Rassegna stampa – Alessandra Pigliaru, il manifesto

3 Ott

di Alessandra Pigliaru

La materia viva della libertà

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Il 4, 5 e 6 ottobre viene rinnovato l’appuntamento di Paestum, l’incontro nazionale femminista inaugurato – felicemente – lo scorso ottobre 2012. Si tratta anche quest’anno della «sfida femminista nel cuore della politica» che accoglierà una tre giorni (di cui il 5 e il 6 effettivi) di plenarie, laboratori e scambi in presenza.

L’incontro non si connota come mera prosecuzione di quello precedente, bensì come ulteriore condivisione, scambio simbolico e di desiderio politico.

Mentre l’anno scorso la lettera d’invito è stata pensata e firmata da donne che praticano il femminismo e la politica delle donne fin dagli anni Settanta – Ottanta, quest’anno le protagoniste sono quelle che tra i ‘60 e gli ‘80 sono nate. Il rilievo, che non inerisce al solo dato biografico, dice di un discorso genealogico fondamentale che restituisca la misura di un’ulteriore scommessa; un reciproco riconoscersi nelle differenze che riesca al contempo a rispondere all’attuale crisi economica e di civiltà. Non solo verso chi è «arrivata prima» ma anche tra chi, pur essendo vicina anagraficamente, mette in atto pratiche politiche differenti. Si legge nella lettera infatti che «Paestum 2013 vuole essere un incontro in cui ogni donna si senta libera di partecipare, di esprimersi, di dare il suo contributo nella prospettiva, eminentemente politica, di produrre un cambiamento: essere lei stessa, lei nella relazione con l’altra e le altre, il motore di quel cambiamento».

Se il «primum vivere», e lo straordinario lavoro politico avviato l’anno scorso, rimane sullo sfondo come intendimento che trasforma le priorità dello sguardo sul mondo, oggi le firmatarie pongono l’accento sul significativo «Libera ergo sum». Anna Maria Bava, Barbara Cassinari, Chiara Melloni, Elena Marelli, Elisa Costanzo, Gabriella Paolucci, Giulia Druetta, Ilaria Durigon, Laura Capuzzo, Laura Colombo, Maria Bellelli, Nadia Albertoni, Rosalba Sorrentino, Sabina Izzo, Sara Gandini, Silvia Landi, Stefania Tarantino, Tristana Dini, Valeria Fanari hanno stabilito di intitolare così la lettera di convocazione in cui, tra le altre cose, si legge: «l’invito a Paestum 2013 vuole essere nello spirito dell’apertura e del riconoscimento reciproco, per riprendere a tessere la politica delle donne nella mutua consapevolezza dell’esistenza dell’altra».

Certo, la scelta della stessa sede poteva rischiare di apparire come una reiterazione insidiosa, eppure come specificano Ilaria Durigon e Chiara Melloni di Femminile Plurale: «Nessuna di noi voleva istituzionalizzare quell’incontro come qualcosa di statico. Si cercava il modo di renderlo un evento vivo, rispondente a quello che eravamo diventate grazie a Paestum 2012, alle nostre relazioni, così arricchite». La preparazione della convocazione, proseguono Durigon e Melloni, viene rifinita e veicolata tramite web, restituendo – nel risultato finale – l’efficacia di un lavorio di mediazione durato mesi. Ciò che emerge è un contenuto «altamente politico, capace di riconsegnare il senso della crisi del nostro tempo». Perciò «la lettera è un buon punto di inizio, per guardare avanti, un punto di inizio che speriamo Paestum riuscirà a superare: vogliamo andare oltre quella lettera, e farlo grazie a tutte le donne che parteciperanno». Da sottolineare che da un punto di vista logistico, e per agevolare gli spostamenti, anche quest’anno l’associazione Artemide, composta da Sabina Izzo, Gabriella Paolucci e Maria Bellelli, ha preparato l’accoglienza. C’è inoltre una novità: è stato costituito, insieme all’ausilio della Libreria delle donne di Bologna, il fondo Paestum: economia delle relazioni tra donne, affinché la logica virtuosa del dono si sostanzi e succeda a quella del profitto. «Con gli introiti saranno ridotti i costi di partecipazione per chi ne farà [ne ha fatto] richiesta».

Pensata nel solco di un agire femminile capace di «alzare la posta in gioco», la lettera racconta di una radicalità interrogante. C’è una frizione manifesta quando la libertà femminile viene confusa con una rivendicazione che strattona al ribasso. In questo senso non vi è comunque contraddizione se il presente della politica, nominato con forza simbolica, si coniuga con l’elemento materiale delle vite di ciascuna. «Libera ergo sum», monito augurale e già illuminato, va inteso dunque in una grammatica della generosità più ampia che sappia raccontare una contemporaneità composita e spesso conflittuale. Per questo, i temi proposti per l’incontro del 2013, oltre ad essere numerosi e sostanziandosi proprio nella libertà femminile da cui prendono avvio, definiscono ulteriori territori di riflessione.

Il 5 ottobre verranno appunto avviati i laboratori ai quali si potrà partecipare, tutti corrispondenti ai temi proposti nella convocazione e modificati o puntualizzati grazie agli incontri preparatori avvenuti in numerose città e nel blog dedicato all’esperienza di Paestum (raccolta di materiali, report e commenti si possono trovare in http://www.primadituttolibere.wordpress.com): sessualità – amore – violenza; lavoro – economia; democrazia – autogoverno – istituzioni delle donne; maternità – non maternità; pedagogia della differenza; welfare – nuove cittadinanze; autocoscienza; cura di sé, delle relazioni, del mondo; pratiche di autodeterminazione: corpi e sessualità. Negli scorsi mesi, il blog ha ospitato diversi interventi legati sia ai temi della lettera che a questioni politiche più stringenti come la partecipazione degli uomini al convegno femminista. Seppure non sia questo il punto, come sottolineano invero Sara Gandini e Laura Colombo della Libreria delle donne di Milano, «al di là di Paestum lo scambio con gli uomini ci permette di fare i conti con l’altro da sé, necessario per mettere al lavoro in modo creativo la differenza sessuale». In riferimento al tema del separatismo, sottolineano che «è stato importante e non si può superare senza un forte dibattito. La pratica della separazione è fondamentale perché rappresenta la dimensione del tra donne che può dare indipendenza simbolica dall’uomo e far guadagnare il primato del rapporto donna con donna. Molte sono le strade che il femminismo prende e prenderà, ma sull’essenziale siamo d’accordo: non vogliamo l’inclusione, la parità, l’emancipazione».

Sul lavoro e l’economia, si soffermano invece Tristana Dini e Stefania Tarantino. Entrambe fanno parte della rivista on line Adateoriafemminista (fondata da Angela Putino e Lucia Mastrodomenico) e così precisano: «Abbiamo desiderato fortemente l’incontro di Paestum 2013 perché sentiamo la necessità di aprire nuovi spazi teorici e pratici per la politica delle donne in questo paese. Facendo parte di quella generazione che oggi fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro, vorremmo mettere al centro l’intreccio tra libertà femminile e condizioni di vita materiale. Certo, il desiderio di libertà è radicato, prima che nelle condizioni materiali di vita, nel nostro corpo e nella nostra anima ma è essenziale interrogarci, a partire dall’esperienza di ciascuna, sulla trasformazione del lavoro nel sistema neoliberista. Il lavoro oggi assume un carattere divoratore che si gioca sia sul piano individuale che su quello relazionale: la posta in gioco sta nella capacità di porsi nel punto sensibile tra libertà e vita materiale, tra simbolico e fattuale, per rompere l’isolamento con un agire collettivo e incanalare le energie evitandone la dispersione. La forza femminile mostra come al risentimento e alla difesa, sia necessario opporre un’azione politica inedita, capace di spostare il terreno di gioco imposto dall’esterno, per spiazzare il senso di ciò che sembra immodificabile. Si tratta di non subire la vita, ma di viverla. Per noi è importante, infatti, non solo rompere l’isolamento con un agire collettivo, ma anche saper incanalare le energie evitandone la dissipazione».

Dalla fine di Paestum 2012 fino a oggi, fra le mille donne che vi hanno partecipato – provenienti da tutta Italia, molte hanno messo in atto pratiche di confronto nelle proprie associazioni di riferimento, collettivi, librerie e gruppi di appartenenza locali, costruendo reti. E se lo scorso anno grande attenzione ha avuto il tema della rappresentanza, è pur vero che, da parte soprattutto delle generazioni più giovani, si era già mostrato l’interesse verso una materialità delle esistenze che non solo andrebbe interrogata ma di cui si deve anzitutto avere competenza, per non rischiare di esserne soggiogate. Dall’incontro scorso non è venuto fuori nessun documento programmatico, e altrettanto accadrà nei prossimi giorni, giacché un convegno femminista non può configurarsi nella logica di un’agenda partitica. A questo proposito, secondo Durigon e Melloni, «è chiaro come la politica statale sia incapace di produrre mutamenti strutturali, in quanto parte essa stessa della struttura, del sistema da modificare. I cambiamenti strutturali non si realizzano ai piani alti, ma a quelli bassi delle relazioni concrete tra le persone. La politica statale, politica sterile incapace del nuovo, sarebbe autentica politica solo se si facesse recezione passiva delle istanze provenienti dal piano sociale, piano in realtà autenticamente politico, il piano dei cambiamenti veri e duraturi».

Durante questa tre giorni, ci sarà spazio anche per la convivialità e la fruizione artistica. Ardesia, composta da Stefania Tarantino (voce) e Maria Letizia Pelosi (chitarra), proporrà una selezione di brani dal loro primo cd Incandescente, ispirato dalla lettura de Le tre ghinee di Virginia Woolf.

In conclusione, come ribadiscono Gandini e Colombo, «per Paestum 2013 è stato molto importante l’incontro di Bologna e il gesto che lì è stato fatto da Lia Cigarini, Lea Melandri e le altre promotrici di Paestum 2012, che hanno detto “andate avanti voi”. È stato il tirarsi a lato (non indietro!) della generazione che ha aperto la strada. Adesso tocca a noi far sì che questa strada sia percorribile da altre e che altre possano entrarci. C’è un’eredità ricchissima del femminismo, e l’essenziale di questa ricchezza è ancora tutto da scoprire. La società, la cultura maschile in crisi hanno creduto di farcela offrendo come risposta l’inclusione delle donne. Ma non si tratta di questo. Qui si pone un problema di fiducia, di credito, si può dire di autorità: l’eredità ricchissima del femminismo deve essere vista e accettata. Bisogna cambiare lenti per poter vedere l’orizzonte che si affaccia».

Come appare evidente, la formazione diversa delle donne che hanno firmato la lettera di convocazione non significa rinunciare all’incontro in presenza, oppure osteggiarsi l’un l’altra per produrre meccanismi di rifiuto e chiusura. Paestum 2013 diventa piuttosto una scommessa che vale la pena di affrontare per mettersi in gioco. Non in un monologo comiziale e neutro ma appunto – come già accaduto nel 2012 – nel modo del femminismo: quello del partire da sé, interamente, con tutto il rischio e il guadagno relazionale che ciò comporta.

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