Bentornata Lea

6 Set

di Donatella Proietti Cerquoni

Ben tornata, Lea. Ho già condiviso nella mia pagina facebook questo tuo documento esplicitando la mia gratitudine, che ti rinnovo qui per aver finalmente detto – in realtà ripetuto – una parola dirimente sul dibattito.

Significa ritrovare il riferimento originario dato che sono certa sia chiaro a tutte/i che questo nuovo incontro sei stata tu a promuoverlo. Discutere del problema di cui si tratta “non deve preoccupare”, scrivi. Dipende dal lato da cui si guarda l’accaduto. Aver speso molto del mio tempo per ascoltare il parere di tante donne o per leggere e scrivere interventi nel blog, per poi ritrovarmi di fronte ad una spugna passata su tanto lavoro, e pensiero di molte, devo dire non mi ha fatto piacere, anzi, mi ha preoccupata al punto di riconsiderare l’opportunità di venire a Paestum. Un’affermazione come: voltiamo pagina, vi diciamo noi cos’è importante, proviene infatti da una parte del gruppo organizzatore dell’evento. Non si può accettare, e non l’accetto, di sentirmi trattata in questo modo e so di non essere la sola. Mentre esprimo qui i miei sentimenti, mi astengo dal parlare del giudizio che in me, purtroppo, si è formato nei confronti di chi si è sentita in diritto, invece, di formularlo sulle altre: reputo non dignitoso mettere ancora in scena i risvolti penosi delle radici di quella che noi chiamiamo frammentazione.. Penso piuttosto che ci sia molto lavoro da fare ma che sia possibile solo alla condizione di cessare di enunciare, senza averle fatte proprie, le formule che ci sono care per essere il succo del pensiero e delle pratiche delle migliori, tra di noi. Ma non posso certo pretendere che si vieti a chi non sa nemmeno lontanamente cosa sia l’autocoscienza di pronunciane il nome, o vietare di brandire il partire da sé a monito diretto ad altre. Mi chiedo però, e non è domanda nuova nel femminismo, cosa sia realmente passato da noi ad altre se tutto questo può accadere senza che vi sia modo di contenere un fenomeno nominalistico che il femminismo, al suo interno e per storia, non concepiva né promuoveva, al contrario, per essenza, combatteva. Mi astengo anche, dato che avrai modo di rendertene conto leggendo il dibattito, dal riportane i particolari, inquietanti, mi limito soltanto ad evidenziare il fatto, per me molto grave , che contraddice lo spirito del femminismo, relativo all’assoluta mancanza di interlocuzione diretta tra coloro che manifestavano esigenze di chiarimento e coloro che avevano posto il problema per cui si è dibattuto a lungo. Credo di poter dire, senza tema di smentita, che la cosa si è protratta per un paio di mesi, che non sono pochi dato che tra l’annuncio e lo svolgersi dell’incontro ne corrono non più di quattro. Nessuna delle organizzatrici di Paestum è mai intervenuta assumendo la responsabilità delle domande che venivano formulate dalle donne che avevano il diritto di entrare in possesso degli elementi necessari a decidere della loro partecipazione, domande non sorte spontaneamente ma indotte da post affermativi della volontà di andare con uomini al seguito o, addirittura, sotto la minaccia di non andare senza detti uomini. In sostituzione del dialogo si assisteva, sistematicamente e in modo crescente, all’atto di ribadire la propria volontà, nella forma del desiderio ma nella durezza della decisione già presa ad onta dei tanti pareri contrari. Con in più il rischio, corso fino in fondo, da parte di chi si impegnava a cercare chiarimenti, di apparire come coloro che non intendono lavorare politicamente con gli uomini, cosa assolutamente falsa per la gran parte, ma che così veniva fabbricata con il continuo, apparentemente innocente, ripetere il proprio “desiderio” – quel desiderio! – , quale dato evolutivo del femminismo tutto. Sappiamo quale ruolo svolga la ripetizione in pubblicità e in Comunicazione: nessun dialogo, un emittente, un ricevente, un soggetto attivo, l’altro reso passivo dall’impossibilità di interloquire e dall’essere considerato contenitore di verità propugnate da un presunto “alto”. Vedo che Paola Zaretti ha riportato nel blog una parte di un testo molto caro al femminismo, di Angela Putino, tratto dal Sottosopra blu, ne riporto un altro brano che ci aiuterà a chiarire, sono certa, ciò che si (ri)presenta sempre come troppo oscuro. “Vi sono molte maniere di avvilire un incontro di guerra tra donne; uno di questi è l’immiserire l’altra in un piano in cui tutto quello che avviene lì è svuotato da un’altra istanza che si determina altrove. Gli altrove sono molti, però racchiudono forse un tratto comune: essi trovano la loro misura in un già acquisito nelle relazioni con gli altri; sono le strategie “alle spalle” e non solo in assenza, luogo di confino dove la donna si lascia confinare; i contenuti femminili marcati dalla presenza dell’uomo e mai messi in discussione; i codici nella loro compattezza. In questo campo niente accade come parola di differenza. Non rimane che una sola guerriera, l’altra è una donna di esercito: è una che combatte senza avere nelle sue mani la ragione del suo lottare. (…).”

