Forse noi viviamo sulla luna

12 Set

Franca Chiaromonte e Fulvia Bandoli

Forse noi viviamo sulla luna.

Abbiamo letto e seguito il dibattito su uomini si o no.

E l’ abbiamo capito poco, come poco l’avevamo capito lo scorso anno del resto, perché ogni volta si ripete uguale.

Il problema esiste e non va rimosso, ma abbiamo l’ impressione che non si siano ancora trovate le parole per discuterne in modo diverso.

Togliamo di mezzo le cose ovvie almeno per noi: che il femminismo debba confrontarsi con tutte e tutti, che a volte servano o possano esserci luoghi solo di donne, che gli uomini genericamente intesi come le donne del resto non sappiamo dire cosa siano.

Io e Franca nel nostro fare politica in vari luoghi ( gruppi femministi,partiti ,istituzioni ,movimenti) abbiamo incontrato più uomini che donne e dunque non ci manca la conoscenza di come gestiscano il potere, di quanto poco almeno gli uomini che abbiamo incontrato nei partiti facciano valere le relazioni e il partire da se.

Dunque gli uomini sono ben presenti nella nostra vita e nel nostro orizzonte, del resto come prescinderne?

Anzi potremmo dire che siamo così poco capaci di prescinderne da dedicare  loro due mesi di discussione, mentre loro sono assai più’ sbrigativi perché’ un dibattito come il nostro non si sognano neppure di farlo.

Ma sarebbe ed è una frase generica e poco sensata.

Forse era il caso di sollevare il tema quando si è fatta la riunione a Bologna, ma una volta uscito l’appello non ci pareva più il caso di discuterne.

A noi pare che il dato rilevante sia che  ci sono uomini e uomini, ma non esiste ancora un movimento maschile paragonabile al femminismo.

Ci sono anche donne e donne ma esistono il femminismo  e le sue pratiche e questo fa una bella differenza.

Che il femminismo italiano si ritrovi e’ cosa normale.

Cosi’ come è stato ed è normale, anzi per me e Franca vitale, ritrovarci ogni giorno nella nostra forte e duale relazione politica per essere più efficaci nell’affrontare il conflitto con gli uomini.

Dunque che a Paestum non partecipino quegli uomini che avevano espresso il desiderio di esserci può essere un dato che svuota il senso dell’incontro?

No, questo proprio non lo pensiamo. Li abbiamo incontrati prima, li incontreremo dopo.

Abbiamo discusso molto con loro di violenza adesso ci piacerebbe ad esempio un convegno convocato da uomini e donne sul tema del potere e della sua gestione.

Roma 12 Settembre 2013

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9 Risposte to “Forse noi viviamo sulla luna”

  1. Maria Luisa 16 settembre 2013 a 10:43 #

    Sono d’accordo con quello che dicono Fulvia e Franca specie quando dicono: <>. Sono d’accordo ancora con Alberto in particolare quando dice: <<Se siamo d’accordo sul fatto che la politica – la politica che alla fine è una sola – fatta da e di uomini e donne, ha bisogno di idee e pratiche radicalmente diverse. Io penso che questo potrà avvenire solo mettendo al centro relazioni tra donne e uomini reciprocamente consapevoli della differenza. In tutti i contesti che abitiamo. Penso che il momento per provarci, per cominciare a praticarle e viverle è questo, anche se le piazze non sono ancora piene di maschi in fuga dal patriarcato.

  2. Monica Lanfranco 16 settembre 2013 a 07:32 #

    Ciao a tutt* posto anche qui un breve report sull’incontro che si è svolto dal 6 all’8 settembre ad Altradimora, http://www.altradimora.it, nel quale si è deciso che per il 2014 uno dei seminari sarà dedicato al maschile,( a partire dai risultati del libro Uomini che (odiano) amano le donne) e uno alle pratiche di nonviolenza.
    un abbraccio e buon lavoro

    Politica, sostantivo femminile: appunti dal seminario di Officine dei saperi femministi ad Altradimora

    di Monica Lanfranco

    Da dove comincio? Dico che dopo cinque anni e sei seminari (abbiamo iniziato nel settembre 2009, su stimolo di Erminia Emprin Gilardini che suggerì il bel titolo di Corpo indocile per il primo appuntamento) si può affermare che il nostro incontro annuale è ormai una tradizione?
    O forse la vera notizia è che, nonostante l’argomento di quest’anno, (la politica!) l’età media delle partecipanti era davvero bassa, grazie ad un gruppo di under 30 inaspettato?
    O che le facilitazioni introduttive sono state intense e dense e con una carica notevole di progettualità, tanto da spingerci a pensare ad una ipotesi di concretezza che sta germogliando in molte?

