Post Paestum? Parliamone insieme

29 Ott

di Giulia Druetta

Questo articolo non è un articolo; è una richiesta di partecipazione collettiva ad una discussione su alcuni punti del post-Paestum 2013. La richiesta nasce dall’esigenza di provare a chiarire la confusione che si è creata intorno ad alcune questioni.

Qualche settimana fa ho provato a fare un collage dei miei dubbi, presi dagli articoli del blog e dalle varie mail arrivatemi, e ho inviato questo collage alla mail organizzativa di Paestum 2013. I miei interrogativi hanno suscitato delle riflessioni ma vista la natura delle richieste non era possibile per nessuna arrivare ad una soluzione. Per cui le riporto qui nel blog con l’invito ad aprire un dibattito. Ho tentato di fare una ricostruzione a punti inserendo anche le riflessioni che erano state già fatte durante il primo invio alla mail organizzativa, in modo che le singole non debbano necessariamente ripetersi nei commenti. Questo lavoro non è stato semplice, per cui spero che il risultato sia il più chiaro possibile e soprattutto, di non essermi dimenticata nulla.

1) Tristana Dini, Stefania Tarantino, Barbara Verzini hanno lanciato il prossimo incontro post-Paestum il 14 dicembre a Bologna;

2) Daniela Pellegrini ha proposto di riprendere il tema “autocoscienza” presso la sede di Armonie (il 14-15 dicembre) a Bologna;

3) Altra proposta il 23 novembre sempre a Bologna per discutere sulla questione della mutualità.

Questione: concentrazione e sovrapposizione di incontri nello stesso periodo, rendendo complessa la partecipazione a tutti gli incontri, inoltre dispendio di soldi.

Le riflessioni di Lea Melandri:

“Da quello che leggo si prospettano in dicembre a Bologna, in simultanea o quasi (ma sparse sarebbe ancora peggio, per impiego di tempo e di soldi) iniziative diverse, tutte riferite a Paestum ma in quell’ordine sparso e quella frammentazione che i due incontri nazionali sembrava ci avessero aiutato a superare. (…)

A parte il fatto che faccio fatica a capire perché si voglia isolare di nuovo l’autocoscienza, riconosciuta già lo scorso anno a Paestum come acquisizione politica di un femminismo radicale da tutte condivisa, penso che, se c’è un passo avanti nell’incontro nazionale di quest’anno, è stato proprio quello di poter tentare d’ora innanzi un confronto o scontro o conflitto che dir si voglia tra modi diversi di orientare la pratica del ‘partire da sé’ quando si vanno a cercare ‘nessi’ con il contesto sociale in cui viviamo, quando cioè si tenta di legare la presa di coscienza riportata su di sé (come modificazione personale, e quindi come un agire su di sè) alla pratica collettiva (l’‘agire’ insieme, nella relazione tra donne ma anche all’interno dei luoghi sociali in cui siamo presenti)”.

Sabina Izzo:

“Appoggio la preghiera di concentrare le date per dare a chi viene da fuori la possibilità di partecipare a tutti gli incontri che desidera pagando un solo viaggio”.

Chiara Melloni:

“È necessario fare un ragionamento anche sulle possibilità di partecipazione in termini sia di tempo che di spese per ciascuna, specie dopo l’attenzione che abbiamo provare a porvi prima e durante Paestum”.

4) questione: relazione tra donne (polemica contro le F9)

Riflessioni di Giulia Druetta:

“Non è mio interesse aprire un dibattito nel merito, visto che, oltre non avermi politicamente appassionato, ha avuto già amplissimo spazio; tuttavia a partire da queste riflessioni mi sembra si stia manifestando, sicuramente da parte di qualcuna, la volontà di relazionarsi con le singole e non con i collettivi.

Credo che nelle relazioni con soggetti politici e formazioni collettive si debba rispettare il modo e la volontà in cui questi decidono di esistere e comunicare, per cui mi sento molto distante da questa proposta. Propongo di discuterne tutte insieme in maniera chiara in questi mesi mesi”.

5) questione: invito del 14 dicembre (quello di Tristana Dini, Barbara Verzini, Stefania Tarantino) come invito alla sola generazione delle “venute dopo”.

