La politica delle donne è politica per tutti

11 Set

di Laura Colombo e Sara Gandini

A Mantova, il 7 settembre, durante l’incontro “Alle radici di una nuova convivenza” del Festival di Letteratura in cui si presentava il libro “Sovrane” di Annarosa Buttarelli, è capitato qualcosa di importante. Stefano Rodotà, davanti a una platea di centinaia di uomini e donne, ha riconosciuto il debito che ha nei confronti del sapere politico delle donne. Un sapere da cui ha imparato molto, senza rendersi conto che si trattava di pensiero e pratica femminili. Un uomo della sua età e con la sua esperienza ha riconosciuto pubblicamente la sua parzialità e si è messo in ascolto, dichiarando quanto la politica istituzionale non esaurisca il senso della politica e sottolineando che esistono livelli in cui agisce efficacemente la politica delle donne, al di là delle istituzioni.

Nella storia, dice Buttarelli nel suo libro, tante donne hanno sperato che gli uomini capissero le loro parole. A Mantova è successo che un uomo di grande valore si fermasse per ascoltare e capire una donna pensante mentre raccontava il sapere femminile in politica, dalle Preziose e le sovrane della Storia, alle operaie di Brescia e la sindaca di Ostiglia.

In particolare, l’esperienza di Ostiglia mostra la forza delle relazioni di donne e uomini con cui la sindaca ha lavorato per “disfare il potere senza rinunciare alla responsabilità politica” e far nascere una “comunità governante”. I racconti che fa Buttarelli mostrano quanto sia importante per donne e uomini far proprie le pratiche di sovranità a radice femminile se si vuole fare politica fuori dalla scena del potere, consapevoli che la politica delle donne è politica per tutti.

Siamo d’accordo con Ilaria Durigon, Chiara Melloni e Laura Capuzzo che la questione da discutere non è uomini sì/uomini no a Paestum, perché tutte noi che facciamo politica sappiamo che il quotidiano conflitto con gli uomini non può prescindere da uno scambio relazionale. La doppia militanza, che porta alcune a occuparsi delle “questioni femminili” (aborto, femminicidio, violenza…) tra donne e di tutto il resto con gli uomini (nei movimenti e nei partiti), non ha senso.

Altra cosa è la scelta della separazione degli anni ’70, taglio essenziale che ha aperto lo spazio simbolico per la libertà femminile. Ora le donne possono contare su relazioni conflittuali, su scambi intensi, sulla possibilità di dirsi la verità, su un “tra donne” che ridisegna l’orizzonte politico e le relazioni con l’altro sesso, su una forza che già c’è e va vista. Il “tra me e il mondo un’altra donna” ci permette oggi di poter stare nel mondo, e con gli uomini, in un modo differente.

È vero, come dice Lea Melandri, che Paestum non è un convegno donne-uomini ma un convegno femminista, segnato da una storia e da pratiche radicali che sanno modificare i contesti. Un convegno femminista che si pone sfide alte e vuole giocarsi ovunque il sapere acquisito, con uomini e donne, fuori e dentro le istituzioni. Stefano Rodotà e Annarosa Buttarelli hanno mostrato che lo scambio con uomini, che sanno vedere la loro parzialità e riconoscere il debito che hanno nei confronti del sapere delle donne, è un guadagno per tutti. Sempre più uomini comprendono quanto sia necessaria la radicalità della politica delle donne e questa mossa di riconoscimento è fondamentale per giocare insieme una scommessa politica di vero cambiamento.

Perché Paestum possa essere “uno spazio transizionale”, in cui “il possibile che preme con il desiderio e il reale che frena con la paura” urtandosi si incontrino, bisogna avere fiducia che la politica delle donne è politica per tutti, come scrive Luisa Muraro su Via Dogana n. 106. E la forza delle relazioni tra donne ridisegna un nuovo ordine, diciamo noi. Il timore che la presenza maschile possa togliere spazio alla libera espressione femminile è sintomo di una mancanza di fiducia che non ci possiamo permettere. La nostra scommessa è alta, lo sappiamo, perché dobbiamo fare i conti con fantasmi e paure che vengono da lontano, ma non si può rimandare ad altre date e altri luoghi. È necessario giocarsela qui e ora, brandendo le nostre spade come incita Muraro, se necessario. Non è più tempo per pensare che le donne non sono pronte. Il sapere e le pratiche delle donne vengono da lontano e da qui uomini e donne possono ripensare il buon governo del mondo.

Nel comunicato stampa del prossimo incontro nazionale di Paestum si citano la sessualità e la violenza contro le donne come temi centrali, sottolineando che si vuole indagare le ragioni profonde, inscritte nelle relazioni tra i sessi, “profondamente mutate dall’autonomia e dalla differente consapevolezza di sé delle donne. E dalla reazione di paura e rifiuto che questo suscita negli uomini”. Uno scambio di questo tipo avrebbe decisamente corto respiro se non ci confrontassimo con il punto di vista degli uomini che da anni lavorano su questi temi, mettendo al centro il partire da sé e la pratica di relazione come bussole nel loro agire.

Infine vogliamo ribadire che il sogno dell’armonia tra donne è molto rischioso perché può portare all’omologazione e, come giustamente scrivono Ilaria, Chiara e Laura, Paestum non è luogo di unificazione né di neutralizzazione.

Noi abbiamo firmato la lettera di invito a Paestum 2013 delle giovani (e meno giovani) femministe, nonostante alcune perplessità, perché vogliamo sostenere la passione politica, l’energia e l’entusiasmo che emerge dallo scambio tra noi “venute dopo”, proprio grazie alle differenze. Differenze che secondo noi stanno nel solco della genealogia più che della generazione. Infatti, come hanno scritto le promotrici di Paestum 2012 in conclusione del manifesto di convocazione, se sulla scena pubblica il cambiamento tra i sessi non appare è “perché il rapporto uomo-donna non viene assunto come questione politica di primo piano. Eppure, solo in questo modo possono sorgere pratiche politiche radicalmente diverse, produzioni simboliche e proposte per una nuova organizzazione del vivere”. Noi prendiamo sul serio questa sfida affinché il rapporto uomo-donna possa essere assunta come questione politica di primo piano.

Nei laboratori del prossimo incontro di Paestum potremo continuare a discuterne con tutte e tutti i presenti.

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2 Risposte to “La politica delle donne è politica per tutti”

  1. Daniela Medea 13 settembre 2013 a 04:24 #

    Potrei scrivere per km di parole sul mio pensiero. Mi limito a dire che essendo una vittima ed essendo non una vittima qualsiasi ma, la vittima per eccellenza (26 anni in quell’inferno chiamato famiglia), non posso essere che d’accordo su quello che si dice sulla lettere. Io sono uscita di casa in cerca di salvezza, in cerca della libertà che ogni uno di noi deve avere come diritto. Non ho trovato niente di tutto questo. Ho trovato invece un sistema composto da un meccanismo contorto che si vantava di chiamarsi con il nome di “aiuto”. La mia accoglienza da parte del mio comune è stata solo una specie di complicità nei confronti di colui che mi voleva morta. Io non mi faccio più “schiacciare” da nessuno. Io vittima forse lo sarò anche stata in vita mia, per amore di un figlio questo ed altro ma, vittima una seconda volta mai e poi mai. Questa volta emerge l’amore per me stessa. Ora emerge un sano “egoismo” e grido al mondo intero la mia voglia di tornare persona.

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