    Chi non ha partecipato al seminario potrà, ascoltando i materiali audio e video che sono disponibili sul nostro podcast http://www.radiodelledonne.org (oltre che alle immagini) farsi una idea di quello che è circolato lì dal 6 all’8 settembre.

    Certo non è la stessa cosa ascoltare rispetto all’esserci: la cifra di Officine dei saperi femministi è infatti, sin dal progetto di Altradimora, (www.altradimora.it) quella sì dell’elaborazione, ma anche dell’incontro fisico.
    Ad Altradimora, che nasce come il progetto di una femminista (io che scrivo), e si offre come opportunità collettiva per quelle molte e molti che hanno bisogno di un luogo concreto, con spazi individuali e collettivi dove lavorare, progettare, formare, scambiare, creare, mangiare, bere, fare teatro, cucina danza, yoga, meditazione, vacanze e oziare, complice la vicinanza delle terme di Acqui e le dolci colline dell’alessandrino, non si arriva appunto solo per crescere intellettualmente.
    Laura Guidetti, infaticabile compagna di strada in questa avventura (come nella prima, dal 1994 con la rivista Marea), ed io, assieme ad altre donne che nel cammino si sono aggiunte nella condivisione che porta ogni anno a sbocciare con il seminario, teniamo a evidenziare il carattere anche fisico ed estremamente concreto del progetto di Altradimora: il seminario è sì un momento di scambio intellettuale e di discussione teorica sull’argomento, ma è anche stare insieme, mangiare, bere, passare notti insonni a chiacchierare oppure a riposare accanto alle altre.
    Fare letti, congelare polpettoni vegetariani e torte di riso e verdure, scrivere i nomi di chi dormirà sulle porte delle stanze, piegare e sistemare asciugamani è per me altrettanto parte attiva e politica quanto preparare il numero della rivista che di solito anticipa di qualche mese l’appuntamento.
    Provare a tenere assieme mente, sogni, progetti, quotidianità e corpo è, insomma, il tentativo che ogni volta, almeno per me, costituisce il lavoro e il senso del seminario, e dell’intero progetto di Altradimora e delle sue Officine.
    Del resto nessuna delle iniziative che abbiamo organizzato nel tempo, da Punto G 2001 al suo decennale nel 2011 passando per tutti gli appuntamenti nazionali e internazionali di Marea è stata mai ‘solo’ curata nel suo aspetto di contenuto intellettuale: chi vi ha partecipato potrà raccontare di cene, pranzi e colazioni fatte in case non perfette, ma di certo orientate all’ospitalità e al piacere di stare assieme.
    Forse è proprio questo laboratorio che non esclude la vita quotidiana, immettendola dentro alla riflessione, a dare lo slancio che ogni anno, la domenica prima del commiato, ispira il tema del seminario dell’anno dopo: è successo così anche quest’anno, e mentre stiamo organizzando il materiale filmato per renderlo disponibile già si pensa all’appuntamento, anzi agli appuntamenti, per il 2014.
    Come nel 2011, infatti, è molto probabile che i seminari di Officina dei saperi femministi nel 2014 saranno due: uno a maggio e l’altro, quello ormai tradizionale, a settembre ( la data è già certa, 5, 6, e 7).
    Per maggio sembra sia in procinto di decollare un incontro ‘misto’ con gli uomini (a partire dalla proposta partita dal libro Uomini che odiano amano le donne e dal progetto teatrale per uomini che ne è scaturito, mentre sarà l’intreccio tra pratiche nonviolente, violenza, corpo e responsabilità a farci discutere a settembre.
    Altradimora è a disposizione per chiunque, singola/o in gruppo, desideri fare incontri, formazione, seminari e immaginare altri mondi e modi per fare società.

