Le parole che vogliamo

1 Ott

di Barbara Romagnoli, Adriana Terzo, Tiziana Dal Pra

Care amiche,

non possiamo essere con voi a Paestum per motivi personali e di lavoro. Saremmo venute volentieri a raccontarvi dell’idea che abbiamo lanciato oramai quasi 4 mesi fa. Come alcune di voi sanno, abbiamo lanciato un appello per uno “Sciopero” delle donne [qui trovate il testo] perché vorremmo dare un segnale forte e chiaro contro il femminicidio e la cultura della violenza che lo permette. Non siamo sole, circa 3mila adesioni in pochi mesi, il sostegno di associazioni, sindacato, parlamentari e donne (e uomini) che hanno raccolto il sasso che abbiamo lanciato. Siamo convinte che in gioco c’è la nostra libertà di donne, libertà nel voler scegliere e determinare la nostra vita, la nostra sessualità, le nostre scelte sul corpo. È evidente che questa libertà è ostacolata a più livelli, tutti intrecciati fra loro, non solo dagli uomini meno consapevoli ma dalla società tutta. Vi inviamo come contributo alla riflessione comune, il documento che abbiamo scritto all’indomani della proposta di legge nota come decreto femminicidio e che consideriamo il nostro manifesto politico.

 

Le parole che vogliamo

Una donna uccisa ogni due giorni non è una questione di ordine pubblico, ma una ferita aperta nella società civile. Lucia, Antonella, Maria Grazia, tanto per citare le ultime della lista, sono state ammazzate dall’ex fidanzato, dal marito e dal compagno nei giorni successivi al decreto varato dal governo il 9 agosto scorso. La prova che misure soltanto repressive non sono la soluzione del problema perché il femminicidio non ha natura emergenziale ma sistemica. Per questo occorrono, e con urgenza, iniziative di sensibilizzazione e prevenzione, finanziamenti ai centri antiviolenza, campagne istituzionali e mediatiche che mettano al bando ogni giustificazione e sottovalutazione del fenomeno. E che, soprattutto, favoriscano la percezione delle donne non come vittime e soggetti deboli bisognosi di tutele, ma persone a tutto tondo da sostenere contro antiche imposizioni patriarcali, in grado di autodeterminarsi e scegliere liberamente il proprio modo di vivere. Per questo rilanciamo con ancora più fermezza l’appello allo “Sciopero” delle donne per il 25 novembre prossimo, convinte che solo un’azione forte possa indurre il nostro Paese a una riflessione seria sulle relazioni tra i generi, sul potere e le sue dinamiche di sopraffazione.

Uno “Sciopero” generale e generalizzato contro il femminicidio per ridare peso alla politica delle donne, riprendere in mano le pratiche e i percorsi dei femminismi che in questi anni hanno lavorato sulle molteplici forme della violenza e dare un segnale chiaro e inequivocabile riconoscendo che solo una Cultura antirazzista, antifascista e non sessista può produrre un nuovo modo di pensare e vivere le relazioni fra i sessi.

Uno “Sciopero” che affermi di un nesso imprescindibile fra lavoro/cura/precarietà/reddito, rivendica la maternità come una scelta, rifiuta il ricatto delle dimissioni in bianco e afferma che anche la salute del corpo delle donne è un diritto che non può essere in balìa di ideologiche e strumentali obiezioni.

Uno “Sciopero” che chiede che non venga mai meno il rispetto per le differenze, la laicità dello Stato e la lotta contro tutti i fondamentalismi etici, religiosi e politici e che chiede piena cittadinanza per le donne migranti che vivono nel nostro Paese in nome di una Cultura laica dell’accoglienza, della condivisione e della solidarietà.

Uno “Sciopero” che pretende dalle istituzioni, dai mass media e dalla società tutta che si facciano carico della quotidiana ed inesorabile furia omicida contro le donne che non accenna neanche per un giorno a fermarsi perché frutto di una Cultura, violenta e sessista.

Uno “Sciopero”, infine, come azione profondamente politica, la sola che può restituire il diritto alla felicità che tutt@ ci meritiamo.

Aderisci allo “Sciopero” delle donne per un mondo più giusto da consegnare alle future generazioni, alle donne che verranno e agli uomini che saranno loro accanto.

Manda mail con nome cognome città a scioperodonne2013@gmail.com

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