Riflessioni di Ilaria Durigon:

“È necessario tenere l’incontro di Bologna aperto a tutte e non solo alle “venute dopo”. Escluderci a vicenda mi pare una mossa suicida di cui, peraltro, non comprendo le ragioni”.

Sabina Izzo:

“Mi trovo fortemente a disagio con una proposta di incontro che si riferisce a una sola generazione anche perché non capisco quali siano i temi che differenziano una generazione dall’altra (di sicuro non la precarietà perché molte di noi over cinquanta possono dare ampia e assoluta testimonianza di cosa voglia dire essere precarie)”.

Giulia Druetta:

“Non vorrei ci fosse alcun “requisito anagrafico” per la partecipazione all’incontro. Non credo che sia una differenza politica. Mi piacerebbe mettere a tema un interrogativo trasversale che sento molto urgente, ossia: cosa vuole dire per noi “esserci e contare”? se e in che modo lo vorremmo agire? Il dibattito sul decreto femminicidio è stato piuttosto rappresentativo della questione. Indipendentemente dalle posizioni (non vorrei ora entrare nel merito), la discussione ha dimostrato una sorta di immobilismo dell’assemblea. Il tutto può anche essere legittimo, purché si scelga, e quindi si abbia coscienza, che il luogo Paestum rimarrà solo un luogo di confronto.

Se davvero vogliamo metterci in relazione, questa risposta dovremmo iniziare a cercarla…”

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6 Risposte to “Post Paestum? Parliamone insieme”

  1. Paola Zaretti 2 novembre 2013 a 07:31 #

    Mah! Che cosa pensare di questo silenzio tombale a fronte di un serie di questioni poste. Non se ne può più di questo mito verboso del confliggere quando non si è disposte neppure ad accogliere l’invito di Giulia e di altre a partecipare collettivamente a una discussione della massima importanza.

  2. Paola Zaretti 31 ottobre 2013 a 09:42 #

    Sì, parliamone insieme.

    1) Sulla riflessione di Lea:

    Mi sento chiamata e sollecitata – sia pure indirettamente – a qualche precisazione. L’idea che sia esistita una supposta volontà (da parte di chi?) di “isolare di nuovo l’autocoscienza” (perché di nuovo?) mi risulta incomprensibile.
    L’iniziativa proposta prima dell’estate da Daniela Pellegrini e in seguito prevista a Bologna il 14 e 15 dicembre, – nella quale sono stata piacevolmente coinvolta per via del riconoscimento assegnato al Laboratorio sull’Autocoscienza da me proposto a Paestum e per l’avvio di un Gruppo di Autocoscienza on-line – mi è parsa un’iniziativa guidata non certo da una tentativo-volontà di isolare l’autocoscienza, ma da un desiderio di approfondimento e “reale” uso di una pratica a suo tempo liquidata da una parte del femminismo come “pratica a termine” che la renda operante nell’oggi per riaggiornati e chiarimenti personali e collettivi su temi e scelte progettuali che sono evidentemente mancati e restano incomunicabili e conflittuali tra noi.
    Di qui il senso del documento da me proposto all’interno del Laboratorio – su cui avviare una discussione con le donne presenti – che aveva quale scopo primario l’esigenza di andare oltre la pura nominazione rituale dell’autocoscienza per entrare dentro, nel merito e nella storia, di questa pratica e per evidenziarne, a partire da Lonzi, difficoltà, sofferenze, fallimenti e successivi sviluppi (pratica dell’autocoscienza, pratica del fare, teorizzazione di un ordine simbolico materno).
    Si trattava, dunque, di qualcosa di nuovo e di diverso: di fare un passo in avanti sia rispetto ai soliti riconoscimenti rituali di questa pratica (che non sono mancati, in verità, neppure quest’anno), sia rispetto a un’acquisizione politica condivisa data per scontata. Si trattava, insomma, per l’appunto, di non dare per politicamente acquisita una pratica politica che, proprio per i suoi complessi trascorsi necessita, a mio parere, di essere ripensata, riattraversata, riscritta invece che semplicemente retrodatata allo scorso anno.
    La riflessione sull’autocoscienza su cui siamo attualmente impegnate (vedi post su Laboratorio di Autocoscienza) non è retrodatabile a esperienze recenti ma fa esplicito riferimento ad esperienze lontane che, per il loro peso, sono state rimosse.
    Del resto se l’interesse per questa pratica fosse stato così reale e diffuso come potrebbe sembrare dal numero di volte che il “partire da sé” viene nominato nei più diversi contesti, non si comprende la preferenza di tante donne interessate per altri laboratori.