  3. Fulvia bandoli 14 settembre 2013 a 14:53 #

    Caro Alberto
    Mi dispiace di quella che penso sia una incomprensione che dura da troppo tempo e che dobbiamo trovare il tempo di chiarire.Forse abbiamo eccessivamente sintetizzato, del resto ti e vi è’ noto che riconosco e anche Franca credo, la ricerca il lavoro e le relazioni create da maschile plurale. Ma qui la discussione non è’ stata tanto quella inerente il tema se aprire o no Paestum agli uomini che lo desideravano che poi alla fine sareste stati in buona parte voi e alcuni altri…quanto piuttosto il negare la necessità’ che il femminismo ogni tanto possa e noi crediamo debba ritrovarsi. come a dire che Paestum se di sole donne sarebbe un luogo meno interessante ed efficace. Era questo che volevamo contestare. Abbiamo forse sbagliato a non lasciare il pezzetto che avevamo scritto e che si riferiva alle nostre relazioni con alcuni di voi. Rispetto al fatto che sia esistita una rivoluzione femminista penso ci sia poco da dire, e’ un fatto. E che quella maschile tardi ad arrivare anche. Un abbraccio affettuoso e pieno di stima
    Fulvia

  4. Alberto Leiss 14 settembre 2013 a 10:47 #

    Care Fulvia e Franca, anch’io come Gian Andrea condivido in gran parte il vostro intervento, ma – francamente – non del tutto. Dite, come anch’io penso, che non esistono “gli uomini” e “le donne”, ma poi fate esclusivamente riferimento a entità generiche e collettive. Ripetete, come avete fatto all’incontro di marzo a Roma promosso da Maschileplurale (sui desideri degli uomini e molto anche sul potere – e vi ringrazio ancora di esserci state e di aver parlato schiettamente), che fa ostacolo il fatto che non esiste ancora un “movimento” di uomini paragonabile al femminismo.
    Io credo che questa discussionie, per essere produttiva, debba partire dalle nostre relazioni reali e dai nostri nomi propri. Partecipo alla esperienza e elaborazione di Maschileplurale proprio perchè non si tratta di un “noi” collettivo – per lo meno io non lo intendo così – ma di una rete di relazioni, di una ricerca. Se poi avessi voglia di scherzare ricorderei che gli apostoli erano dodici e Marx e Engels soltanto due… Il punto è se esiste un desiderio di scambio e una curiosità reciproca di culture, pensieri, esperienze. Se siamo d’accordo sul fatto che la politica – la politica che alla fine è una sola – fatta da e di uomini e donne, ha bisogno di idee e pratiche radicalmente diverse. Io penso che questo potrà avvenire solo mettendo al centro relazioni tra donne e uomini reciprocamente consapevoli della differenza. In tutti i contesti che abitiamo. Penso che il momento per provarci, per cominciare a praticarle e viverle è questo, anche se le piazze non sono ancora piene di maschi in fuga dal patriarcato.

  5. Rossella Strani 13 settembre 2013 a 20:25 #

    Per rendere più concreto il tema del potere e della sua gestione suggerisco di approfondire il modello di organizzazione di un governo delle donne condiviso con e dagli uomini. Sarebbe un balzo lunare.

    • Franca Clemente 16 settembre 2013 a 11:15 #

      Sono d’accordo. Il punto è proprio questo:cominciare a pensare un modello di governo delle donne e non alcune donne al governo del modello patriarcale. Se cominciassimo da qui, a Paestum avremmo avviato una svolta. Ma questo modello devono pensarlo le donne.
      Se andassimo al nodo, a mettere in dubbio il loro potere, che fine farebbe la disponibilità degli uomini al dialogo e alla relazione?

  6. Fulvia bandoli 13 settembre 2013 a 13:53 #

    Che il primo commento sia di un uomo, caro Andrea, ci fa piacere oltremodo. A presto Fulvia e franca

  7. Gian Andrea Franchi 13 settembre 2013 a 09:54 #

    Sono d’accordo con il senso di questo intervento, che è più o meno quello che avevo tentato di dire più volte nei commenti e nel dibattito in Maschile Plurale. Andrea Franchi

    • Maria Piacente 15 settembre 2013 a 16:07 #

      ciao a tutte/i,
      sono d’accordo con le firmatarie di questa lettera, ma anche con quanto dice Alberto Leiss nel suo commento : ” Io penso che questo potrà avvenire solo mettendo al centro relazioni tra donne e uomini reciprocamente consapevoli della differenza. In tutti i contesti che abitiamo. Penso che il momento per provarci, per cominciare a praticarle e viverle è questo, anche se le piazze non sono ancora piene di maschi in fuga dal patriarcato “.
      Insomma penso che s’è fatta l’ora, è arrivato il tempo…..
      grazie, ciao Maria

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