Assumersi responsabilità, non potere

19 Ott

di Daniela Pellegrini

Sono davvero grata a Paola Zaretti, e a tutte le firmatarie (Angela Addorisio, Annika Langstrumpf, Cinzia Marroccoli, Daniela Pellegrini, Donatella Proietti Cerquoni, Emanuela Borrelli, Leda Bubola, Lorella Molteni, Maria Adami, Maria Grazia Patronaggio, Marina De Carneri, Paola Mazzei, Paola Zaretti, Rossana Mennella Esposito, Valentina Valentino) della proposta che ho sottoscritto – per aver programmato il gruppo “Autocoscienza” a Paestum. Anche perché questo fatto ha dato modo di leggere e discutere su quali pratiche politiche circolano tra noi, quelle che si insiste a chiamare inopinatamente “di relazione” sia nel privato che negli incontri allargati.

Paola mi aveva contattata dopo aver letto il mio libro, e abbiamo scoperto affinità importanti, anche nel merito di una riproposizione e rielaborazione dell’autocoscienza/psicanalisi: io stavo organizzando con le interessate un incontro a Bologna (ora deciso per il 14 e 15 dicembre prossimo) e lei aveva aperto su face book un gruppo di autocoscienza, a cui mi sono iscritta.

Ed ecco a Paestum il gruppo Autocoscienza: praticamente innominato nei resoconti più o meno ufficiali, se non spesso attribuito ad altre (dai nomi volutamente –da chi?- altisonanti e”vincenti”), che a questo gruppo non hanno neppure partecipato, e che in alcuni casi hanno a suo tempo imposta la sua messa al bando, ha visto presenti un gran numero di donne. E abbiamo iniziato i lavori…abbiamo conosciuto molte che l’autocoscienza praticano soprattutto ogni qualvolta si pone una scelta del “cosa fare”, molte che l’hanno praticata e interessate a riprenderla o iniziarla.

Preferisco il riconoscimento orizzontale e reciproco (cosa ora divenuta assai rara) perciò dico grazie a Paola, a Maria A. a Leda B, a Ivana e Lucia e Alessandra e Maria E a Elena M. a Katia …e a tutte tutte le altre che questo gruppo e l’autocoscienza hanno voluto e vissuto….in attesa di rivederci a Bologna…e andare oltre insieme.

Chi dovrebbe assumersi la responsabilità di un movimento delle donne così frammentario, inconsapevole di sé e del proprio progetto che dovrebbe essere di sostanziale cambiamento di questa cultura, di uscita da questo simbolico (e non rappresentarlo tale e quale e specularmente), da tutte le sue forme di conflitto e illibertà che era nei nostri cuori e nei nostri pensieri dal suo inizio?

Molte di quelle che se ne lamentono dovrebbero riconsiderare le proprie responsabilità e complicità nell’aver creato, attraverso uno stravagante “partire da sé”, una narcisistica incapacità di ascolto, dialogo ed elaborazione: Ma tra loro ci sono anche alcune che arrivano a chiamare “matrone” e borghesi quelle che quel progetto hanno messo al mondo, e riattualizzano oggi il conflitto con le madri senza sapere di parlare come proprio loro (quelle “Donne”- che continuano ad essere tali invecchiando – se non si autoincensano) hanno già parlato, senza rendersi conto di rinarrare una storia e un desiderio che è stato alla base dei loro e nostri inizi. Ma almeno loro ritentano il sogno di libertà. Basta ricondividerlo.

Anche perché forse della loro inconsapevolezza siamo tutte – più o meno si intende!- responsabili e complici per vari motivi:

Io penso che molto ha voluto dire l’aver voluto sospendere una pratica che ci accomunava, quella dell’autocoscienza, che rendeva possibile una autolettura personale e collettiva delle proprie illibertà simboliche, una comunicazione diretta dei dati di realtà e di scelte di ciascuna e la costruzione di un progetto di una altra realtà culturale. E non certo un “ESSA (proprio la madre!) DIXIT” teorico, regolamentato e dispensato dalle cattedre e soprattutto affondato dentro allo stantio UNICO simbolico bifronte che, credendo di liberare e valorizzare la differenza femminile ha incupito e reso fondamentalista il rapporto con l’altra differenza, quella della scissione (differire=separare), del conflitto del Dualismo immutabile a tutti i livelli di senso.

