A proposito di frammentazioni, contestazioni e… attribuzioni, la tristezza mi coglie

2 Nov

di Daniela Pellegrini

Spero che tutto ciò dipenda da ingenuità, da euforia giovanile, da sperimentazioni del proprio entusiasmo… Ma nella disperazione di dover constatare l’inutile conflittualità che serpeggia, al posto di un desiderio condiviso e non discriminante di collaborazione e costruzione di prospettive politiche chiare e dichiarate, non abbandono la possibilità della provocazione.

A proposito di sovrapposizioni e separazioni, vorrei che mi si spiegasse perché si é fatta coincidere la data del 14 dicembre per questo incontro delle “nuove rampanti aspiranti future matrone?” a quella precedentemente già decisa, proposta e pubblicata ben due volte nel blog (precisamente il 19 e il 22 ottobre) per l’appuntamento Progetto Autocoscienza. Vorrei non trovarmi a leggere di tre o quattro gruppetti autoreferenziali che si accusano a vicenda di misteriose prevaricazioni, che si rivelano simili soprattutto nel tentativo inconsapevole di primeggiare come hanno loro insegnato (a loro insaputa?) le loro matrone referenziali e di dimostrarlo …..

Vorrei non trovarmi a leggere vuote ragioni e inconsistenti affermazioni che nulla hanno a che fare con contenuti e presupposti di politica delle donne: nessuna chiara esplicitazione di questi, e solo contrapposizioni contro altrettante non esplicitate diversità. Magari si potesse confrontarsi su queste!

E che dire della questione generazionale mellifuamente superata (le sospette di vecchiezza teniamole , o temiamole, lontane )…ma quali sono le posizioni politiche a loro contestate? E da quali altre posizioni? Mistero.

Mancanza assoluta di ascolto? Preferire e provocare la separazione? Competizione e depredazione con e contro la propria madre? Autoreferenzialità inconscia (?), per narcisismo, per desiderio di potere, per mancanza di consapevolezza (voglia di invecchiare vincenti e separatamente)? Ognuna indaghi sulle proprie responsabilità e scelga di dire verità: quelle che si dichiarano esperte in autocoscienza non avranno difficoltà a farlo , se non nel dichiararlo in primis a se stesse….….

Vorrei infatti che mi si dicesse perché, ora che si riparla di autocoscienza e se ne progetta una elaborazione utile all’oggi, molte se la attribuiscono come scontata e dicono perfino di averla usata fin dal precedente Paestum (se fosse vero, con questi incredibili risultati !!??sarebbe dunque questa?), talvolta perfino dandone a se stessa l’imprimatur nell’oggi senza praticarla se non ”nominalmente”, (e avendola a suo tempo per la maggior parte messa al bando con la puzza sotto il naso), e soprattutto senza collaborare, anzi ostacolandola nei fatti e soprattutto nei non detti.

Abbiamo avuto conferma che alcuni gruppi hanno continuato a praticarla davvero, nell’anonimato che l’imperante teoria della differenza che voleva anche noi in quanto donne “vincenti” nel mondo (nel desiderio di rapportarsi ed essere “riconosciute” dagli uomini in primis, e dalle altre donne in termini di attribuzione di autorità e potere) rendeva svalorizzata…e apriva alla corsa più o meno dissennata al “fare” (compreso il mercato!). Dobbiamo ringraziare di tutto ciò i fondamentalismi duali di “difference obblige”: E il Giano bifronte dello stesso Unico simbolico di potere, spalmato e nuovamente riaffermato nel solito e ritrito Due senza scampo.

Anch’io – che mai ho abbandonato il desiderio di usare l’autocoscienza per fare e rifare testardamente chiarezza sulle nostre contraddizioni identitarie e connivenze e complicità col mondo dato e con “l’uomo è bello” – ho fatto parte di uno di questi gruppi durato più di quattro anni al Circolo delle donne Cicip & Ciciap. E l’ho usata e resa esplicita perfino nel mio libro “Una donna di troppo” per rendere comunicabile un percorso materiale e teorico al contempo, senza salire in cattedra.

Confido in quelle donne che perseverano e ci credono: Sono quelle che vorrei, vorremmo incontrare a Bologna il 14 e il 15 dicembre, senza disturbi. Per fare nuovamente tabula rasa di tutto ciò che oggi ci rimette in tragiche condizioni di stasi e mancanza di progetto autonomo: Quello a cui speriamo di poter creativamente approdare…

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