Rassegna stampa: Ruggero Morelli, Ognisette

29 Nov

di Ruggero Morelli

Paestum 2013: le problematiche di oggi viste dalle donne

L’incontro a Paestum di molte donne è stato il naturale sviluppo sia di Paestum ottobre 2012, che di Bologna lo scorso gennaio in piena campagna elettorale. La lettera di invito a questo terzo appuntamento, aveva un titolo: ‘Libera ergo sum‘ di forte significato come già quello dell’anno precedente: “Primum vivere anche nella crisi“.

Entrambe con due sottotitoli altrettanto chiari: ‘La rivoluzione necessaria’ e ‘La sfida femminista nel cuore della crisi’ [in realtà: nel cuore della politica, NdR].

Era partita a Bologna l’iniziativa di un gruppo di giovani donne di promuovere e quindi proporsi per l’organizzazione di Pestum 2013 .

Sull’esperienza del 2012 il nuovo invito proponeva i temi sui quali discutere e che poi hanno dato vita a ben 9 laboratori. Eccone alcuni: corpi femminili e godimento, cura di sé delle relazioni del mondo, salute delle donne e aborto, maternità e non maternità, violenza-femminicidio, tratta, nuovi diritti e nuovi rovesci, donne migranti e seconde generazioni, ecc.; come si vede gli argomenti sono di grande impatto ed attualità.

I laboratori si sono tenuti la seconda giornata, la discussione è stata molto partecipata ed i resoconti sono stati pubblicati su: Paestum 2013 – WordPress.com 

L’associazione Artemide, che opera a Paestum e dintorni, si è ancora una volta sobbarcata l’onere dell’organizzazione che per il numero delle partecipanti è stata davvero difficile e complessa. Con la novità dell’organizzazione di una larga ospitalità solidale per coloro che avevano problemi economici a garantire la presenza.

La discussione è stata introdotta da alcuni interventi delle giovani donne che hanno organizzato l’incontro, le quali hanno toccato i temi cardine della elaborazione maturata nelle occasione di Paestum 2012 e Bologna gennaio 2013.

Durante lo svolgimento della prima giornata, ai vari interventi delle singole partecipanti, si è aggiunto quello di delle donne del gruppo ‘Femministe nove‘ che sono salite sul palco con un grande striscione: “Stato di Eccitazione Permanente“, ed hanno letto un documento-manifesto, focalizzando per lungo tempo l’attenzione sulla indubbia novità.

Il testo del manifesto era necessariamente formato da frasi sintetiche che rimandavano all’elaborazione più complessa e articolata di un documento.

Il dibattito successivo ha toccato argomenti di grande attualità come la revocabilità della querela in caso di denuncia di violenze.

Sul punto le critiche al merito ed al metodo delle norme approvate dal parlamento sono state serie ed articolate. Infatti è stata rivendicata la libertà di scelta della donna nella decisione se proseguire o meno nella azione penale, e la collocazione della norma nel decreto ‘Sicurezza’, insieme quindi a interventi repressivi sulle manifestazioni dei cantieri No Tav, i furti di rame e altre materie eterogenee.

Da qui è scaturita la mozione di alcune partecipanti al seminario che hanno inteso scindere le proprie responsabilità affermando che quelle norme: ‘non in mio nome’, quindi, disconoscendo la rappresentanza dei e delle parlamentari.

Da qui è scaturita la discussione sul tema sempre tormentato dell’opportunità di entrare nelle istituzioni dove si decide, oppure restarne fuori; e ciò sia perché si rischia l’omologazione ai metodi scelti dagli uomini, sia perché comunque non si incide.

Efficacia, ecco una parola sulla quale si sono appuntate molte argomentazioni delle femministe. Come incidere per modificare le prassi di vita, i comportamenti e le relazioni tra uomini e donne e tra donne. In sostanza ciò che la politica oggi, in crisi su ogni fronte, non ha capacità di fare. La ricetta da privilegiare ha al centro la cura di sé, il partire da sé. Dall’attenzione al proprio corpo, alla propria educazione, alle scelte consapevoli delle relazioni, si deve passare ed allargare la attenzione al mondo che ci circonda, alle piccole cose di ogni giorno, quelle che fanno migliore o peggiore la vita. Numerosi gli esempi di pratiche favorite dall’ambientalismo e dall’ecologia. La cura e conservazione dei semi autoctoni in India, per aiutare le cooperative contadine contro le multinazionali delle sementi geneticamente modificate. La raccolta differenziata, la lotta all’abusivismo edilizio, riparare il territorio dal dissesto idrogeologico, agricoltura a km.zero, sono pratiche di cura del mondo e della qualità della vita che hanno favorito l’incontro tra donne e sviluppato i rapporti che hanno portato a Paestum.

La presenza di molti gruppi ed associazioni di modeste dimensioni ha fatto pensare alla potenziale efficacia di una ‘rete’, una ‘unione’ che dia forza allo scambio delle idee femministe. Ma le argomentazioni più convincenti sono state rivolte ancora al partire da sé, alla cura delle relazioni con persone che sono scelte per sviluppare un comune sentire e influenzare un processo culturale che sedimenta mattone su mattone.

Ed ancora si è puntato sulla pratica di fare qualcosa di visibile come rendere fruibili  gli spazi pubblici, di promuovere e diffondere il concetto di beni comuni che travalica quello di beni pubblici vendibili ad libitum.

Insomma promuovere un modo nuovo di guardare il mondo intorno a noi rispetto al pensiero dominante.

Da qui sono state analizzate alcune parole ricorrenti per verificarne il reale significato come libertà – mercato – sicurezza .

Si assiste infatti ad una vera manomissione delle parole perchè usate con superficialità o a sproposito. Soprattutto dai modesti rappresentanti che siedono o aspirano a ruoli nelle istituzioni. Si è così creato un quadro simbolico di riferimento del tutto distorto, capace di ooprimere chi non ha sufficiente attenzione critica.

Dalla lettura dei resoconti dei vari laboratori si può ben constatare che gli argomenti sono trattati con linguaggio corretto e che l’uso delle parole più impegnative è stato appropriato, pensato.

Durante i giorni del seminario si parlò e molto del dramma di Lampedusa. Erano presenti a Paestum alcune donne di Catania, in relazione forte con le lampedusane, mentre Fulvia Bandoli ha lamentato il fallimento della raccolta delle firme per il referendum sull’abolizione della Bossi-Fini,inviato tutte a trovare modi adeguati ad aiutare Giusi Nicolini la Sindaca di Lampedusa. Nel suo intervento in assemblea disse tra l’altro:” ..penso che il femminismo e le sue pratiche dovrebbero essere in grado di fare incursioni anche su terreni non immediatamento suoi perchè ritendo questa una esigenza pressante.” Infatti dopo la tragedia di lampedusa sono state molte a gridare contro la Bossi-Fini, ma non è stato trovato lo strumento per cambiarla con l’assurdo portato del reato di immigrazione.

Preme infine  inserire anche poche parole sull’urgenza con cui viene percepito, scambiato, vissuto, specie tra le più giovani, il tema della precarietà, e su come questo sia un terreno fecondo di incontro e scambio con le generazioni nate prima; le donne che erano adulte negli anni 70 hanno vissuto un altro genere di precarietà  che indubbiamente le fa vivere e analizzare in modo diverso l’attualità.

Se anche l’occasione di Paestum non ha prodotto un comunicato ad hoc, appena di ritorno dalla tre giorni, alcune donne hanno sentito la esigenza pressante di scrivere qualcosa che andasse oltre la solidarietà generica. A Livorno l’Associazione Evelina De Magistris lo ha fatto subito.-vedi http://www.evelinademagistris.it-

Il dopo Paestum è così iniziato con proposte di altri incontri perchè appunto erano rimasti in sospeso alcuni ”contrasti”.  Come dire che il conflitto è reale tra posizioni diverse che a Paestum non hanno trovato sintesi, e che peraltro provoca una vivace discussione che prosegue.

(Questo articolo è stato pubblicato sul settimanale «Ognisette»).

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