Bologna, 14-15 dicembre, Un Altro luogo

19 Nov

di Leda Bubola

E vi chiederete: “ma ho già letto questo post?”

Ma, se sarete attente, osserverete che l’incontro del 14 dicembre che si terrà a Bologna non è lo stesso.

Daniela Pellegrini si era già preoccupata di fare chiarezza esprimendo il suo disagio di fronte ad un accavallamento verificatosi in circostanze sospette. Con questo post mi associo a lei ma intendo aggiungere la motivazione che mi spinge a partecipare con gioia al convegno.

È la prima volta infatti, da quando ho cominciato a bazzicare negli ambienti femministi italiani che intravedo una luce, ebbene si, nelle tenebre in cui gli incontri femministi a cui ho partecipato mi hanno sempre gettato.

Non posso certo dire di non aver sentito anche riflessioni stimolanti ma sempre sparse qua e là, subito interrotte da altro, altro da dire, un dire che ad un certo punto mi è sembrato fine a se stesso. Non ho mai avuto modo di porre le domande che mi si accavallavano nella mente, in parte per una mia difficoltà a parlare, ma non certo facilitata dal format utilizzato negli incontri, compreso l’ultimo di Paestum 2013.

Eppure, una volta a casa, sono sempre stata sommersa da letture densissime, molte volte non contestualizzate, che tutt’ora generano in me molte domande. È vero che la formula del femminismo italiano non è quella accademica, – anche se non ne sono proprio sicura, vorrei capire come le ragazze mie coetanee si sono formate per essere così salde nel loro sapere, nelle università dove la pratica non esiste? – ma è anche vero che un minimo di formazione è necessaria per inserirsi all’interno del dibattito femminista, la formazione dev’essere per forza autoformazione? O il concetto stesso di autoformazione è un concetto che poco si allinea con la pratica femminista?

Problematizzare è fondamentale per capire e non significa necessariamente aderire o confutare, ma cercare la propria posizione. Io percepisco solo posizioni già prese e spesso nemmeno dichiarate apertamente, cosa che rende particolarmente difficile – per chi non possiede un’esperienza maturata negli anni, quindi si suppone per tutta la cosiddetta ‘nuova generazione’ – , essere consapevoli delle diverse posizioni adottate dai femminismi italiani e non nel passato e saperle contestualizzare.

L’assenza di una totale messa in discussione delle posizioni a cui si è aderito molto prima di entrare nel dibattito risuona di un certo fenomeno definito da Cavarero “accademizzazione” del femminismo, in particolare riguardo al femminismo angloamericano (Le filosofie femministe). Il femminismo diventato accademico, e questo spiegherebbe la presa di posizione preliminare al confronto, significa per me l’antitesi di quella modalità che il ‘pensiero della differenza’ ha voluto proporre negli anni ’70, ovvero la priorità della pratica sulla teoria attraverso l’esperienza dell’Autocoscienza.

Per questo a Paestum ho scelto il gruppo sull’Autocoscienza proposto da Paola Zaretti perché sentivo che li, proprio attraverso una riflessione su ciò che questa pratica aveva significato negli anni ’70 (e ciò che potrebbe significare oggi, in modo diverso) avrei potuto capire di più anche sulle teorizzazioni che hanno seguito questo periodo di fuoco creativo e che poi, hanno anche concorso a spegnere definitivamente.

Perché la teoria non può venire prima della pratica, come certo non fu per le femministe degli anni ’70. Per capire questo basta leggere il testo di Daniela Pellegrini (Una donna di troppo) che ci fornisce tra gli infiniti spunti, anche la certezza che la decostruzione teorica e la conseguente teorizzazione partiva dal fortissimo e imprescindibile sentimento di inadeguatezza del reale.

Oggi, noi della ‘nuova generazione’, non possiamo acquisire le teorie del passato mancando quella fase di presa di coscienza personale che sola ci può consentire di decostruire per capire – di ‘rifiutare la propria maestra’ avrebbe detto Nietzsche – proprio quelle teorie che spesso diamo per buone incondizionatamente.

Questo è stato proprio lo spirito del laboratorio di Paestum sull’Autocoscienza, lo stesso che anima il nostro gruppo di Autocoscienza online, dove si fa pratica e teoria, e questa è la linea sulla quale si basa anche l’incontro di Bologna promosso da Daniela Pellegrini e Paola Zaretti, a cui io parteciperò con gioia sapendo che potrò certamente portarmi a casa una conoscenza nuova e anche molte domande!

Inserisco nuovamente il luogo dell’evento per tutte coloro che vorranno unirsi in questo progetto che si inserisce in uno spazio scevro di logiche competitive sterili e stancanti, un luogo terzo come Daniela ama chiamarlo.

14 e 15 dicembre, nei locali dell’Associazione Armonie (Bologna, via Emilia Levante 138)

orario mattina dalle ore 10 all’1, pomeriggio dalle ore 15 alle 19,30 tutti e due i giorni

Nella palestra ben riscaldata di Armonie ci sono una quindicina di materassini su cui si può dormire (con sacco a pelo) meglio prenotare!

Per informazioni contattare: cicip@libero.it

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2 Risposte to “Bologna, 14-15 dicembre, Un Altro luogo”

  1. Paola Zaretti 24 novembre 2013 a 13:46 #

    L’Autocoscienza on-line è nata come forma di sperimentazione. Solo se si pensa che corpo e pensiero (e linguaggio) siano scissi, si può pensare che l’esperimento sia impossibile. Ma non lo sono, E dirò di più: che le parole che arrivano a chi ascolta senza la presenza dei corpi, sono corpo nel senso che ciò che di questi corpi – e del loro patire, sentire, gioire – ci dicono è il distillato puro. Solo le parole vuote sono scisse dal corpo. Dove c’è una parola piena -. piena di senso – il corpo c’è anche in assenza. .

  2. laura ming. 24 novembre 2013 a 09:59 #

    Ma come si fa a fare autocoscienza online? mi pare una contraddizione di fondo visto che la teoria, il pensiero sono sempre nati dalla pratica in presenza, dalle relazioni in presenza.

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