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8 Risposte to “Bentornata Lea”

  1. Mira Furlani 7 settembre 2013 a 17:15 #

    Cara Donatella, sono d’accordo con lei: lasciamo che liberamente, chi legge, faccia le proprie sintesi di pensiero, ciascuna/ciascuno mettendo al lavoro la propria intelligenza. In questo senso lei ha tutto il diritto di confermare le sue posizioni, come io confermo quanto ho già detto, con i miei commenti, alle redattrici dei Post scritti da Adriana Sbrogiò e quello “Nate nel solco” di Doranna Lupi e Carla Galetto. A chiarimento ripeto qui parte di quanto ho già scritto: “…riconosco il loro grande lavoro, l’onestà e la forza che hanno messo in campo stabilendo relazioni significative tra donne e uomini; capisco e difendo il loro desiderio di mettere in circolo tali relazioni a Paestum o altrove. Grazie alle loro e altre simili pratiche politiche vedo la possibilità dell’avveramento della radicalità del pensiero della differenza donna-uomo…Esse fanno proposte innovative, sono convinta che tali proposte e pratiche politiche possono “alzare la posta in gioco” per la costruzione di una società in cui la differenza donne e uomini possa agire nel mondo per portare cambiamento radicale nel simbolico dominante”.
    Grazie per il suo linguaggio pacato. Si, anch’io penso che pur provenendo da ambienti differenti abbiamo moltissimo in comune. La saluto cordialmente e mi auguro un giorno d’incontrarla.

  2. Donatella Proietti Cerquoni 7 settembre 2013 a 15:03 #

    Mira, mi è arrivata proprio ieri VD alla quale sono abbonata e leggerò senz’altro il suo articolo che ho già visto di corsa. Noi certamente proveniamo da ambienti differenti ma abbiamo in comune moltissimo e questo è un vantaggio che potremmo far fruttare. Avevo già letto quanto riporta e purtroppo non posso che confermare la mia impressione. Sarebbe pertanto interessante capire da cosa suppone vi sia acredine nelle parole di Paola. Cosa intende per “non girava pensiero”? a me sembra l’esatto contrario, lo è quando si mette al lavoro l’intelligenza che è la facoltà con la quale colleghiamo elementi e disponiamo delle sintesi che si possono formulare direttamente o lasciare che liberamente, chi legge, ne faccia delle proprie. Quanto alla stanchezza potrebbe essere una condizione soggettiva che non si può generalizzare, in forma di giudizio, per di più. Lo stesso per la fatica e il fastidio della mente. Ha visto il film su Angela? Spero di sì, altrimenti lo faccia. Lì si trova un episodio molto gustoso di quando Angela, nel corso di una conferenza, chiese alle astanti se era tutto chiaro. Una rispose che provava fatica e Angela rise dicendo che era ovvio che fosse faticoso, perché non avrebbe dovuto esserlo? Noi donne abbiamo tutte le capacità per affrontare fatiche di ogni tipo, Angela diceva infatti: ogni donna pensa ed era orgogliosissima della sua “scuoletta” di filosofia nella quale confluivano donne di istruzione varia.

