Contributo al laboratorio “Cura di sé, delle relazioni e del mondo”

25 Set

Contributo di alcune donne della Rete delle città vicine

di Anna Di Salvo, Bianca Bottero, Katia Ricci, Franca Fortunato

La nostra riflessione sul ridefinire e vivere le città parte da tante importanti acquisizioni e ricchezza di rapporti, come è documentato nel libro “Architetture del desiderio”, a cura di Bianca Bottero, Anna Di Salvo e Ida Farè, edito da Liguori. Ma non può non fare i conti col presente, con le sempre più acuite condizioni di disagio sociale, delle e dei giovani in specie, con il “globalizzarsi” del disastro ambientale, col sempre più incerto e minaccioso futuro tra poteri mafiosi e occulte reti finanziarie, fondamentalismi religiosi, vecchi e nuovi potentati. Un futuro che minaccia la città, e in particolare i suoi spazi di libertà e di autonomia per donne e uomini.

Su questo sfondo il richiamo alla forza femminile nella cura, nella visione, nel desiderio, continua a valere, ma sembra ora connotarsi di un senso di responsabilità ulteriore, di una consapevolezza della necessità, della competenza di individuare forme originali della politica che hanno dato avvio a interessanti processi di trasformazione. Come se i pochi avanzamenti in campo amministrativo e civile di questi anni, malgrado la spinta e l’impegno della politica delle donne, avessero mandata delusa una piccola, non confessata, speranza di cambiamento e imponessero di liberare infine la freccia del desiderio dalle tortuosità, dalle viscosità e dagli ostacoli di una realtà in cui si intrecciano perversamente pregiudizi e carenze culturali, sociali, istituzionali. Paradigmatico di ciò risulta il drammatico bilancio delle donne di “Femminile-plurale” di Vicenza (ex Dal Molin) quando ricostruiscono la loro battaglia perduta contro l’insediamento militare americano nella loro città e tuttavia, con fierezza, permangono nella fedeltà a se stesse e alla politica affermando il loro pensiero e la loro resistenza; così come altrettanto drammatico e fiero suona il pur dolente rapporto delle donne di Terre Mutate dell’Aquila sulla loro perduta città. In molte realtà si delinea,in sempre nuove forme e proposte, il fronte di resistenza che si avvale in grande parte della creatività politica delle donne: nelle esperienze di auto organizzazione sociale riscontrate in Grecia, in risposta all’aggressione violenta alla propria qualità di vita cui la popolazione greca è oggi sottoposta dai governanti; nel ritorno all’inchiesta sociale diretta, per indagare nel profondo la crisi; nel progetto di un co-hausing nato a Catania a partire da pratiche relazionali che sin da subito dia luogo a gesti concreti di solidarietà verso le donne; nell’invito alla reinvenzione di capacità sociali ed economiche indipendenti dal sistema in grado di contrapporsi, con la solidarietà e l’intelligenza, alle violenti logiche del mercato, come suggerisce da sempre la MAG di Verona; la proposta di rimettere in discussione il rapporto città-campagna per una nuova visione integrata, relazionale del paesaggio che viene dalla rivista ADA e dal gruppo della cura del paesaggio di Napoli e dalla lotta delle mamme No Muos a Niscemi di Catania e delle donne di Capo Pecora a Cagliari, contro il dominio militare USA che, con le sue antenne e le sue parabole per i suoi DRONI, copre di radiazioni le nostre belle isole. Anche nelle istituzioni le donne possono in qualche caso “fare la differenza”: come ci testimoniano alcune amministratrici di piccoli comuni terremotati dell’Emilia e della Lombardia che hanno messo in atto una serie di azioni volte a un’alleanza tra di loro per esigere una nuova qualità di vita e una diversa distribuzione del potere nelle campagne. Non è dunque maturo il tempo di intervenire decisamente sulla qualità della vita delle donne nelle città con una nuova “grammatica” progettuale, che cambi i luoghi e soprattutto i tempi del loro lavoro e della loro vita? Ma perché ciò possa avvenire è necessario creare un rapporto di fiducia e di relazione anche con donne “dentro le istituzioni”, individuare figure sincere che divengano man mano di riferimento come ad esempio sta facendo il gruppo delle Giardiniere che ha aperto un dialogo diretto con la giunta arancione di Milano per promuovere un intervento di riqualificazione urbana su un’area ex-demaniale della città. Si tratta di esperienze, di proposte per una elaborazione competente, “ragionevole” dei problemi, nate da una urgenza, da una voglia irresistibile di cambiamento che con assunzioni dirette di responsabilità sempre più si concentri sulla ridefinizione e la riappropriazione di spazi della città , facendo valere e significando soprattutto in questi tempi di crisi,l’ autorità, la libertà e la forza femminile anche intraprendendo interlocuzioni e conflitti con uomini. Tutto ciò richiama la problematicità del rapporto tra politica della differenza, della cura, della relazione e la tradizionale “politica del potere” (maschile) insieme alla necessità di preservare ambiti di autonomia in quella pratica di modificazione della realtà e del modo di pensare. Pratica che si basa sul partire da sé, sul desiderio e sulla narrazione. Questa è la “politica del simbolico”, con attenzione al contesto e all’estetica: ben vigili contro ogni deriva, sempre latente anche nei più apparenti successi,verso una riduzione del “ femminile” al ruolo, scontato, di ri-governo. La pratica del simbolico è intimamente operazione d’arte ed ha sempre caratterizzato la politica delle Città Vicine e connotato il loro rapporto con le artiste e gli artisti di Lampedusa e con la Festa della Riconoscenza di Chioggia, esperienza artistica ogni anno riproposta per riconoscersi comunità. Una comunità-abitante che “abbia-cura” della città e si impegni nella ricerca di luoghi da salvare o da riqualificare, ma anche da assumere come fuochi di resistenza e di forza collettiva: come fanno a Milano le giovani e i giovani operatori dell’arte di Macao o le occupanti e gli occupanti del Teatro Valle a Roma. E ancora va esplicitata la necessità di decodificare alcuni luoghi comuni, frutto di attribuzioni giornalistiche, che oscurano il fare politico di donne intraprendenti come le cosiddette “sindache anti ndrangheta”, per guardare gli accadimenti da altri punti di osservazione, attraverso contenuti, verità e analisi che rendano visibili le buone pratiche politiche. Di tutto questo vorremmo discuterne a Paestum, dove ci saremo con la nostra voglia di confrontarci anche in altri laboratori, visto che il tema della città comprende molti aspetti come l’economia, la scuola, la violenza maschile sulle donne.

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2 Risposte to “Contributo al laboratorio “Cura di sé, delle relazioni e del mondo””

  1. Anna Maria Di Miscio 25 settembre 2013 a 12:02 #

    ma non si può creare una newsletter settimanale?

    Anna Maria Di Miscio Dottoressa in Sociologia – Master in Editoria Digitale, Antropologia delle Società Complesse, Management della Sanità Direttrice Responsabile di Rivista di Scienze Sociali http://www.rivistadiscienzesociali.it Webmaster per Web Agency Foggia http://www.sitiwebgraficafoggia.it mobile 392 9250253 fax 0881 331395

    • Paestum 2013 26 settembre 2013 a 15:43 #

      Cara Anna Maria, il servizio di newsletter settimanale non è offerto da WordPress, la piattaforma che ospita questo blog. Nel menu di destra è disponibile il servizio Newsletter: inserendo il tuo indirizzo email riceverai un avviso ogni volta che un articolo viene pubblicato. Ciao e grazie – La redazione del blog

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