importante perché aiuta ad individuare la possibilità positiva ogni volta che si presenta.

Sono d’accordo, in parte, con Franca, quando afferma che «sono insufficienti le esperienze, pur apprezzabili, di confronto maschile-femminile, per dichiarare la fine di una guerra, finché non diventano cultura, pensiero comune che incontra una rispondenza nella pratica di vita». Ma, chiedo, chi le sperimenta può dire che lì non c’è più guerra e quindi dare un prospettiva diversa?

Penso che, per far diventare cultura e pensiero comune le esperienze positive , sia necessario nominarle, perché esistono già. E poi è utile mostrare che dalle relazioni di differenza non strumentali e corrette inizia la fine della guerra tra i sessi. E se sono ancora poche, pazienza, la quantità è importante, ma la qualità è fondamentale per generalizzare e creare una nuova civiltà. Qui c’è la scommessa sulle relazioni tra donne, tra uomini e tra donne e uomini.

A Paola Zaretti, l’unica che un po’ conosco tra quelle che hanno commentato il mio testo, per via che qualche volta sono stata presente, invitata da lei, agli incontri di Oikos-bios a Padova, chiedo se l’aver lavorato con uomini come Giacomo Mambriani, Marco Deriu, Stefano Ciccone, che anch’io conosco, non le ha mai fatto pensare che con loro la guerra dei sessi era finita. Di questi uomini, che definisco nuovi (ed altri), ho colto la consapevolezza e l’amore sincero per la libertà femminile, ho ascoltato le loro parole autorevoli, ho osservato il comportamento rispettoso nelle relazioni con le donne, con le compagne, figlie e figli, con amici e amiche, e mi sento di dire che con loro ho imparato a sperare veramente in un mondo dove non ci si fa più la guerra.

Il conflitto ci sarà sempre, visto che siamo irriducibili in quanto siamo differenti, ma il rispetto per la libertà di esserci è diventata di reciproca importanza.

Infine, per quanto riguarda «le strategie di sopravvivenza» di cui accenna Rossella Strani, che ringrazio perché percepisco del vero nelle sue parole, mi permetto di nominare un riferimento che mi ha accompagnata costantemente dentro la vita, fin da piccolissima: l’amore femminile della madre. Non solo quella biologica, ma un continuum simbolico di amore materno mi ha dato forza e coraggio. Ho capito che: solo la fedeltà all’infinito desiderio d’amore che una donna sente dentro può salvare la bimba violata a soli cinque anni da un povero maschietto prepotente; la ragazzina importunata sessualmente, e in pubblico, da un irriverente padre-padrone; la donna aggredita, disprezzata ed emarginata perché ha osato ribellarsi, e quindi “fare torto” al marito nel riprendersi la sua libertà, fuggendo dalla casa patriarcale cui l’aveva portata quell’uomo falso e infedele.

Credo, però, che le donne da sole non si salvano né salvano il mondo, lo rendono migliore, questo sì, ma poi viene tutto assorbito ed annullato dal quel potere maschile dominante che porta alla distruzione. Per questo desidero e voglio il cambiamento di civiltà e dei rapporti tra donne e uomini.

Non so se verrò a Paestum senza le mie amiche e i miei amici. Desidero essere e stare vicina alle donne tutte ed in particolare a quelle che ci hanno invitate/i. Ma se non sarà possibile, pazienza, sarà per altri luoghi ed altri tempi.

Comunque, grazie, ho imparato tante cose anche questa volta.

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5 Risposte to “Un pensiero scomodo appena fatto”

  1. Franca Clemente 30 agosto 2013 a 16:02 #

    Cara Adriana, anch’io sono stata colpita dalla frase: “Non so se verrò a Paestum senza le mie amiche e i miei amici”. Più che una condizione, mi sembra di cogliervi un messaggio: Non è così importante cosa le donne vorranno dire a Paestum. Non mi importa di relazionarmi con loro, se loro non sono d’accordo con me sul fatto che la guerra dei sessi sia finita. Non è importante neanche il fatto che tante donne siano contrarie alla presenza dei maschi, posso non tener conto del loro parere, non scegliendo il principio femminile e femminista del consenso. In fondo preferisco relazionarmi coi miei amici maschi, anche se questo significa scegliere le loro usuali, prevaricanti modalità. Non è chiaro con quale esito sia finita la guerra dei sessi.

    • Adriana Sbrogiò 30 agosto 2013 a 19:10 #

      Cara Franca,
      sono contenta di quel Cara con cui ti sei rivolta a me, e te lo restituisco volentieri.
      Il messaggio che io volevo dare è molto più semplice di tutte le interpretazioni che tu attribuisci alla mia incertezza di venire a Paestum, anche perché io sono sempre stata interessata alle relazioni e ad ascoltare tutto quello che dicono le donne, comprese quelle che la pensano in maniera diversa da me.
      l’idea di venire a Paestum con donne amiche e anche con alcuni uomini amici, con cui da tanti anni faccio ricerca sulle relazioni di differenza e non solo, mi aveva entusiasmata, fin dall’anno scorso. Tanto è vero che già da un mese circa abbiamo prenotato l’albergo per dormire. I numerosi interventi contrari e pungenti di tante donne mi hanno spento, in quel momento, l’entusiasmo. Mi ha preso il dubbio proprio perché l’ultima cosa che desidero fare è il prevaricare. C’è da riflettere, come ho già detto. Può anche darsi che si venga a Paestum tutte e tutti insieme e che gli uomini vadano a farsi un giro in quei meravigliosi siti archeologici. Io e le amiche veniamo agli incontri.
      Per quanto riguarda il relazionarmi con i maschi (i differenti da me) ti assicuro che non è mai stato per preferenza, ma piuttosto per amore della libertà femminile, che ho scelto di praticare, con la modalità che si addice, in tutti i luoghi in cui mi trovo, in quelli femminili, in quelli maschili e anche misti.
      E poi, io ci credo, la guerra dei sessi è finita là, dove almeno un uomo e una donna non si fanno o hanno cessato di farsi la guerra. Una realtà piccola che mantiene vivo un grande desiderio. Dopo di che c’è tanto da lavorare.
      Grazie e ciao Adriana