E, poiché antitetica, incondivisibile e immutabile nei guasti e nelle illibertà che produce, la speranza del riconoscimento impazza e ricrea dipendenza e stasi, o esperimenti di adeguamento in un davvero stravagante mimetismo ad andar bene conflittuale e senza sbocchi.

Questa per me è una inconsapevolezza ancor più grave, quella che ricerca e ricalca il potere.

Una pratica, quella dell’autocoscienza, creata dalla reale autonomia e dal desiderio delle donne, che è stata abbandonata senza elaborazione delle difficoltà e resistenze, ed é stata sostituita con un’analisi dell’inconscio presa a prestito dall’istituzionalità patriarcale e che da questa ben poco differiva soprattutto in termini di modalità di attribuzione di potere e controllo e nascondimento (e rafforzamento della percezione della mancanza ad essere del fallo di questo simbolico) del bisogno proprio e altrui. Pratica “verbale”(caro vecchio logos fallico!) che ricacciava nel non detto e non vissuto la realtà e materialità che i rapporti tra donne avevano iniziato a costruire.

Non a caso é da questa pratica che sono poi derivate parole d’ordine come “affidamento” e “voglia di vincere” dove la prima generava (e imponeva) nuova dipendenza (dalle madri.. in sostituzione dei padri) invece che un salutare riconoscimento reciproco, tra noi, e la seconda riattualizzava l’individualismo, l’inascolto e il conflitto e perfino macroscopiche mediazioni per esserci “con agio”nel mondo :

Il progetto autonomo collettivo è sfumato dentro i vecchi canoni maschili di competizione narcisistica e intollerante: il peggio è che questo è stato messo in atto solo “tra donne”.sotto la bandiera della “relazione”sbandierata a parole ma continuamente messa a rischio da cancellazioni e appropriazioni e voglia di imprimatur … e non certo verso l’Altro e la oscura mediazione con i suoi simboli, personali e politici. Perché l’Altro resta immutabile, seducente e b(p)en accetto. Un fiore –fallo all’occhiello della seduzione antica, inattaccabile.

Cosa c’è di diverso dall’essere alla “pari “ in un simbolico che resta unico nello speculare ?! e nella differenza – accettata si intende- ma quale differenza? Non sarà certo questa! Credo che anche l’Altro non lo possa capire nel vuoto del progetto, e nel mimetismo fallico delle azioni, cancellazioni e malvessazioni,

Abbiamo ben ragione di lamentarcene!

Ma non posso e non voglio scusarmi di essere una donna di troppo ..Come nonna! del movimento, ho ancora poco tempo. Ma altre di troppo ci saranno, ci sono…..

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6 Risposte to “Assumersi responsabilità, non potere”

  1. annapacifico 21 ottobre 2013 a 18:08 #

    A Paestum ho partecipato soltanto all’assemblea plenaria, purtroppo. Cerco, come ho già fatto di partecipare come posso al dibattito con le mie riflessioni .

    Se sovvertire principi è la pratica rivoluzionaria tendente a modificare linguaggi e contenuti per esprimerne di nuovi, credo non si possano più utilizzare vecchi termini mutandone il solo significato o esasperandone un aspetto al suo interno, pena il rischio della confusione e dell’inefficacia comunicativa. Un dato non trascurabile sul piano della ricaduta di anni di dibattito entro il pensiero della differenza di genere sulla politica e sulla società odierna.

    Respingo il concetto del sé innanzitutto perché ereditato dalla psicologia filosofica maschilecentrica, che induce i singoli ad una asserzione identitaria ambigua, fuorviante e narcisista da un lato, e rimanda, per altro verso, nel significato esclusivamente esperenziale dei soggetti, ad una soggettività egotistica che di fatto separa, ostacolando la relazione tra i viventi.

