I laboratori di Paestum 2013: Pratiche di autodeterminazione: corpi e sessualità

1 Nov

Il blog di Paestum riprende un bel progetto di Alessandra Pigliaru che per il suo blog Gli occhi di Blimunda sta raccogliendo, da alcune donne che hanno partecipato, report dei 9 laboratori svoltisi a Paestum nel pomeriggio di sabato 5 ottobre. Questo progetto è innanzitutto un modo di dare conto dell’attività avvenuta in gruppi più piccoli rispetto alle plenarie, rendendo disponibili a tutte le esperienze che a Paestum si sono vissute in parallelo. Inoltre offre uno spazio per maturare riflessioni nel “dopo”. Infine, è anche un invito a tutte le donne partecipanti a inviare a questo blog (compilando la mascherina che si trova in corrispondenza di “Mail“, nel menu in alto) articoli, racconti e riflessioni su quell’esperienza. Questo ottavo articolo è dedicato al laboratorio “Pratiche di autodeterminazione: corpi e sessualità”  (per il primo “Autocoscienza” qui, per il secondo “Sessualità, amore, violenza” qui, per il terzo “Welfare e nuove cittadinanze” qui, per il quarto “Cura di sè, delle relazioni, del mondo”qui, per il quinto “Maternità – non maternità” qui, per il sesto “Pedagogia della differenza” qui, per il settimo “Lavoro – Economia” qui). Buona lettura!

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Le conversazioni sui Laboratori dell’incontro Libera ergo sum, sono quasi giunte al termine. Quella che viene condivisa oggi è il frutto di uno scambio avuto con le donne che fanno parte del collettivo AlterEva. Ringrazio Silvia Landi, Giulia Druetta, Nicole Braida, Macarena Cataldo Hernandez, Alessandra Macri e Blerta Rrema per la restituzione intorno alle “Pratiche di autodeterminazione: corpi e sessualità”.

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Ciao e benvenute. Avete proposto e moderato voi il laboratorio; mi dite perché l’esigenza di condividere pratiche di autodeterminazione all’incontro Libera ergo sum? Come collettivo AlterEva vi occupate infatti da tempo di corpi e sessualità per cui desidero che mi raccontiate come questo vostro percorso politico si è coniugato con l’incontro femminista di quest’anno.

Abbiamo deciso di partecipare e credere nell’iniziativa di Paestum 2013 a partire dalla riunione organizzativa di Bologna e dalla redazione collettiva della lettera di invito. Per noi, proporre questo laboratorio “Pratiche di autodeterminazione: corpi e sessualità” è stata, oltre che una sperimentazione, una sfida. Conosciamo bene la diffidenza diffusa che si manifesta per le nuove proposte e modalità, ma confidavamo nella capacità delle presenti di superare i pregiudizi, di mettersi in gioco, di cercare di comprendere e rispettare le ragioni alla base delle diversità.
I temi che ci sono mancati nel Paestum 2012 e che non volevamo mancassero in questo incontro sono proprio quelli che più sentiamo vicini. Abbiamo partecipato con il desiderio, ma anche l’urgenza di presentarci nel modo più autentico possibile; di far emergere la questione dei corpi e della sessualità come elemento centrale ed imprescindibile della politica femminista. La nostra partecipazione a Paestum è stata una dimostrazione di esistenza, una presa di parola, il tentativo di condividere la nostra identità politica, le nostre forme di lotta e partecipazione al discorso politico collettivo.

Comincio subito con una brevissima premessa perché ho partecipato anch’io al laboratorio. Per la precisione, sono arrivata nella seconda parte e mi è sembrato che si respirasse un clima di agio e intensità. Mi volete raccontare come avete impostato la parte iniziale del lavoro e quale è stata la risposta da parte delle donne che ne hanno preso parte?