  3. Donatella Proietti Cerquoni 7 settembre 2013 a 15:00 #

    Oggi siamo in molte a dire di aver avuto quello che io considero il privilegio dell’amicizia di Angela. E’ facile che sia così dal momento che per lei la teorizzata distanza non si è mai ridotta ad arroganza, e a presunzione. Solo per questo ho avuto anch’io quel privilegio e la possibilità di nutrirmi del suo pensiero vivo e di poter continuare ad attingervi prima per me, poi per contribuire, diffondendolo, a renderlo sale delle nostre relazioni. E’ stata lei a porre le basi dell’amicizia politica femminile/femminista parlandone nei termini di “arte”, con il riferimento all’arte del conflitto. Per la stessa ragione sono certa Paola ne ha riportato qui il brano più bello e lo ha fatto nel contesto di un dibattito in corso, con un senso molto profondo e con un invito implicito ad utilizzarlo per noi, ora. Dopo il film realizzato da un’altra amica, Nadia Pizzuti, sulla sua vita, ho visto, nel web, addirittura citare brani interi dei suoi saggi e ho anche visto farlo in modo del tutto decontestualizzato, senza uno straccio di introduzione o di commento tanto che mi è venuto il sospetto che si stessero seguendo le orme di Paola che invece si è avvalsa e si avvale dell’opera putiniana per rendere evidenti quei nessi con la teoria politica delle donne sui quali sarebbe il caso di interrogarsi davvero. Ma la stessa, identica, operazione vedo fare con Carla Lonzi, qua e là, ancora nel web.
    La realtà è che tanto Lonzi quanto Putino, come altre, andrebbero avvicinate con il rispetto dovuto a chi ha sofferto prima di poter trasformare il senso di dolore che deriva dallo scollamento, non certo il loro, tra pratica e teoria – Angela diceva spesso che la seconda deve derivare dalla prima e non il contrario -, tra vita concreta e reale e pensieri che prima di poter essere considerati pensiero si devono misurare con il tradimento di parole pronunciate e gesti che non le hanno accompagnate.
    Anche lei, Mira non rinuncia a quella pratica purtroppo diffusa anche al nostro interno, del giudizio negativo formulato verso un’altra e ad esprimerlo senza argomentarne la ragione. In questo caso addirittura associando le “strategie alle spalle” al lavoro che incessantemente e con capacità Paola ci ha offerto qui per analizzare quanto, come movimento, ci succede. Forse non voleva dire quel che invece, tramite tale accostamento, viene di leggere nelle sue parole, capita. La invito di cuore a darci conto della sua pesante affermazione. Penso che per “avvilire” ci voglia un intento o un’abilità, per esempio quella di cui parlo nel mio post, ovvero quel sostituire il dialogo con la Comunicazione ( intesa come disciplina che dispone di tecniche non prive di potenzialità manipolatorie). Io, diversamente da lei, Mira, ho provato molto avvilimento per via dell’assenza di quel dialogo. Non rispondere, denegare, sono altre pratiche molto diffuse tra di noi, è tristissimo. In mezzo a tanta tristezza l’indagine accurata sui nostri comportamenti nella quale si è avventurata Paola per prima, permettendoci di capire di più su quanto stava accadendo, a me ha consentito di leggere con un senso gli accadimenti nel blog. In realtà non sappiamo perché possa essere accaduto, sappiamo solo che ci siamo ritrovate di fronte ad uno stato di fatto che va interrogato. Per questo ho scelto quel brano di Angela. Quello di cui ci ha avvertita Paola era il pericolo di perdersi dietro un falso problema. Quanto accade “alle spalle” non è detto corrisponda ad un vero e proprio intento divisorio, ma ne potrebbe avere l’effetto, semplicemente non emerge la sua ragione, non ne viene fatta parola e forse nemmeno ci si è rese conto di averlo fatto, azzardo, alle proprie di spalle e cioè nell’oscuro di impulsi sui quali non c’è tutta la consapevolezza necessaria.
    Angela diceva sempre una cosa grandiosa al riguardo. Per saper cosa accade non occorre andare a vedere il retroscena, basta interrogare la scena, ed è quanto ha fatto Paola e poi molte, a giudicare dai commenti, dopo di lei. Certo, qualcuna, anche tra le organizzatrici, ha detto che gli uomini a Paestum non li vuole, anche se dopo si è sottratta al confronto. Io avevo pensato ad una soluzione ma mi è sembrata impraticabile ora che tutto è organizzato, le ferie e gli alberghi prenotati, etc.
    Pensavo che avremmo potuto prolungare di una mezza giornata e sarebbe stato bellissimo che il nostro movimento avesse incontrato, da soggetto che si ritrova unito e differente, l’altro soggetto unito e differente.

