Democrazia, autogoverno e istituzioni

24 Ott

di Maria Grazia Sentinelli 

Provo a fare un resoconto del laboratorio, anche se sento la difficoltà di dar conto di tutto quello emerso, considerando che eravamo circa 70 e che dato il limitato tempo a disposizione non si è riuscite ad interloquire come necessario, volendo dare la possibilità a ciascuna di prendere la parola almeno una volta.

Abbiamo cominciato interrogandoci su come le diverse pratiche politiche delle donne siano riuscite a modificare, oltre noi stesse e la nostre vite, anche il contesto sociale e il mondo “altro” governato dal simbolico patriarcale .

Quali sono stati i successi, o come amiamo dire i guadagni, delle donne che hanno tentato di porsi in modo conflittivo ma anche di apertura nei confronti delle istituzioni o delle donne che hanno provato ad entrarvi con la speranza di portare dentro di esse lo sguardo della differenza ? Si può pensare ad una democrazia che non sia basata solo sulla rappresentanza ma che riesca a modificare la governance dei territori e del nostro paese ? Quali esperienze di autogoverno possono rappresentare un modo diverso di concepire il prendersi cura degli spazi pubblici e dei beni comuni? Le esperienze sono molteplici, le pratiche differenti, i risultati spesso contradditori, ma si ritiene essenziale il confronto con la differenza delle pratiche.

Si è rappresentata immediatamente l’urgenza di “sovvertire il presente, ma come, stando dentro o uscendo dalle istituzioni (Adriana di Cagliari)? Qualcuna ha portato l’esperienza del proprio gruppo nel rapporto con le istituzioni : spesso non positive perchè non si è riuscite a cambiare il segno delle istituzioni, le nostre pratiche dentro le istituzioni “si sterilizzano” (Pierangela Pierre di Torino) anche se si è riuscite ad ottenere qualcosa di positivo come i centri antiviolenza. Forse è perchè le donne che entrano non riescono a mantenere le relazioni con quelle che sono fuori e con cui hanno instaurato relazioni significative? Perchè per esempio nei consultori è quasi ovunque morta l’assemblea delle donne e il rapporto con le utenti si è istituzionalizzato o addirittura il servizio è stato dato in gestione a società esterne (Laura di Napoli)? L’esperienza con il comune di Milano (Campari) è stata in parte positiva, per la relazione iniziale instaurata con le assessore elette (tavoli di lavoro comune, spazio guadagnato per la casa delle donne) , ma alla fine si è evidenziata una difficoltà a influire sul livello istituzionale , sui linguaggi, sui rapporti di potere tra sessi . Annalisa di Cagliari si chiede perchè una femminista che entra nelle istituzioni non sia più la stessa. Come si fa a stare dentro senza perdere la propria interezza ?

Alcune hanno portato esperienze più positive come Pina Gandolfo di Palermo dove le donne elette sono riuscite a riscrivere lo statuto con un linguaggio di genere e ad imporre la scelta volontaria del cognome materno o Betty Briano di Savona che pone l’accento sull’autorità femminile che circola nelle comunità femminili e la capacità che queste hanno spesso avuto ad instaurare un rapporto positivo con le istituzioni e a porsi come embrioni significativi di un’altra organizzazione sociale e di una diversa idea del mondo.

Molte hanno poi posto l’accento sulle esperienze di autogoverno come Simona di Lucha y Siesta di Roma (casa autogestita delle donne), che partendo dal fallimento delle istituzioni ha posto l’accento sull’importanza di occupare spazi pubblici per autogestirli in un’ottica di autogoverno, basata sull’autodeterminazione e sulle relazioni tra donne , su un modo diverso di gestire i servizi, offrendoli in una modalità nuova e migliore rispetto a quella istituzionale, sull’autofinanziamento, sull’importanza delle reti intergenerazionali. Anche Vittoria di Avellino si interroga su come portare avanti una nuova idea di società ed economia e vede in positivo esperienze di autogoverno di spazi occupati. Anna Simone di Roma ha posto l’accento sul fallimento della democrazia, sulla rivincita del simbolico maschile, sulla rioggettivazione del corpo femminile. Ripensare la democrazia , le istituzioni e la rappresentanza proponendo forme di lotta e di autogoverno.