Se dovessimo definire dei momenti del laboratorio, diremmo che il laboratorio si è svolto in 4 fasi: la sperimentazione, il conflitto, il dialogo, l’auto-visita “catartica”. La prima parte del laboratorio si è svolta con l’utilizzo di tecniche di partecipazione alternative al dibattito assembleare. Abbiamo inizialmente fatto degli esercizi corporei, in cui abbiamo proposto, dopo una divisione preliminare in coppie, di camminare per la sala e di imitare, enfatizzando, quelle caratteristiche che si identificano come maschili e femminile (nel caso ovviamente esista un’identificazione).
Successivamente abbiamo letto un testo tratto da King Kong Girl di Virginie Despentes e abbiamo proposto alle partecipanti di dividersi in gruppi per provare a discutere del testo, con l’obiettivo di trovare 5 parole che il testo aveva suscitato.
Durante la discussione in gruppi è iniziato il conflitto. Alcune donne hanno lamentato che la conduzione del laboratorio doveva essere assembleare come negli altri laboratori di Paestum; altre hanno espresso le loro perplessità in merito al parlare di violenza (o meglio, vista la lettura, mancata reazione all’oppressione) durante un laboratorio sulla sessualità.
È iniziato un conflitto tra le stesse donne che partecipavano al laboratorio tra chi voleva continuare  nella stessa maniera e chi preferiva un dibattito assembleare. Per evitare di focalizzare l’intero laboratorio sul conflitto rischiando di non entrare nel merito delle questioni, abbiamo scelto di mettere da parte per un momento il laboratorio per provare a parlare di ciò che ognuna si aspettava e desiderava come restituzione dell’esperienza. In questo contesto abbiamo spiegato il motivo per cui abbiamo scelto di proporre un dibattito politico con modalità alternative, ossia permettere a tutte di esprimersi e partecipare senza dover sottostare alle dinamiche assembleari spesso escludenti e poco autentiche.
Nel proseguimento del laboratorio si è parlato di orgasmo, di squirting, di sesso anale, di clitoride, e altro. Il dialogo, forte anche dello scoppio del conflitto, è stato davvero intenso. Le contrapposizioni tra le donne erano ormai allo scoperto ma nel contempo si percepiva il desiderio di arrivare ad uno scambio sempre più profondo.
Quando abbiamo ripreso le attività del laboratorio, così come erano state pensate, abbiamo proposto di praticare collettivamente l’auto-visita. Il nostro desiderio era l’esplorazione, la presa di coscienza, la ricerca di un legame tra donne che andasse oltre il piano del dialogo e che si trasformasse anche in riconoscimento e sostegno reciproco. Molte donne si sono messe alla ricerca della loro cervice, altre hanno dato un’occhiata alla cervice di un’altra, altre ancora si sono portate a casa uno speculum.
Questo è stato il momento in cui tutte le emozioni suscitate nel laboratorio sono defluite dalle singole donne e si sono propagate nella stanza. Un momento di presa di coscienza individuale quanto di forza collettiva.

Qual è la restituzione dell’esperienza laboratoriale a Paestum e cosa vi aspettate accada ora delle pratiche che avete messo in circolo anche lì?

Il presupposto da cui siamo partite nella costruzione di questo laboratorio è quello di creare uno spazio dove ci si potesse incontrare e partecipare ad un confronto fluido ed eterogeneo.
Il laboratorio “Pratiche di autodeterminazione: corpi e sessualità” è stato e sarà per noi un contenitore di sperimentazione e autoformazione, dal quale farci coinvolgere, lasciando spazio e tempo ai momenti di condivisione collettiva, analisi politica e autocoscienza. L’idea di partire dai propri corpi collocandoli nei luoghi che quotidianamente occupiamo (quelli del rifiuto degli stereotipi, della discriminazione, della muta accondiscendenza alla mentalità patriarcale), vuole essere elemento propulsore di un flusso di riflessioni che parte da noi e dalle nostre identità, in un contesto che abbiamo cercato di liberare. Il laboratorio è un’azione in continuo mutamento, che intendiamo riproporre in altri luoghi, consce anche dell’esperienza di Paestum. Esperienza che ci ha sicuramente lasciato (e speriamo anche in chi ha partecipato) la voglia di costruire e partecipare ad un cambiamento (in parte anche una riproposizione) delle pratiche politiche a partire dalla messa in discussione delle modalità di confronto.

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