    Se il linguaggio virocentrico è quello per il quale il soggetto pensante maschile tratta l’argomento entro l’ottica esclusiva maschile, lo è per il fatto che il suo referente è un sé onnicomprensivo, aberrazione dell’io cartesiano, fulcro dell’essere in quanto essere pensante. Tale sé, nella sua valenza di realtà oggettiva impersonale, è un concetto ambiguo tanto quanto nel pensiero filosofico divenne quello dell’Io, dibattuto tra tra Self o Selbst, tendente, in ogni caso, a individuare un nucleo permanente dell’umano che esclude di fatto la diversità dei viventi.
    Principio strutturale della globalità dell’organizzazione psichica, dunque, il Sè rimanda al vocabolario clinico freudiano e postfreudiano, costrutti delle società patriarcali. Esso coinciderebbe solo potenzialmente con l’autocoscienza e con le vicissitudini esistenziali del soggetto, sempre neutralmente inteso. Inoltre, in quanto derivato dell’astrattismo filosofico maschile, pretende di attribuire fondamento razionale all’umano nel campo della pura conoscenza intellettuale, allontanando l’indagine su come e perché ogni singolarità viene a determinarsi. La pratica dell’autocoscienza, a ‘partire da un sé (quel ‘se stesso’ che Maria Zambrano dichiarava di non sapere dove andarlo a cercare) appare oggi, al mio pensiero di donna, un debole ancoraggio.
    Anna per RagioneDonna

    • Paola Zaretti 22 ottobre 2013 a 06:40 #

      Grazie per l’importante sottolineatura dell’ambiguità contenuta sia nel concetto di Sé che in quello di Io.

  2. manuela pennasilico 21 ottobre 2013 a 14:39 #

    Ho partecipato al gruppo autocoscienza con entusiasmo e condivido la proposta di riprendere questa pratica. Spero favorisca una relazione autentica fra donne di diversa età, di idee diverse… attraverso un confronto – incontro generato dal riconoscimento del proprio e altrui desiderio. Oggi sono da disseppellire i nuovi nodi che ci incatenano e le inedite resistenze che ci danno energia. A rivederci a Bologna. Manuela Pennasilico

    • daniela Pellegrini 22 ottobre 2013 a 11:46 #

      di ritorno da Paestum e dalla notevole affluenza di donne presenti ed interessate al laboratorio di Autocoscienza, siamo ancora più determinate a proseguire sulla strada della sua rielaborazione e messa a punto alle necessità dell’oggi,

      come molte di voi sanno per l’incontro é stata fissata la data del 14 e del 15 dicembre presso l’Associazione Armonie via Emilia Levante 138 (raggiungibile in 20 minuti d’autobus 27 dalla stazione) che mette a disposizione i locali
      Sono un sabato e una domenica, in modo che si può arrivare venerdì sera oppure sabato mattina più presto che si può
      Consigliamo di guardate le offerte Trenitalia e Italo e prenotate subito che si spende di meno

      Per la sistemazione abbiamo chiesto la palestra di Armonie che é fornita di comodi materassini utili per dormire (se portate sacco a pelo e ci si può stare in circa 15) e la sala sotto per riunirci. Per chi proprio non riesce a dormire su un materassino stiamo attivando un’accoglienza che però non potrà essere per molte
      Per il mangiare ci sono supermercati e bar nelle vicinanze, e poi stiamo facendo in modo di attivare qualcuna per preparare qualcosa..
      .Vogliamo programmare lavori per “chiarificazioni progettuali” di cui trovare parole consapevoli e messe in atto concrete (anche come azioni sperimentali).

      Vogliamo individuare e mettere in atto una pratica che renda possibile districarsi nei nostri percorsi soggettivi e rendere ragione di scelte e consapevolezze, di contraddizioni e giustificazioni… A questo scopo ri-editiamo e rielaboriamo la pratica dell’autocoscienza, quella che molte non hanno mai sperimentato..per renderla più aderente all’oggi e per superare le difficoltà e le resistenze che l’hanno a volte resa impraticabile )
      La dispersività attuale delle nostre energie (anche per cause più o meno “sante”) e la mancanza di riscontri reali di modificazione mi fa pensare che c’è davvero bisogno di ricreare per noi, donne in movimento, una centratura reale e davvero consapevole…..e comunicabile tra noi e le nostre “diversità” di percorsi…
      Inoltre penso e mi auguro che una pratica comune possa superare i nostri conflitti e creare ascolto non giudicante e comprensione reciproca e reale

  3. Paola Zaretti 20 ottobre 2013 a 13:41 #

    Grazie di cuore, Daniela per aver dato alla proposta del Laboratorio di Autocoscienza da me voluto e alle donne che l’hanno appoggiata e sottoscritta, il giusto riconoscimento dovuto. Non è da tutte.

  4. Romana Sansa 19 ottobre 2013 a 13:03 #

    Chiedo di essere cancellata dal vostro indirizzario. Grazie

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