  2. Mira Furlani 27 agosto 2013 a 10:49 #

    Cara Adriana, la lettera di Franca Fortunato mi dice, ci dice, se ancora ce n’era bisogno, che è proprio l’esperienza che tu hai messo in campo la forza simbolica femminile che spinge te e Marco, ma anche Sara Gandini e Laura Colombo, ad esprimere il desiderio che a Paestum possano partecipare anche uomini. Il problema che avete aperto è quello di come la libertà femminile può farsi mondo, non solo insieme agli uomini, ma anche come e quando.
    Di fronte alla violenza distruttiva e nel vuoto di una politica a senso unico maschile, può darsi che ancora ci sia bisogno di fare incontri nazionali tipo Paestum di sole donne, lasciare tempo e spazio affinché di fronte al sapere delle donne si allarghi anche la cerchia maschile dell’autocoscienza. Tuttavia non mi convince il commento di Fiorella in risposta alla lettera scritta da Franca Fortunato: ” occorre capire a che punto è il “simbolico” per strutturare dialogo e confronto fra donne e uomini”. Questa posizione è sterile perché guardare al bicchiere mezzo vuoto non porta a nulla. Così facendo anche Paestum 2013 porterà a poco e tu fai bene a ri-pensare se andarci o meno. Con gratitudine e affetto. Mira Furlani

  3. Paola Zaretti 27 agosto 2013 a 07:20 #

    Cara Adriana, è vero, ci siamo conosciute in occasione di alcuni Convegni e altre iniziative svoltesi a Padova e improntati da subito, sin dalla nascita di Oikos-bios, a una pratica di apertura, di accoglienza e di riconoscimento di molte donne facenti parte di altri gruppi e comunità già esistenti, invitate a partecipare alle nostre iniziative anche in qualità di relatrici. Questo – e non altro, infatti – è il solo autentico significato che abbiamo sempre dato – e che continuiamo a dare – alla parola “relazione” concretamente tradotta. Ma vengo alla tua domanda per rispondere che no, che non ho mai pensato, neppure per un istante, che la guerra dei sessi fosse finita per il solo fatto di aver lavorato con uomini come Giacomo Mambriani, Marco Deriu, Stefano Ciccone. E non so davvero in virtù di quale magia avrei potuto/dovuto assegnare carattere universale a una limitatissima esperienza di confronto, sia pure piacevole, vissuta in relazione con tre uomini.
    C’è infine, in chiusura del tuo scritto, un passaggio che non condivido e che dà da pensare:

    “Non so se verrò a Paestum senza le mie amiche e i miei amici. Desidero essere e stare vicina alle donne tutte ed in particolare a quelle che ci hanno invitate/i. Ma se non sarà possibile, pazienza, sarà per altri luoghi ed altri tempi”.

    Pare tu ponga qui, per la tua partecipazione a Paestum, delle condizioni. Per me le cose stanno diversamente: a Paestum – con o senza uomini – ci sarò comunque incondizionatamente, fuori dalla trappola fuorviante del sì o del no su cui pare si voglia indirizzare e ridurre una discussione nata, per quanto mi riguarda, su tutt’altri presupposti e con ben più complesse finalità. Felice, se ci sarai, di incontrarti.

    • Emanuela 30 agosto 2013 a 21:33 #

      Grazie Paola, la tua risposta alla lettera mi aiuta a capire il fastidio che non posso fare a meno di provare di fronte a certi modi di porre la questione sull’apertura partecipativa agli uomini stabilendo una questione ancora più complessa denominata “fine di una guerra”. L’apertura agli uomini e la fine di una guerra sembrerebbe riguardare solo alcuni di questi uomini… Almeno così si evince da quanto ho avuto modo di leggere… Ebbene io penso che alcuni uomini devono cominciare a organizzare una loro guerra nei confronti di quegli altri uomini che non dovrebbero nemmeno definirsi tali. E questo non mi sembra stia ancora accadendo e il numero di uomini che si oppongono con forza e potere contrastante a certi orrori è ancora inadeguato per essere considerato un contrappeso positivo a tanta distruttività e negazione della differenza, che noi donne vogliamo portare avanti…
      Se Paestun è luogo d’incontro, di scambio e di confronto sarebbe stato utile porre nello stesso luogo un tema così importante e che cambierà sicuramente qualcosa che dobbiamo tutte e non solo al une di noi, essere pronte ad accettare. Condivido la posizione di Paola Zaretti nello stabilire a monte di esserci e non di riservare la sua presenza a seconda che sia o non sia accolta una sua proposta. Questo è il modo di porsi per partecipare all’incontro e non ponendo degli aut aut…

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