Angela Putino

3 Set

da Paola Zaretti 

«Polemizzare tra donne è far guerra. Per fare questa guerra occorre avere un profondo senso della dignità propria e dell’altra (…).

La guerra per una donna è nel linguaggio: non consentire che si chiuda nei codici, spaziare, interrompere. E’ necessario far saltare i toni polemici che promuovono schermaglie linguistiche sostenendo una contesa fittiziamente esistente, una farsa, non un accadere: essi si compattano all’ordine discorsivo. Occorre creare una vibrazione differenziale (…). La guerra si fa talvolta perché c’è una straniera. Dovremmo saper essere tra noi straniere senza distanze, senza indifferenze e vicine senza identificazioni. Spesso tra donne si vive una fusione senza separazione: una sorta di indiviso. Tutto quello che non mantiene uno stato di uguaglianza (…) viene privato di esistenza: così paradossalmente nell’indivisione si ha diritto di esistere e nel distinguersi si viene cancellate. Qui non vi è luogo per il giuoco, ci si serra per paura di perdersi. Né vi è guerra perché non vi è una parola adeguata, parola che sappia dar separazione nell’indiviso, che inviti a diversificarsi, ma anche congiunga nello spezzare e che non ceda quindi ai codici del distacco (…). Il “condiviso” tra donne, unica tensione necessaria che dà dignità ad una guerra tra loro. La guerra è comunicazione del condiviso. Perciò essa è mossa da ogni taglio, ogni spacco operato nei saperi, ogni cambio di tono, per far risaltare la parola e i modi in cui la relazione si dà (…). Occorre saper fare un passo indietro. Questo è il primo invito di guerriere che s’impegnano tra loro in una lotta (…). Fare un passo indietro è dar spazio al movimento, è allentare la stretta, ritirarsi dall’io, dai propri codici, dalle immediatezze, dall’immagine di sé (…). Punto essenziale è la limpidezza (…). Riconosci le tue ferite. Alcune bruciano, ma non sono ferite, sono le trappole di un puro colpire che non apre a nulla. La ferita invece si porta dietro l’anima (…)»

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2 Risposte to “Angela Putino”

  1. Paola Zaretti 5 settembre 2013 a 14:38 #

    Grazie, Daniela per il tuo commento. Uscire “dalle trappole di un puro colpire che non porta a nulla”. Ecco è la via indicata da Angela che di queste trappole ne sapeva certamente qualcosa.

  2. daniela Pellegrini 4 settembre 2013 a 15:41 #

    Concordo con Angela Putino, riportata da Paola Zaretti: “Fare un passo indietro è dar spazio al movimento, è allentare la stretta, ritirarsi dall’io, dai propri codici, dalle immediatezze, dall’immagine di sé (…). Punto essenziale è la limpidezza (…). Riconosci le tue ferite. Alcune bruciano, ma non sono ferite, sono le trappole di un puro colpire che non apre a nulla. La ferita invece si porta dietro l’anima (…) ”

    Il mio commento: il movimento quì (anche a Paestum) è quello delle donne (o no?) …perché non avere la fierezza e la lucidità di riconoscere loro tutto il “loro” spazio?
    …ritirarsi dall’io dell’imposizione, dai propri codici che non sono propri ma quelli della dipendenza dall’alterità coatta del Due….
    Si preferisce la presenza di uomini che sentirsi unite nella possibilità della presenza di tutte le donne….?!
    La ferita, quella che si porta dietro l’anima, é disautorare le donne della loro capacità di fare mondo in un altro mondo….

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