    2) A proposito di frammentazione e di sovrapposizione di iniziative, va rilevato che:

    – la comunicazione dell’’iniziativa di Pellegrini a Bologna per il 14 Dicembre compare per due volte nel blog di Paestum in data 19 e 22 Ottobre;
    – nel documento datato 13 ottobre firmato Dini, Verzini e Tarantino, un incontro fra donne della stessa generazione (“invitiamo tutte le donne della nostra generazione”- si dice testualmente) viene genericamente annunciato per il mese di dicembre a Bologna senza la specificazione di alcuna data.
    – La data del 14 dicembre verrà ufficialmente comunicata da Gandini e Colombo (Eccitazione permanente) solo più tardi, in data 22 Ottobre (dopo la prima già avvenuta comunicazione di Pellegrini e in concomitanza con la seconda):
    “Nella speranza che coglieremo tutte l’occasione di ritrovarci a Bologna sabato 14 dicembre, accettiamo l’invito di Tristana Dini, Stefania Tarantino e Barbara Verzini”.

    Questa la sequenza dei fatti da cui ciascuna potrà trarre le proprie valutazioni e conclusioni in merito a giudizi di sovrapposizioni e quant’altro.

  3. Paola Zaretti 30 ottobre 2013 a 10:25 #

    “Donne della nostra generazione” si diceva, inequivocabilmente, nell’articolo pubblicato (Dini, Verzini, Tarantino), E il messaggio è stato correttamente inteso, da molte, me compresa, per ciò che voleva significare. Che altro si volesse intendere, non è risultato chiaro, fino a prova contraria, a nessuna, e la mancanza di chiarezza non aiuta a evitare confusioni in un contesto già irto di difficoltà e denso di conflittualità.

  4. Laura Cima 30 ottobre 2013 a 06:58 #

    vi dico brevemente quello che penso in merito agli appuntamenti e alle questioni politiche riassunte da Giulia:
    preferirei un’unica data a bologna, anche su due giorni per discutere di tutti e tre gli argomenti su cui c’è desiderio di approfondire. L’autocoscienza è il metodo che pratico nei gruppi dagli anni settanta, mi incuriosisce molto come si possa praticarla on-line e mi ripromettevo di iscrivermi per curiosità. Propongo che la si usi come metodo condiviso negli altri due incontri e preferirei che fossero entrambi la settimana prima del 25 novembre quando, volenti o nolenti rispetto ai riti (a me non piacciono nè i riti né le giornate ad hoc) molte di noi sono già state invitate:io partecipo al progetti di coming aut del CSPF sono a Venaria in consiglio comunale con le scuole e a Ivrea per il mio libro.
    Credo veramente assurdo porre barriere generazionali.
    Buon lavoro a tutte noi nel frattempo

    • germana buffetti 1 novembre 2013 a 23:44 #

      Germana Buffetti
      Ho partecipato con veo interesse al convegno , ma non mi ha soddisfatta , e l’ho detto, il modo in cui si è affrontato il confronto su Sessualità, amore e violenza. Vorrei si rirendesse questo argomento e concordo sul fatto non vi siano barriere generazionali e si favorisca al meglio la partcipazione a Bologna

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  1. Sull’incontro di Bologna | Paestum 2013 - Libera ergo sum. La rivoluzione necessaria. - 30 ottobre 2013

    […] invito a Bologna per il giorno sabato 14 dicembre alle ore 15:00 non voleva essere un invito ad un generico incontro “post-Paestum” nazionale. Dietro un invito si può trovare, intenso e variopinto, il movimento di un […]

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