  4. Paola Zaretti 7 settembre 2013 a 07:20 #

    Vedo, cara Mira, che la sua ostilità non si placa e ne sono sinceramente dispiaciuta perché l’ostilità imparentata con l’odio fa più male a chi lo prova che a chi lo riceve. Lei continua ad attribuirmi sentimenti inesistenti da cui, senza neppure rendersene conto, sta dando ampiamente prova di essere abitata. Se parlare di me le sta tanto a cuore, come sembra, la prego gentilmente e per la seconda volta, di utilizzare – se ne ha – controargomenti seri ai miei commenti altrimenti cessi, la prego, una polemica inutile che certamente non aiuta il suo pensiero a girare e a rivolgersi altrove rispetto alla mia persona cui dice di non essere interessata.

  5. Mira Furlani 6 settembre 2013 a 22:29 #

    Forse Donatella Proietti Cerquoni non ha letto il mio commento del 2 settembre al Post intitolato “Nate nel solco” scritto da Doranna Lupi e Carla Galetto; non ha letto tutto il susseguirsi dei commenti scritti da Paola Z., dopo il Post scritto da Adriana Sbrogiò intitolato “La guerra dei sessi è finita”. Erano commenti pieni di acredine, non girava pensiero, leggerli stancava e infastidiva la mente, l’ho detto e lo ripeto. Non conosco la signora Paola Z., come non conosco lei, cara Donatella, nulla di personale dunque. Forse il nostro non capirci dipende dal fatto che la mia lunga esperienza si è svolta in un contesto politico/sociale diverso dal vostro, contesto che se lo volete conoscere lo trovate giusto giusto scritto in una lettera che è stata pubblicata sull’attuale Via Dogana N.106, rivista di pratica politica, appena uscita, della Libreria delle donne di Milano. Può darsi che dopo la lettura di quella mia lettera, intitolata “Chi siamo”, riusciremo a capirci meglio.

  6. Paola Zaretti 6 settembre 2013 a 17:38 #

    Gentile Mira Furlan, vedo che ha letto il passo di Putino a suo uso e consumo…ma pazienza, capita a tutti di sbagliare clamorosamente. La pregherei gentilmente – se ci tiene proprio a nominarmi – di cercare argomenti meno infondati per una polemica che, a quanto pare, lei vuole inutilmente trascinare. La discussione su uomini sì uomini no è stata “avvilita”, infatti, da chi ha creduto, come lei, di poter imporre a tutte la propria volontà, giungendo, in alcuni casi persino al ricatto. Questo, gentilissima signora è avvilente.

  7. Mira Furlani 6 settembre 2013 a 11:02 #

    Grazie a Donatella per aver riportato il brano della mia cara amica Angela Putino, prematuramente scomparsa, brano in cui specifica che “vi sono molte maniere di avvilire un incontro di guerra tra donne; uno di questi è l’immiserire l’altra in un piano in cui tutto quello che avviene lì è svuotato da un’altra istanza che si determina altrove…Non rimane che una sola guerriera, l’altra è una donna di esercito: è una che combatte senza avere nelle sue mani la ragione del suo lottare…”.
    Non so se io sono donna di esercito e se vi sono strategie “alle spalle”. Alle strategie “alle spalle” non riesco a crederci, ma certo i commenti della signora Paola Zaretti hanno avvilito molto la discussione sull’opportunità o meno della partecipazione a Paestum anche di uomini. Hanno avvilito anche me, tenace femminista anni’70, arrivata ormai alla bella età di 76 anni ancora viva e fortemente interessata alla differenza donne/uomini, interessata anche all’incontro di Paestum 2013, di cui quotidianamente inoltro alle mie tante amiche i Post che si succedono sul blog, per la gioia di discuterli insieme e per l’interesse di quelle che vi parteciperanno. Io non potrò esserci, me lo impediscono i miei acciacchi, ma sono d’accordo che bisogna lavorare politicamente anche con gli uomini e mi sembra di aver capito che Lea Melandri così come le organizzatrici di Paestum 2013 non lo escludono per principio, questo andava precisato.

  8. Paola Zaretti 6 settembre 2013 a 09:08 #

    Bellissimo post. I colpi di spugna non sono utili, servono solo a confondere e a rimuovere ciò che, sotto forma di “ritorno del rimosso”, non farà che riproporsi all’infinito, Cui prodest? E l’autocoscienza se non serve a capire almeno questo a che serve? A chi serve?

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