La mia banca è differente?

5 Apr

di Femminile Plurale

 

Sull’incontro “Donne che sostengono la libertà delle donne” tenutosi il 29 marzo presso la Casa delle donne di Milano

Premessa: Ogni volta che partecipiamo ad un incontro politico, noi di FP siamo abituate a farne un piccolo report. Ciò rappresenta per noi un modo importante per coinvolegere e per far conoscere a coloro che non hanno potuto partecipare ciò che si è detto, se e quali passi avanti si sono fatti. Il senso di questi report non è meramente ricostruttivo, ma partecipativo.

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4 Risposte to “La mia banca è differente?”

  1. sabina izzo 8 aprile 2014 a 08:48 #

    La rivoluzione non si fa in un giorno e, solo guardando alla mia vita, nemmeno in diversi decenni a quanto pare (e vorrei tanto sapere di quale rivoluzione si parla visto che ogni piccolo gruppo di rivoluzionar* ha la propria, perfetta rivoluzione).
    Vorrei nel frattempo anche un chiarimento: se si è femministe si deve essere anche anticapitaliste? E anche rivoluzionarie marxiste-leniniste? E se si fosse solo riformiste sarebbe compatibile con l’essere femministe o non sarebbe sufficiente?
    Quale patente bisogna avere, da quale altro santo ideologico bisogna farsi benedire, per avere il sacrosanto e semplice diritto di lottare per la propria libertà?
    Vorrei concretamente fare delle cose per le donne e per il loro movimento. Una pratica non esclude l’altra: chi vuole la società di mutuo soccorso può farla, chi vuole la banca etica può farla altrettanto. Può apparire sgarbato (e mi dispiace) ma a Roma si dice “diamoci una mossa”.

  2. Fiorella Cagnoni 5 aprile 2014 a 19:16 #

    non riesco a condividere lo scandalo per la terza proposta, che peraltro è la sola concreta. In sostanza è l’idea di una banca etica – che mi pare non scandalizzi alcuna – però di donne e per finanziare progetti di donne. Poi si può ragionare sui numeri, gli interessi, et caetera, ma l’idea è quella. Qualcuna mi spieghi meglio cos’è che lascia di stucco, c’è qualcosa che non capisco?

    • Laura (Femminile Plurale) 6 aprile 2014 a 10:09 #

      Cara Fiorella, io non parlerei di scandalo, anche perchè non c’è proprio nulla di cui essere scandalizzate, quanto piuttosto di seria perplessità rispetto a questa terza soluzione. Il pregio della “concretezza” della proposta bancaria non viene forse dal fatto che essa si iscrive dentro le logiche del sistema capitalista? La concretezza coincide con la conservazione dello status quo economico, finanziario, di disuguaglianze sociali, finanche di rapporti tra Nord e Sud del mondo… ecc. E’ questo che principalmente ci lascia di stucco: la mancanza di creatività politica, di capacità di creare qualcosa di controcorrente, di nuovo, di inaspettato. La “concretezza” è tale solo se si pensa che il movimento debba esprimere una proposta perfettamente organica al sistema capitalistico. Aggiungere l’aggettivo “etica” ad una banca, non la rende meno banca. Ciò che ci fa problema è che la soluzione prospettata è una soluzione prepotentemente lucrativa che si inserisce in un sistema economico che il femminismo ha contestato e, in parte, contesta tuttora. La critica che noi muoviamo a questa terza proposta non è sulla sua fattibilità, quanto sul piano politico. Rispetto alle sue implicazioni teoriche e politiche è una soluzione che ci piace? Per le ragioni che abbiamo esposto qui e nel report dobbiamo purtroppo rispondere di no.

      • Maria 7 aprile 2014 a 13:53 #

        A Femminileplurale.
        Io invece trovo che quando si parte in quarta per criticare qualcosa si debba anche essere un po’ coerenti. Prima dite che il problema è il fare una banca, lo ribadite e poi sostenete che il problema è la mancanza di creatività e di capacità di innovazione. Suvvia. Sostenere economicamente le donne in un sistema che funziona solo perché è impostato così com’è, come può prevedere una possibilità di uscita se non attraverso l’investimento di denaro? Poi si può discutere sul come e lo dice la Cagnoni, ma stare sempre lì col dito puntato a criticare le manchevolezze altrui – quando poi non si propone un bel niente – mi pare uno sport vecchio e piuttosto sgradevole. Alla faccia della creatività e dell’innovazione, per dire.

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