L’esperienza delle donne del No dal Molin ha dimostrato, al di là del fallimento della lotta, l’enorme esperienza di crescita e di laboratorio che si è creata tra le donne che erano parte preponderante del movimento. E’ nata una nuova idea di città e il laboratorio continua aprendosi ad altre donne della città ( Antonella Punico).

Nella discussione si è poi riproposto il conflitto emerso anche nelle assemblee plenarie tra le F9 ed altre. I vari interventi delle F9 hanno ribadito la necessità di un nuovo agire politico da parte delle donne di fronte al fallimento delle istituzioni (Eleonora), contro la politica di austerity , contro la crisi. Hanno rivendicato la loro identità di precarie: la soggettività politica femminile è in crisi, vi è necessità di una forma di soggettività più alta. Dare luogo ad esperienze di autogoverno , di gestione dei beni comuni, di forme di lotta (Federica e Roberta).

Gli interventi delle donne di F9 sono stati vissuti da alcune come conflitto generazionale, già emerso in parte nell’assemblea plenaria e nelle discussioni a latere di questa. Lilli Rampello ha criticato la rappresentazione delle F9 perchè era assente in essa un orizzonte di libertà e una mancanza di riconoscimento del percorso e del sapere delle femministe storiche .

La Buttarelli di Milano ha posto l’accento sulla necessità di una nuova autorità femminile che si sostituisca al potere maschile. Senza di questa non si produce cambiamento. Molte sono le pratiche politiche tra donne, ma non si può parlare di orizzontalità, per governare è necessario riconoscere l’autorità delle donne. E’ necessario uscire dalla sterile contrapposizione tra il “noi” e “voi” (Maria Luisa Boccia) Interroghiamoci sull’efficacia delle pratiche a partire dal nostro vissuto, cerchiamo di capire come è cambiato il mondo e la politica, non tralasciando di interrogarci su forme di lotta e sulla necessità o meno del conflitto . Il fallimento del mondo patriarcale non ha ancora visto una sostituzione dell’autorità femminile che è cosa diversa dall’autorevolezza delle singole donne.

Non mi sento di dire che il dibattito si è arenato su questo conflitto. Altre domande sono state poste, altri pensieri sono emersi. Come quello di interrogarsi sull’inefficacia degli sforzi, sull'”inesistente che attiene all’essere donna” (Rosetta Stella di Roma). Lina Scalzo delle città vicine di Cagliari ha posto l’accento sul’importanza del ” governare se stesse”,e di giocare lo spazio della differenza, trasformando il potere in autorità, cambiando il simbolico culturale, cercando anche di modificare gli uomini che ci stanno vicini. Adriana Sbrogiò ha ribadito che senza relazione non si va da nessuna parte perchè l’autorità femminile nasce dalla relazione tra donne.

Annunci

3 Risposte to “Democrazia, autogoverno e istituzioni”

  1. Adriana Sbrogiò 28 ottobre 2013 a 18:40 #

    Grazie Alessandra per il buon lavoro che hai fatto. Un’informazione: Lina Scalzo fa parte del gruppo donne di Catanzaro che a sua volta fa parte delle Città Vicine nate a Catania.

  2. laura ming. 27 ottobre 2013 a 15:01 #

    Annarosa Buttarelli è di Mantova. Ma sarà a Milano alla Libreria delle donne il 24 novembre alle ore 17,00 per presentare il suo libro “SOVRANE. L’autorità femminile al governo” (il saggiatore 2013), e discuterne con Stefania Ferrando e Giacomo Clemente.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: