Rassegna stampa: Luisa Betti, il manifesto

8 Ott

Cliccate sull’immagine o qui per visualizzare la versione pdf. Grazie a Zeroviolenzadonne per aver messo il pezzo online. 

2013_10_08_Paestum_Luisa_Betti_il_manifesto

Annunci

4 Risposte to “Rassegna stampa: Luisa Betti, il manifesto”

  1. Luisa Betti (@luisabetti) 9 ottobre 2013 a 10:53 #

    Care tutte, il racconto di Paestum “in soggettiva” è stata una scelta di narrazione a partire da sé valutata e scelta, al posto del solito report giornalistico che in questo caso sarebbe stato anche ipocrita. Per il resto sono aperta a qualunque dialogo, a qualunque critica costruttiva e anche decostruttiva, sono pronta a cambiare idea, a trasformare le mie convinzioni, ma non è accettabile che una donna tolga a un’altra donna, e in un contesto del genere, la parola come è stato fatto con me davanti a 500 persone. Quella non è una relazione che posso accettare perché mancano le basi del dialogo in sé, e perché subito dopo un atto del genere, consumato di presenza sul mio corpo e in maniera pubblica, rimane soltanto lo scontro fisico, una modalità che non mi riguarda. Per inciso, l’appello “Non in mio nome” è frutto di una stesura collettiva con alcune che dopo la plenaria di domenica hanno chiesto di farlo, quindi su quello bisogna riferirsi a un prodotto e una esigenza collettiva, e non solo personale. Grazie e un abbraccio a Lidia

  2. Geni Sardo 9 ottobre 2013 a 09:51 #

    Sono d’accordo con Alisa Del Re, anche se le relazioni si allargano con le modalità decise dalle organizzatrici di Paestum se c’era il bisogno di modificarle questo bisogno andava agito (con modalità di informazione e di condivisione nostre) alla Assemblea tutta e non a un residuale finale con presa di parola inadeguata che ha suscitato urla e strepiti.
    Ho aderito a “noninmionome” ma una autocritica sui metodi perseguiti per portare questo appello a Paestum va fatta: Comincio da me: dovevo diffondere un testo in rete e anche con “cartaceo ” per capire con quali ev modifiche poteva essere da tutte condiviso.
    un commento critico all’articolo “Femminismo la sfida giovane” l’autrice ha permeato il tutto di un suo vissuto centrato su un finale che per fortuna è stato risparmiato a molte di noi, bellissimo il lapsus su “Imma Buttafuoco” foriero di significati esilaranti in chiave freudiana… meno esilarante l’insistere su uno sconto generazionale inesistente (se qualcuna ha vissuto male la presa di parola sul palco delle F Nove sono state le giovani organizzatrici che hanno visto una mortificazione delle relazioni da loro faticosamente intessute nel pre Paestum)
    un abbraccio femminista a tutte
    Geni Sardo del CDT

  3. Lidia Curti 8 ottobre 2013 a 11:45 #

    cara Luisa,
    avevo già espresso la mia adesione alla tua lettera precedente sulla questione della differenza generazionale (vedi mia adesione alla proposta sull’abolizione della bossi-fini) mentre questo tuo articolo apre uno scenario più inquietante. io sono una ‘femminista storica’ ma sono anche tante altre cose, per esempio da quando sono pensionata lavoro ad insegnare l’italiano alle donne immigrate di Napoli e ho notato che a Paestum purtroppo erano assenti o erano assunti i problemi della ‘loro’ differenza. Avrei fatto bena a venire con loro pur tra le difficoltà di un’impresa simile o almeno chiedere di organizzare un seminario su questa differenza specifica, piuttosto che su quella generazionale che è venuta fuori a questo Paestum. Posso capire la posizione che non voglia intervenire su questo o quel decreto di questo governo che non ci rappresenta da nessun punto di vista anche se non è la mia, ma troverei strano non intervenire su quel che avviene a Lampedusa e in luoghi simili in molte parti del mondo. La bossi-fini va osteggiata in tutti i modi non solo sul piano istituzionale ma anche perché simbolicamente rappresenta il rifiuto dell’altra/o. In amicizia, Lidia

  4. Alisa Del Re 8 ottobre 2013 a 11:38 #

    Alle prime urla sono uscita dalla sala a Paestum. Non sopporto questo tipo di conflitto (ma è poi conflitto?). Condivido appieno il documento delle F9, la loro presa del palco, il fatto di essere tutte “femministe storiche” e che il tempo presente faccia orrore. La mia presa di coscienza riguarda soprattutto il vedere l’orizzonte del mondo in cui vivo e che non voglio più vedere così com’è. Disposta a discutere su come cambiarlo, mi sta bene farlo con i corpi e i cervelli di donne che condividono questo mio malessere e pretendono “buena vida” perchè di questo hanno sapienza e conoscenza. Non capisco perchè le relazioni non si possono allargare collettivamente alla sindaca di Lampedusa o alle compagne del No-tav. Con Antonella Picchio condivido il fatto che la nostra libertà non può essere un privilegio, deve essere libertà di tutte e di tutti: per questo dobbiamo assumerci la responsabilità della rivoluzione (necessaria), che non può essere solo una parola nell’intestazione di un convegno.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: